Chi sono e cosa fanno il Digital Sustainability Manager e il Digital Sustainability Specialist
Il contesto: perché servono nuove figure professionali
La trasformazione digitale non è più una questione puramente tecnologica. Ogni scelta infrastrutturale, ogni progetto software, ogni migrazione al cloud produce effetti misurabili sull’ambiente, sulla società e sull’economia. Il consumo energetico dei data center, l’obsolescenza programmata dei dispositivi, l’accessibilità dei servizi digitali, la carbon footprint delle reti: sono tutti aspetti che un’organizzazione moderna non può più ignorare.
In questo scenario si inserisce la sostenibilità digitale, definita dalla prassi di riferimento UNI/PdR 147:2025, che considera il digitale in un duplice ruolo: da un lato come leva per il perseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (gli SDGs di Agenda2030), dall’altro come oggetto da governare secondo criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale. In parole semplici: il digitale può aiutare la sostenibilità, ma ha anche bisogno di essere reso sostenibile esso stesso.
Per gestire questa complessità servono professionisti specializzati. Ed è esattamente ciò che si propone la norma UNI 11621-10: un documento che definisce i profili di ruolo professionale ICT operanti nell’ambito della sostenibilità digitale, costruiti secondo la metodologia consolidata della serie UNI 11621 e basati sul framework europeo delle competenze e-CF (UNI EN 16234-1).
La norma, elaborata sotto la competenza di UNINFO e dell’organo tecnico UNI/CT 526, introduce due figure di riferimento: il Digital Sustainability Manager e il Digital Sustainability Specialist.
Sono profili di terza generazione, il che significa che non si limitano a elencare titoli di studio o anni di esperienza, ma descrivono in modo dettagliato compiti, risultati attesi, competenze e-CF, abilità, conoscenze e indicatori di performance (KPI). Una grammatica professionale precisa, pensata anche per supportare i processi di certificazione ai sensi della Legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate.
Il Digital Sustainability Manager: il governo strategico
Il Digital Sustainability Manager è la figura di riferimento per il governo strategico della sostenibilità digitale nelle organizzazioni. La sua missione, come recita il profilo normativo, è duplice: assicurare che la sostenibilità digitale diventi un elemento strutturale della strategia aziendale, e promuovere cultura, trasparenza e accountability ESG lungo l’intero ciclo di vita dei programmi digitali.
Non si tratta di una funzione accessoria o decorativa. Il Digital Sustainability Manager è chiamato a costruire e mantenere nel tempo un sistema di misurazione e valutazione della sostenibilità digitale: criteri, metriche, modelli di riferimento che rendano comparabili i dati nel tempo e tracciabili le evidenze. È la persona che risponde alla domanda: «Come stiamo andando?» — e si assicura che la risposta sia verificabile.
La sua azione si dispiega su tre piani. Sul piano strategico, propone e aggiorna indirizzi e priorità di sostenibilità digitale, assicurando coerenza con la roadmap di trasformazione digitale e con la governance ESG. Sul piano operativo, supervisiona i cicli di miglioramento continuo, identifica opportunità di ottimizzazione, definisce azioni correttive. Sul piano comunicativo, contribuisce alla rendicontazione — inclusa quella prevista dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) — garantendo qualità, tracciabilità e verificabilità delle informazioni.
La norma associa al Digital Sustainability Manager cinque competenze del framework europeo e-CF, tutte al Livello 4 (su una scala di cinque), che corrisponde nella classificazione EQF a un profilo con elevata autonomia e capacità di gestire situazioni complesse:
– A.1 – Allineamento Strategie dei Sistemi Informativi e di Business: capacità di interpretare i trend tecnologici, tradurli in implicazioni operative, costruire business case che integrino valore e sostenibilità.
– A.8 – Sviluppo Sostenibile: la competenza centrale, che comprende l’applicazione di standard e raccomandazioni di sostenibilità, il rispetto dei vincoli normativi (CSRD, AI Act, EU Taxonomy), l’analisi degli impatti sociali e finanziari dell’ICT.
– D.10 – Gestione dell’Informazione e della Conoscenza: elicitazione dei bisogni informativi degli stakeholder, coordinamento dei flussi di dati per misurazione e rendicontazione, knowledge sharing interno.
– E.5 – Miglioramento del Processo: monitoraggio degli impegni di sostenibilità, identificazione di inefficienze, proposta e verifica di azioni correttive.
