ImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImage
Luca Longo

Quando scienza e religione si scontrano, e l’odor di santità si mischia al puzzo di zolfo

Nel corso dei decenni, Padre Pio è diventato uno dei simboli più emblematici della religiosità popolare, amato da milioni di fedeli in tutto il mondo. La sua figura è stata spesso rappresentata come quella di un uomo di fede che ha dedicato la sua vita al servizio di Dio, compiendo miracoli e affrontando sacrifici straordinari. Tuttavia, dietro il mito di Padre Pio si celano anche dubbi, sospetti e controversie, che rendono arduo distinguere la realtà dalla leggenda. Mentre, durante la sua vita, molti lo considerano già un santo, altri lo vedono come un abile manipolatore, un “imbonitore di folle” capace di sfruttare la fede popolare a proprio vantaggio. Ma cosa c’è di vero nelle sue miracolose stimmate, nelle guarigioni attribuitegli e nel suo impatto sulla Chiesa? E come mai, nonostante i numerosi dubbi, Padre Pio ha mantenuto fra i fedeli un’aura di santità che perdura fino a oggi?

Padre Pio nasce a Pietrelcina nel 1887; fin da giovane, si distingue per la sua profonda spiritualità. La sua formazione all’interno dell’Ordine dei Cappuccini lo porta a condurre una vita di penitenza, preghiera e lavoro. La sua carriera religiosa prende una piega particolare quando cominciano a manifestarsi quelli che saranno considerati i segni della sua santità: le stimmate. Queste misteriose ferite, corrispondenti a quelle di Cristo sulla croce, catturano l’attenzione di milioni di fedeli e lo trasformano in un’icona di spiritualità. Ma non sono solo le stimmate a suscitare clamore: la sua abilità nel raccogliere fondi per l’ospedale di San Giovanni Rotondo, che diventerà un rinomato centro di assistenza – e anche un’importante fonte di guadagno – contribuisce a consolidare la sua fama, il suo prestigio e il suo potere.

La capacità di Padre Pio di influenzare i fedeli è notevole: in pochi anni riesce a creare attorno a sé una vasta comunità di devoti che percepiscono le sue parole come verità assolute. Tuttavia, non tutti accettano passivamente questa autorità. Alcuni iniziano a sollevare i primi dubbi sul suo operato, chiedendosi se dietro l’apparente umile bontà non si nasconda qualcosa di diverso. Non mancano le accuse di manipolazione della fede per scopi materiali. Ma, come si può anche solo immaginare che un’ombra di sospetto cali su un uomo così carismatico? La risposta forse si trova negli episodi più controversi della sua vita.

Le stimmate misteriose

Tutto comincia con la comparsa delle stimmate, avvenuta nella cella del convento cappuccino di San Giovanni Rotondo nell’autunno del 1918. La notizia di questo «dono inaudito» si diffonde rapidamente, provocando un afflusso massiccio di fedeli al convento. La temperie culturale di quel periodo storico – immediatamente successivo alla catastrofe della Grande Guerra – è ben descritta da Sergio Luzzatto, docente di Storia Moderna all’Università di Torino. Le idee, i valori, le credenze popolari di quel momento «avevano un enorme bisogno di sacro», e Padre Pio «ricevette le stigmate quando la morte bussava a tutte le case di San Giovanni, del Gargano, della Puglia, dell’Italia, dell’Europa». A fronte dei problemi di ordine pubblico causati dal «fanatismo dei credenti» – che, secondo una relazione del 1919 del prefetto di Foggia, si affollavano intorno al frate tubercolotico raccogliendo persino i suoi sputi sanguinolenti – si aggiungeva un lungo e spesso drammatico confronto tra Vaticano e Padre Pio, destinato a durare fino agli anni Sessanta e a minacciare una vera e propria faida all’interno della Chiesa.

Le stimmate di Padre Pio diventano il fulcro del suo mito: ferite sulle mani, sui piedi e sul fianco interpretate dai suoi devoti come segni tangibili ed incontrovertibili della sua santità. Tuttavia, fin dall’inizio, la loro autenticità viene messa in dubbio. Le autorità ecclesiastiche, pur inizialmente favorevoli, richiedono ripetutamente esami medici per accertarne la natura, ma Padre Pio si rifiuta categoricamente di sottoporsi a qualsiasi tipo di analisi. Questo rifiuto alimenta i sospetti che le stimmate non siano segni divini, ma fenomeni indotti o addirittura costruiti per accrescere il suo potere di attrazione sui fedeli.

La questione si complica ulteriormente quando si scopre che le stimmate scompaiono misteriosamente subito dopo la morte del frate, avvenuta nel 1968. Scompaiono tanto improvvisamente e miracolosamente, che il corpo viene esposto all’adorazione dei fedeli …coi guanti. In vita, nessun medico ha mai potuto esaminarle né verificarne l’autenticità. La scomparsa immediata e completa delle ferite, unita al rifiuto di ogni indagine nel corso di tutta la sua vita, solleva molte domande. 

