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AMBIENTE/ SOCIETÀ/

Tre giorni di soccorso dentro la montagna: la maxi-esercitazione tecnica del CNSAS nella grotta Su Bentu in Sardegna

Luca Longo

Per tre giorni, dal 5 al 7 dicembre 2025, la grotta Su Bentu — una delle cavità più imponenti e complesse della Sardegna — è diventata teatro di una delle esercitazioni interregionali più impegnative organizzate negli ultimi anni dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). Un intervento simulato, ma con tutte le difficoltà, gli imprevisti e la pressione operativa di un soccorso reale.

Nel cuore della Valle del Lanaitho, nel territorio di Oliena in provincia di Nuoro, 165 tecnici provenienti da undici regioni italiane si sono avvicendati senza pausa per 44 ore, mettendo alla prova procedure di soccorso, tecniche di trasporto, apparati di comunicazione e, soprattutto, la capacità di garantire un soccorso medicalizzato a grande profondità in ambiente ostile.

Un ferito a tre chilometri dalla superficie

Lo scenario prevedeva un incidente all’interno della Sala Giovanni Nonnis, ad oltre 3.000 metri dall’ingresso della grotta. Un figurante aveva simulato una caduta dall’alto, con traumi alla schiena e all’arto inferiore: una situazione complessa, tipica degli incidenti reali in ambiente ipogeo.

I tecnici sopraggiunti hanno immediatamente realizzato un campo avanzato ad alcune centinaia di metri dall’ingresso della grotta, dove è stato posizionato il Centro di Coordinamento Mobile (CCM) del CNSAS della Sardegna.

Da questo veicolo – dotato di collegamenti satellitari ed appositamente attrezzato come centrale operativa – la direzione operazioni ha potuto gestire l’intera esercitazione, dalla complessa logistica alle attività di recupero in grotta.

Nel frattempo, presso il Rifugio Picave – gestito dal Gruppo Grotte Nuorese ad alcuni km di distanza – è stato allestito un ampio campo base, in grado di ospitare materiali, mezzi, ed ospitare decine di tende per centinaia di tecnici e personale di supporto per l’intera durata delle operazioni.

Intanto, la squadra di primo intervento è entrata in grotta ed ha raggiunto il ferito dopo un lungo avvicinamento, iniziando immediatamente le manovre di valutazione e stabilizzazione. In queste operazioni, medici e infermieri del CNSAS — parte integrante delle otto squadre operative — hanno applicato protocolli di soccorso avanzato in un luogo impervio come questo vasto ambiente ipogeo. Qui si incontrano oscurità assoluta, umidità costante, meandri allagati, specchi d’acqua da attraversare su canotti, basse temperature, anguste strettoie, enormi sale, labirinti di roccia e continui ostacoli naturali che si frappongono alla progressione degli speleologi.

Portare la comunicazione in profondità: la dorsale in doppino

Una delle priorità iniziali era stabilire un collegamento affidabile tra il punto dell’incidente e l’esterno. Per farlo, una squadra ha steso un doppino telefonico per tutta la lunghezza della cavità, dal luogo dell’incidente simulato fino all’ingresso. Un’operazione delicata che ha richiesto ore di lavoro e una conoscenza approfondita della morfologia della grotta.

Il cavetto telefonico, steso lungo i meandri, costituiva la “spina dorsale” del sistema di comunicazione che avrebbe permesso di attivare i telefoni da grotta standard ma anche ERMES: la tecnologia proprietaria sviluppata e brevettata dalla Commissione Tecnica Speleologica (CTS) del CNSAS. ERMES si trova in due valigette stagne, una da trasportare in profondità e una che rimane all’esterno, collegate proprio dal doppino e in grado di portare Internet dentro alla grotta.

ERMES: Internet dentro la montagna

Durante le manovre, ERMES è stato uno dei protagonisti tecnologici dell’esercitazione. Grazie alla sua capacità di convogliare voce, video e dati anche a chilometri dall’esterno, ha permesso alla squadra sanitaria in profondità di trasmettere in tempo reale le immagini dell’infortunato e delle operazioni di soccorso, inviare i parametri vitali rilevati direttamente in grotta; effettuare videoconferenze con il Centro di Coordinamento Mobile; trasmettere in tempo reale le ecografie effettuate sul figurante fino ai medici al campo base e mantenere un contatto diretto audio-video con la Centrale Operativa del 118 di Sassari.

Di fatto, ERMES ha trasformato un ambiente normalmente isolato dal mondo in un luogo connesso, mettendo i sanitari in grotta nelle condizioni di lavorare con il supporto in diretta di specialisti all’esterno.

Un ambiente severo e una progressione complessa

Il trasporto della barella verso l’uscita è iniziato subito dopo la stabilizzazione dell’infortunato. Le otto squadre, composte ciascuna da 8-12 tecnici, si sono alternate per tutta la durata dell’operazione.

La morfologia della grotta Su Bentu ha richiesto l’installazione di numerose teleferiche e altri sistemi di recupero che hanno permesso di superare i numerosi tratti verticali, le sezioni allagate e gli ostacoli presenti lungo i meandri sub-orizzontali.

Il ferito è stato immobilizzato e protetto con presidi specifici per l’ambiente ipogeo, in grado di difenderlo da freddo, umidità e urti durante la movimentazione. La barella è stata configurata e riconfigurata più volte, adattandola al recupero in verticale o su teleferica in funzione dell’ostacolo da superare.

