
Quando si intervista un docente, più che opinioni, si ricevono spiegazioni. E tocca stare attenti alle domande “mal poste” per dirla con il Guzzanti di “Quelo”.
Dianora Bardi, professoressa di Lettere dal 1978, non lascia certo che si perdano i puntini sulle “i”: “Io ho sempre lavorato con le tecnologie” precisa ripercorrendo la sua storia professionale. L’ideatrice e referente del progetto “A scuola con l’iPad e gli ebookreaders”, nel direttivo dell’Associazione “Impara Digitale”, e oggi speaker dell’evento iSchool, al Palalottomatica di Roma, in effetti ha sempre tenuto d’occhio l’innovazione, ben prima di essere conosciuta per il suo progetto che ha portato i tablet nelle aule: “Il risultato è che ancora oggi studio e lavoro 18 ore al giorno!”
Meglio partire dall’inizio.
Come dicevo, non ho scoperto le tecnologie all’improvviso. Ho avuto la fortuna di incontrare il professore Degli Antoni e dal 1998 fare ricerca con lui in ambito universitario: un pazzo visionario! Mi ha formato, e poi sono andata avanti sola, fin quando non ho introdotto, per la prima volta in Italia, i tablet in una classe scolastica, nel Liceo Lussana di Bergamo.
Una sperimentazione che, si perdoni il gioco di parole, “fa scuola”.
In molti ci chiedono di venire a vedere come facciamo lezione, e in tre anni abbiamo ospitato persone ed enti provenienti da ogni dove. Noi abbiamo ingegnerizzato un metodo didattico chiaro, mirato a capire come si modifica l’apprendimento dei ragazzi con le nuove tecnologie, che sono solo strumenti. Si ragiona in base a competenze europee, si lavora sulla nuvola, tutti in rete. Non serve nemmeno essere tutti fisicamente nella stessa aula. Posso tranquillamente chiamare un ragazzo che è a casa e mi risponde in pigiama.
E vabeh, ma così disincentiva il gusto di marinare la scuola.
Ma io nemmeno interrogo in modo tradizionale! Poi che c’entra, la chiamata su Skype da casa è opzionale (ride, nda). Il metodo è accattivante, non fa venir voglia di saltare le lezioni… e poi abbiamo il registro elettronico da 6 anni: appena manca uno studente, il genitore riceve un sms.
Un incubo.
Siamo il Grande Fratello! Scherzi a parte, abbiamo raddoppiato il numero degli iscritti.
Anche perché mi pare che il “controllo di garanzia” lo possano fare anche i ragazzi.
Registrano tutte le nostre lezioni che vogliono sui tablet.
Mica poco. Cos’altro c’è di “non tradizionale” nel vostro metodo?
I ragazzi creano degli ebook, leggono e scrivono molto di più (cosa della quale, le assicuro, si lamentano) durante le lezioni, con il divieto di copia-incollare. Piuttosto si lavora sulla selezione delle fonti, il rispetto dei copyright e tutto quello che concerne la cittadinanza digitale. E spesso sono loro che insegnano a noi.
E infatti lei fa molta formazione ai docenti.
Senza formazione dei docenti non si va da nessuna parte. Conoscere e usare le tecnologie, rispetto a usarle per modificare il metodo didattico, è tutta un’altra musica.
E le case editrici? Saranno entusiaste del suo metodo anti libri di testo…
Gli editori si stanno avvicinando, anche perché hanno capito che io distinguo tra autore e libro: credo solo che il testo unico sia “monoindirizzante”. Nella mia aula ce ne sono tanti, da consultare, per le ricerche. Con alcuni editori collaboriamo, siamo un rifermento per le novità nel mondo dell’educational, così come lo siamo per le case produttrici di hardware, che ci mandano da testare i prodotti (e poi li restituiamo, eh!).
Le nuove tecnologie hanno aiutato le donne?
Beh io parto dall’esperienza del mondo della scuola, che è prevalentemente delle donne che, per inciso, sono anche le più aperte alle novità tra i collghi, da quello che ho potuto constatare. Per il resto, credo che da noi vengano usate per trovare un aiuto pratico nella quotidianità.
Per restare in tema Istruzione: come fanno le scuole a dotarsi di nuove tecnologie, quando spesso negli istituti mancano i soldi persino per le spese di base?
In Lombardia sono stati messi a disposizione12 milioni di euro per le scuole digitali.
Non tutta l’Italia è Lombardia, però.
Il Ministro Profumo è molto attento al tema. Molte regioni sono coinvolte nel progetto della scuola digitale.
