– E.7 – Gestione del Cambiamento del Business: orchestrazione della comunicazione tra funzioni diverse (IT, business, ESG, controllo), facilitazione delle decisioni, selezione di soluzioni ICT in base a rischi, benefici e impatto.
Il profilo normativo descrive i risultati attesi secondo tre categorie: ciò di cui il Manager è responsabile finale (R), ciò che esegue direttamente (E) e ciò a cui contribuisce (C). Tra le responsabilità dirette figurano: la definizione e il mantenimento delle strategie di sostenibilità digitale, la formalizzazione e adozione del sistema di misurazione, la consolidazione e validazione della rendicontazione.
I sei KPI del profilo coprono tutto l’arco dell’azione manageriale: dal livello di integrazione strategica della sostenibilità digitale nell’organizzazione (KPI01), all’efficacia del miglioramento continuo (KPI02), dalla qualità del patrimonio informativo (KPI03) all’allineamento interfunzionale (KPI04), fino alla completezza della rendicontazione (KPI05) e all’evoluzione delle performance nel tempo rispetto alla baseline (KPI06).
Il Digital Sustainability Specialist: l’operatività sul campo
Se il Digital Sustainability Manager fissa la rotta, il Digital Sustainability Specialist la percorre. È la figura operativa che applica concretamente i criteri e i metodi di misurazione della sostenibilità digitale nei progetti e nei processi dell’organizzazione. Raccoglie i dati, struttura le evidenze, valuta l’aderenza delle iniziative digitali agli obiettivi ESG definiti, supporta la predisposizione delle informazioni per il bilancio di sostenibilità.
La sua missione normativa è sintetica ma precisa: assicurare che i criteri di misurazione siano conosciuti e applicati, supportare la valutazione della sostenibilità digitale progetto per progetto, contribuire alla rendicontazione. È una figura che lavora sul dato, sull’evidenza, sulla tracciabilità — e che sa muoversi tra la logica del project management e quella dell’audit di qualità.
Rispetto al Manager, lo Specialist opera con un focus più esecutivo e un perimetro di autonomia e responsabilità calibrato al livello 3 dell’e-CF per la maggior parte delle competenze. Non è però una figura subordinata: presidia in autonomia i processi di raccolta e controllo qualità dei dati, è responsabile della produzione dei rapporti di sostenibilità per i singoli progetti, e svolge — o supporta — attività di audit e verifica della conformità.
Il profilo dello Specialist combina cinque aree di competenza e-CF, con livelli che riflettono un orientamento più operativo rispetto al Manager:
– A.8 – Sviluppo Sostenibile (Livello 4): stessa competenza core del Manager, applicata però in chiave esecutiva: tradurre principi in criteri operativi, applicare le norme tecniche pertinenti, analizzare gli impatti sociali e finanziari delle scelte ICT.
– D.10 – Gestione dell’Informazione e della Conoscenza (Livello 3): raccolta e strutturazione delle esigenze informative degli stakeholder, coordinamento dei flussi di dati per misurazione e reporting.
– E.2 – Gestione del Progetto e del Portfolio (Livello 3): competenza distintiva rispetto al Manager, che riflette il posizionamento dello Specialist nel ciclo di vita dei progetti; include l’identificazione dei rischi di sostenibilità, la pianificazione delle fasi di valutazione, il monitoraggio degli indicatori per ogni fase del progetto.
– E.5 – Miglioramento dei Processi (Livello 3): monitoraggio degli impegni, proposta di modifiche migliorative, analisi delle fasi di processo per identificare punti di forza e debolezza rispetto alla sostenibilità digitale.
– E.6 – Gestione della Qualità ICT (Livello 3): competenza esclusiva dello Specialist nel confronto tra i due profili; comprende la capacità di eseguire audit di qualità — definire obiettivi, criteri, metodi di verifica, redigere rapporti, proporre azioni correttive — applicati alla conformità con i requisiti di sostenibilità digitale.
Lo Specialist è responsabile finale dell’applicazione del sistema di misurazione (R01) e dell’elaborazione dei rapporti di sostenibilità per progetti e processi (R02). Esegue direttamente la raccolta e il consolidamento dei dati (E01), la predisposizione delle evidenze documentali per audit e reporting (E02), e le iniziative di formazione e sensibilizzazione interna (E03).