Ogni movimento della barella richiedeva una pianificazione dettagliata: tempi, squadre, materiali, punti di ancoraggio e di attacco, oltre a tecniche di allestimento ed uso dei sistemi di recupero su corda sviluppati appositamente per superare ciascuno dei numerosi ostacoli.

Le squadre di tecnici in azione si sono trovate a valutare ed a scegliere le tecniche migliori per il trasporto della barella in ogni singolo tratto di grotta. Scelte che, in un intervento reale, possono fare la differenza per il successo del recupero.

Tecnologia e addestramento: un’unica macchina operativa

All’esterno, il Centro di Coordinamento Mobile ha rappresentato il fulcro delle comunicazioni. Grazie al collegamento garantito da ERMES, gli operatori hanno potuto monitorare l’evoluzione dell’intervento, coordinare le squadre in grotta, le logistiche di trasporto dal campo base al campo avanzato e dialogare con la Centrale 118.

Ma il cuore dell’esercitazione è rimasto sul campo: nei volti dei tecnici che si alternavano nelle operazioni, nelle acque della sezione dei laghi, nei passaggi millimetrici fra un attrezzamento per la movimentazione della barella e il successivo, nelle carrucole che, lungo le corde, scandivano i metri di avanzamento.

Il supporto delle istituzioni e delle organizzazioni sul territorio

Mentre i tecnici erano impegnati nel trasporto della barella con l’infortunato lungo i traversi nella sezione dei laghi, al Centro di Coordinamento Mobile sono giunte diverse autorità per partecipare alla presentazione della diretta multimediale delle operazioni.

Fra questi, il Sindaco del Comune di Oliena, Sebastiano Congiu, i consiglieri regionali Salvatore Corrias, Emanuele Matta e Lara Serra. Per AREUS è intervenuta la project manager NUE 112 Michela Cualbu. Sono intervenuti anche il Presidente Regionale del CAI Pierfrancesco Boy, oltre a rappresentanti della Direzione Generale della Protezione Civile, dell’Agenzia Regionale Forestas, del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco, del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, dell’Associazione di Protezione Civile di Nuoro per la Vigilanza Anti Incendi Boschivi, della Federazione Speleologica Sarda, e numerose altre autorità locali.

Tutti gli ospiti hanno concordato che si è trattato di un’occasione importante per comprendere le reali necessità di un soccorso ipogeo e sottolineato l’importanza delle attività altamente specializzate dei tecnici del CNSAS nel soccorso medicalizzato agli infortunati in ambiente impervio ed ostile rinnovando il proprio impegno a sostenerli con opportune azioni legislative.

Per il CNSAS, erano presenti il Presidente del Servizio Regionale Sardegna, Davide Farci, il Vicepresidente nazionale CNSAS, Alessandro Molinu, il Responsabile nazionale del Soccorso Speleologico, Alberto Gabutti, il Delegato Speleologico della Sardegna, Daniele Nieddu ed il coordinatore della Commissione Tecnica Speleologica (CTS) Alan De Simone.

Le autorità hanno potuto così conoscere la mission del CNSAS e – in particolare – del servizio di soccorso speleologico, seguire le fasi della manovra e scoprire le nuove tecnologie con le quali i tecnici in intervento possono rimanere continuamente in contatto con il Centro di Coordinamento Mobile delle operazioni.

Alle 3 del mattino, la luce

Domenica 7 dicembre, alle ore 3, dopo 44 ore di lavoro, la squadra che traportava l’infortunato ha finalmente raggiunto l’esterno della grotta. L’esercitazione si è conclusa nella soddisfazione generale: la simulazione ha dimostrato la capacità del CNSAS di gestire interventi estremamente complessi, integrando competenze tecniche, capacità mediche e innovazioni tecnologiche.

Ha anche confermato il valore del metodo adottato dal Corpo: lavorare come un’unica grande squadra, indipendentemente dalla delegazione regionale di appartenenza, condividendo standard, procedure e linguaggi comuni.

Un bilancio che guarda al futuro

Su Bentu ha rappresentato più di un semplice test operativo. È stato un banco di prova in cui: tecnici, sanitari e specialisti in comunicazioni e nella logistica hanno operato come un sistema unico; ERMES ha confermato la maturità tecnologica necessaria per un suo impiego sempre più operativo ed il CNSAS ha dimostrato di poter affrontare scenari di soccorso in profondità con un approccio strutturato, affidabile e moderno.

Un successo tecnico e organizzativo

L’esercitazione – organizzata dall’VIII Zona di Soccorso Speleologico della Sardegna con il supporto della Commissione Tecnica Speleologica e della Commissione Medica – ha messo in evidenza la profonda collaborazione fra tecnici di regioni diverse, le capacità di coordinamento del CNSAS nella costante gestione di quasi 200 persone fra tecnici e personale di supporto in operazioni lunghe e complesse, le competenze specialistiche necessarie per intervenire in ambienti impervi; ma anche l’efficacia delle nuove tecnologie sviluppate dal CNSAS per migliorare sicurezza, comunicazione e capacità decisionale durante un soccorso ipogeo.

Un evento di importanza nazionale che rafforza la preparazione ed il coordinamento operativo del CNSAS e la sinergia con il Servizio Sanitario Regionale e con le Centrali Operative di Emergenza e Urgenza.

Luca Longo
SCRITTO DA Luca Longo

Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore e divulgatore scientifico.

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