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Il modo in cui lo sviluppo digitale viene indirizzato determina l’impatto che questo può avere sui territori, sull’ambiente, sulla società. Per questo “digitalizzare” non è sufficiente: serve una chiara visione alla base, che rifletta dei principi di sostenibilità. Questo vale, in modo particolare, per la trasformazione digitale del settore pubblico, lì dove lo sviluppo dei servizi deve oggi necessariamente mettere al centro la sostenibilità e le esigenze, attuali e future, dei cittadini. E per aiutare la PA nel raggiungere questo obiettivo, le società in-house possono svolgere un ruolo da protagoniste.

Ne abbiamo parlato in questa intervista con Davide Conte, Presidente di Lepida e nuovo membro del Comitato di Indirizzo della Fondazione per la Sostenibilità Digitale: dopo la laurea in Economia a Ca’ Foscari, si è specializzato in attività di studio, ricerca e consulenza per Pubblica Amministrazione, imprese cooperative e società pubbliche, occupandosi in particolare di bilanci pubblici e politiche culturali e sociali. È stato Assessore al Comune di Bologna dal 2015 al 2021 con deleghe a cultura e finanze, e dal giugno 2025 ricopre il ruolo di Presidente del CdA di Lepida.

La tecnologia come spazio di opportunità e diritti

Come società controllata dalla Regione Emilia-Romagna e principale strumento operativo per l’attuazione del Piano Regionale ICT, Lepida ha non solo una naturale attenzione agli aspetti relativi alla trasformazione digitale, ma anche ai riflessi che questa trasformazione ha sulle tematiche di sostenibilità. “Per spiegare il ruolo di Lepida rispetto allo sviluppo sostenibile è importante definire cosa si intende per sviluppo sostenibile”, ha spiegato Davide Conte. “Il riferimento immediato è all’articolo 9 riformato nel 2022 che include la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali, anche nell’interesse delle future generazioni. Questo passaggio definisce e sancisce lo sviluppo sostenibile a livello costituzionale. Questo principio si traduce per noi in azioni molto concrete: progettare reti, datacenter e piattaforme digitali che siano efficienti dal punto di vista energetico, resilienti e accessibili, ma anche lavorare per ridurre il digital divide e garantire inclusione ma soprattutto creare infrastrutture abilitanti il futuro. 

L’obiettivo per Lepida non è quello di usare la tecnologia per aumentare il consumo, ma la tecnologia come spazio di opportunità e diritti. Il bilancio di sostenibilità è lo strumento attraverso cui rendiamo trasparente questo impegno ai nostri Enti Pubblici Soci e stakeholder: non è solo un documento di rendicontazione ma di riflessioni sul nostro contributo a costruire il futuro della nostra regione”.

Verso un digitale sostenibile

Il digitale, quindi, può impattare profondamente sulle dinamiche del territorio e della società, ma i suoi effetti dipendono molto dalla direzione che viene impressa al suo sviluppo. “Quando un cittadino accede ai servizi privati cede più dati di quelli a cui accede e il delta tra queste due dimensioni è il delta speculativo che genera profitto. Quando un cittadino accede ai servizi pubblici, ad esempio il Fascicolo Sanitario Elettronico, accede a più dati di quelli che cede, e questo è il delta democratico, la ragione d’essere di Lepida società pubblica in ambito tecnologico. Questo delta lo possiamo anche chiamare sostenibilità digitale, e significa utilizzare il digitale come leva per uno sviluppo sostenibile complessivo”.

Insomma, come spiegato da Davide Conte, non si tratta semplicemente di rendere più green l’ICT, ma di sfruttare il digitale per migliorare l’efficienza dei servizi pubblici, ridurre gli sprechi e aumentare l’accessibilità. “Pensiamo, ad esempio, alla digitalizzazione dei processi amministrativi, che consente di ridurre consumi e inefficienze, oppure alla diffusione di modelli di lavoro flessibili che diminuiscono gli spostamenti. In generale, il digitale può incidere profondamente sulla qualità della vita dei cittadini e sulla competitività dei territori. Per questo motivo è un tema centrale: oggi il digitale è un’infrastruttura critica e, a seconda di come viene progettato e utilizzato, può amplificare le disuguaglianze oppure contribuire in modo decisivo alla transizione ecologica e sociale”.

In-House e sostenibilità digitale: una “guida” in 10 punti

Le società in-house, per loro caratteristiche, possono rappresentare degli abilitatori essenziali per la sostenibilità digitale della PA. Ed è proprio per approfondire e stimolare la presa di questo ruolo cruciale, che la Fondazione per la Sostenibilità Digitale ha creato un gruppo di lavoro dedicato, che vede proprio Lepida tra le società partner. “La partecipazione alla Fondazione e al gruppo di lavoro dedicato alle in-house rappresenta per noi un’occasione di confronto molto importante”, ha sottolineato Davide Conte. “Le società in-house hanno una posizione particolare perché operano al confine tra indirizzo strategico e realizzazione concreta. Questo le rende un ponte naturale tra le politiche pubbliche e la loro attuazione. Nel campo della sostenibilità digitale, questo ruolo si traduce nella capacità di integrare criteri di sostenibilità già nella progettazione dei servizi, di gestire infrastrutture in modo efficiente e, soprattutto, di accompagnare le Pubbliche Amministrazioni in un percorso di crescita culturale oltre che tecnologica. In questo senso, le in-house possono trasformare principi e linee guida in soluzioni operative, scalabili e misurabili, con un impatto diretto sui territori”.

È proprio partendo da questa visione che il gruppo di lavoro ha realizzato il “Decalogo delle In-House per la sostenibilità digitale”: un documento in 10 punti che, come evidenziato da Davide Conte, può essere importante nell’indirizzare e rafforzare questo ruolo strategico delle in-house. “Il Decalogo è particolarmente rilevante perché riesce a rendere concreto un tema complesso come quello della sostenibilità digitale. Spesso questi concetti rischiano di rimanere astratti, mentre strumenti come questo aiutano a tradurli in azioni quotidiane. Il Decalogo aiuta anche a fare gioco di squadra tra le varie società in-house perché crea un linguaggio comune e una condivisione di obiettivi di cui abbiamo un gran bisogno nel confronto quotidiano che abbiamo con i grandi player di mercato.

Allo stesso tempo, il Decalogo offre indicazioni operative che possono essere integrate nei processi aziendali e contribuisce a rendere la sostenibilità sempre più misurabile. In prospettiva, può diventare una guida concreta per rafforzare il ruolo delle in-house come protagoniste della trasformazione digitale sostenibile della Pubblica Amministrazione, contribuendo in modo tangibile agli obiettivi nazionali ed europei”.

Lorenzo Maria Papale
SCRITTO DA Lorenzo Maria Papale

Dottore in Comunicazione e Marketing, impegnato nella ricerca come Staff della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. Redazione di TechEconomy20230.

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