Potrebbero essere state causate da un fenomeno mistico e spirituale al di là della comprensione umana, da un raro fenomeno fisico o biochimico, oppure da un inganno? Le domande restano senza risposta, mentre il silenzio della Chiesa e il fervore del culto popolare hanno mantenuto anche questa parte della sua vita avvolta nel mistero.

Nessun risultato giunge nemmeno dalle bende e fasce che vengono acquistate e conservate gelosamente dai fedeli come le reliquie più preziose. Quelle che è stato possibile esaminare mostravano sangue di gruppo sanguigno diverso, alcune non erano prodotte da sangue umano, ed alcune macchie non contenevano nemmeno sangue. Ma si sarà certamente trattato di qualche furbetto che ha cercato di fare qualche soldo in più.

L’ospedale di San Giovanni Rotondo

Un altro nodo controverso riguarda la gestione dell’ospedale di San Giovanni Rotondo. Sebbene Padre Pio sia stato elogiato per la sua dedizione ai malati, restano numerosi dubbi sulle modalità con cui sono stati raccolti i fondi per costruire e mantenere la struttura. L’ospedale, centro nevralgico delle sue attività, è anche la chiave del suo potere materiale. I fondi, provenienti da devoti fedeli, servono a finanziare opere di carità ma contribuiscono anche alla costruzione di un vero e proprio impero economico, che consente al frate di estendere la sua influenza popolare.

Padre Pio dimostra una straordinaria capacità di imporre una sorta di “tassazione spirituale” sui suoi seguaci, raccogliendo ingenti somme di denaro anche grazie alle guarigioni miracolose attribuitegli. 

Emblematico il caso di un uomo che guarisce da un tumore alla gola quando invoca Padre Pio in punto di morte; addirittura, dopo aver ricevuto l’unzione degli infermi. Gli esami clinici confermano che il tumore è sparito completamente … ma nessun esame precedente certifica che prima questo ci fosse. Ma molti altri guariscono da mali incurabili, abbandonano vite dissolute o ritrovano la fede semplicemente dopo averlo invocato.

La Chiesa nota presto il flusso di denaro che attraversa l’ospedale e inizia a sorvegliare attentamente le attività del frate. Tuttavia, malgrado le voci sospette, Padre Pio continua indisturbato, protetto da alcuni alti prelati che riconoscono il suo potere religioso e politico.

Le indagini ufficiali del Vaticano

Ma. sulle questioni di fede, lasciamo che a parlare siano i professionisti. Diversi documenti e testimonianze giungono dal Vaticano, tra cui le tre relazioni con cui padre Agostino Gemelli stronca le attività del cappuccino. Gemelli, medico e psicologo specializzato in fenomeni mistici, viene inviato dal Sant’Uffizio per investigare sulla figura di Padre Pio. Dopo la prima visita, il 19 aprile 1920, Gemelli definisce la questione un inganno, scrivendo che Padre Pio ha «tutte le caratteristiche somatiche dell’isterico e dello psicopatico» e che le ferite sul suo corpo sono «fasulle, frutto di un’azione patologica morbosa». Secondo lui, «un ammalato si procura le lesioni da sé… si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti, tipico della patologia isterica». Caso chiuso. E invece no: la comunità di fedeli che si raccoglie attorno a Padre Pio aumenta, aumentano le manifestazioni mistiche ed anche i miracoli. Il Vaticano si vede costretto a rispedire Gemelli a San Giovanni Rotondo per ulteriori indagini.

Le sue relazioni successive, nel luglio 1920 e nel 1926, confermarono il giudizio: il frate mostra «le note caratteristiche di una deficienza mentale di grado notevole». La suggestione esercitata su di lui da padre Benedetto avrebbe creato uno stato morboso che include anche le stigmate. Padre Pio è dunque «vittima e causa della suggestione collettiva» intorno a lui. Per la Chiesa diventa sempre più difficile ignorare le valutazioni di Gemelli, una delle massime autorità del settore, che avrebbe poi fondato l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Le inchieste

Secondo molti studiosi, le stigmate sono un espediente ingegnoso con cui il frate cattura l’attenzione del mondo cattolico. Soprattutto dei fedeli più semplici, che sentono il bisogno di una guida spirituale – ma anche fortemente materiale – da seguire in un momento storico così tormentato e insicuro. Sergio Luzzatto solleverà numerosi dubbi sulla buona fede e sulle reali intenzioni di Padre Pio, soprattutto sull’uso che fece di queste ferite sanguinolente. In un intervento sul Corriere della Sera del 24 ottobre 2007, Luzzatto riassume come nel 1920 il cerchio della giustizia vaticana si sia stretto intorno a Padre Pio, dopo la lettera-perizia di Gemelli e dopo le testimonianze di due cristiani della diocesi pugliese. 

Il primo è il dottor Valentini Vista, proprietario di una farmacia a Foggia, in piazza Lanza. Riferisce al vescovo della sua città – monsignor Salvatore Bella – che, nella tarda estate del 1919, sua cugina Maria De Vito, «Giovane molto buona, brava e religiosa», si era recata in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo. La donna si trattiene per un mese, unendosi alla sempre nutrita comunità che segue ed adora il santo vivente. Il problema si presenta al suo rientro in città: «Quando ella tornò a Foggia mi portò i saluti di padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell’acido fenico puro dicendomi che serviva per padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell’acido fenico adoperato così puro potesse servire a padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani». 