I tre KPI del profilo — più sintetici rispetto ai sei del Manager — misurano: la percentuale di progetti valutati secondo criteri di sostenibilità digitale (KPI01), la percentuale di evidenze documentali complete e tracciabili (KPI02), il numero di azioni correttive identificate a seguito delle valutazioni (KPI03). Indicatori concreti, quantificabili, adatti a un presidio operativo di qualità.
Due profili, un sistema: complementarità e correlazioni
Il valore della norma UNI 11621-10 non sta solo nella definizione dei singoli profili, ma nella loro complementarità sistemica. Il Digital Sustainability Manager e il Digital Sustainability Specialist non sono figure alternative o gerarchicamente sovrapposte: sono i due poli di un sistema professionale che copre l’intera catena della sostenibilità digitale, dalla strategia all’esecuzione, dalla governance alla verifica.
Il Manager definisce il cosa e il perché — le priorità, i modelli, gli indirizzi strategici. Lo Specialist si occupa del come e del quanto — l’applicazione operativa, la raccolta dei dati, la verifica sul campo. Il primo risponde agli stakeholder apicali (CdA, direzione, funzioni ESG); il secondo lavora a stretto contatto con i project manager, i team di sviluppo, i responsabili di processo.
Questa logica di coppia è confermata anche dalla correlazione con i profili di seconda generazione della UNI 11621-2 (riportata nell’Appendice C della norma): il Digital Sustainability Manager si correla al profilo Digital Transformation Leader, mentre il Digital Sustainability Specialist si correla al profilo Data Specialist. Un posizionamento che rivela con chiarezza le diverse vocazioni: leadership strategica e trasformazione organizzativa da un lato, presidio del dato e della qualità informativa dall’altro.
Una lettura sistemica delle competenze e dei profili di riferimento aiuta anche a capire come queste due figure professionali possono emergere e dove possono trovare collocazione in una organizzazione complessa, o a essere integrate nei ruoli esistenti in organizzazioni più semplici.
Il Digital Sustainability Manager deve conoscere le strategie di trasformazione digitale e l’impatto delle tecnologie sul business aziendale, quindi ha uno stretto rapporto funzionale con il CIO e lo affianca nel guidare i processi di digitalizzazione verso la sostenibilità. In una amministrazione pubblica presidia una delle funzione affidate al Responsabile della Transizione Digitale e completa il quadro delle competenze del suo ufficio.
Il Digital Sustainability Specialist potrebbe essere un esperto di sviluppo sostenibile focalizzato sulla trasformazione digitale, o un esperto nella gestione della conoscenza o nella gestione dei progetti che si specializza sui temi della sostenibilità, oppure un esperto di processi e sviluppo ICT che integra negli standard di qualità e miglioramento gli indicatori della sostenibilità.
La tabella e-competence framework schematizza questi collegamenti che possono essere letti anche come percorsi professionali ed essere una guida per individuare tra le figure professionali esistenti quelle più adatte a presidiare le strategie e il controllo della sostenibilità digitale.

Perché questa norma conta
La UNI 11621-10 è molto più di un documento tecnico. Rappresenta un tassello cruciale nell’architettura normativa della sostenibilità digitale italiana ed europea, che si sta rapidamente articolando: la UNI/PdR 147:2025 fornisce il quadro di riferimento per misurare la sostenibilità digitale delle organizzazioni; la UNI 11621-10 definisce chi deve farlo e con quali competenze.
Questo sistema ha implicazioni concrete per almeno tre categorie di soggetti. Per le organizzazioni — pubbliche e private — offre una base per definire ruoli e responsabilità nell’ambito della sostenibilità digitale, e un riferimento per la selezione e valutazione del personale. Per i professionisti, apre un percorso di riconoscimento e certificazione delle competenze, spendibile in un mercato del lavoro in rapida evoluzione sotto la spinta della CSRD, dell’AI Act e della EU Taxonomy. Per gli enti di formazione e certificazione, fornisce i requisiti su cui costruire programmi didattici e schemi di valutazione coerenti con gli standard europei.
La sostenibilità digitale non è più un tema di nicchia. Sta diventando un requisito regolatorio, un elemento di competitività e una dimensione ineludibile della governance aziendale. Avere professionisti formati e certificati per gestirla non è un lusso: è una necessità. La norma UNI 11621-10 fornisce gli strumenti per riconoscerli.
Qui trovate la norma e un suo estratto https://store.uni.com/uni-11621-10-2026
