In realtà, a Foggia, voci sul ritrovamento di acido fenico nella cella di padre Pio circolano già nella primavera di quel 1919, inducendo il professor Morrica a pubblicare sul Mattino di Napoli i propri dubbi di scienziato intorno alle presunte stigmate del cappuccino. 

Valentini Vista «trattandosi di Padre Pio», si convince che la richiesta abbia motivazioni innocenti, e consegna alla cugina la bottiglia con l’acido. Ma la sopita perplessità del farmacista si riaccende solo poche settimane dopo, quando il santo vivente consegna alla donna – di nuovo, sotto imposizione del silenzio – una seconda richiesta: quattro grammi di veratrina. Stavolta si tratta di un alcaloide, estratto da una pianta messicana, che produce irritazione ai nervi sensitivi e contrazioni della muscolatura striata involontaria, accompagnata da bruciature e vesciche se portata a contatto della pelle.

Il vescovo di Foggia, chiesta conferma scritta anche alla donna, inoltra al Sant’Uffizio le deposizioni di entrambi. Ma non è il solo a sentire puzza di bruciato: in quegli anni, diverse gerarchie ecclesiastiche locali si mostravano scettiche sulla fama di santità di padre Pio. Se il ministro della provincia cappuccina, padre Pietro da Ischitella, mette in guardia il ministro generale dal ‘fanatismo’ e dall’affarismo dei sangiovannesi, l’arcivescovo di Manfredonia, monsignor Pasquale Gagliardi, rappresenta come «totalmente fuori controllo la situazione della vita religiosa a San Giovanni Rotondo».

Da allora, le accuse di lucro – e pure di scandali sessuali – diventano parte integrante delle polemiche che si mescolano alle macchie sul saio di Padre Pio. Per quarant’anni, secondo Luzzatto, «il profumo celestiale intorno alla cella di Padre Pio riuscì puzzo di zolfo al naso di chi denunciava i risvolti economici o carnali della sua esperienza carismatica».

Odor di santità o puzzo di zolfo?

Abbiamo detto che, oltre alle stimmate, anche le guarigioni miracolose sono un elemento indispensabile del culto di Padre Pio. Molti devoti raccontano di miracoli inspiegabili ottenuti grazie alla sua intercessione, soprattutto guarigioni di malati terminali. Tuttavia, come per le stimmate, non è stata possibile la verifica scientifica di nessuno di questi. Le testimonianze, spesso soggettive, potrebbero essere ingigantite o inventate.

Ma su questo, lasciamo la parola ad Angelo Giuseppe Roncalli, che nel 1958 viene eletto Papa ed assume il nome di Giovanni XXIII.

In un articolo del 2007, Aldo Cazzullo, pubblica quattro foglietti tratti dal diario personale del Pontefice e datati 25 giugno 1960: «Stamane da mgr Parente, informazioni gravissime circa P.P. e quanto lo concerne a S. Giov. Rotondo. L’informatore aveva la faccia e il cuore distrutto’ … «Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di P.P. che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente» annota il Pontefice. «L’accaduto – cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona – fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti».

Dopo la morte di Giovanni XXIII, il successore, Paolo VI, ammorbidisce la posizione ufficiale. Pur riconoscendo il carisma di Padre Pio, né lui né i suoi successori al Seggio di Pietro hanno mai ufficialmente approvato tutte le guarigioni attribuitegli.

Secondo l’opinione di Piergiorgio Odifreddi «La Chiesa è giunta ad un compromesso con padre Pio solo con Paolo VI e grazie ad una transazione economica. Al Pontefice, infatti, fu riferito che padre Pio era diventato uno degli uomini più ricchi d’Italia, anche se tra l’altro come cappuccino non poteva avere il possesso di nulla. A quel punto Paolo VI ha avocato a sé l’enorme patrimonio che girava intorno a padre Pio in cambio di un assenso» cancellando le precedenti condanne e avviandolo verso un cammino di gloria, culminato con la proclamazione a Santo da parte di Giovanni Paolo II.

La storia di Padre Pio rimane quella di un uomo di grande carisma non solo spirituale ma anche materiale, che seppe sfruttare abilmente la fede popolare per costruire un potere immenso, vivendo però sotto la protezione di una Chiesa che preferì non indagare troppo a fondo. Le domande restano, le risposte sfuggono, e Padre Pio rimane una figura enigmatica, sospesa tra il santo e l’impostore. Decidete voi.

Luca Longo
SCRITTO DA Luca Longo

Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore e divulgatore scientifico.

©2025 Fondazione per la sostenibilità digitale

Tech Economy 2030 è una testata giornalistica registrata. Registrazione al tribunale di Roma nr. 147 del 20 Luglio 2021

Powered by DTILab  - Designed by Fattoria Creativa - Developed by EHT