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Luca Longo

Da Paracelso all’energia nucleare: l’incredibile storia della trasmutazione degli elementi. E perché è importante seguire il metodo scientifico allontanando i ciarlatani dal nostro percorso verso la sostenibilità

Siamo in pieno Medioevo, seduto nel suo laboratorio mentre osserva un crogiuolo in cui gorgoglia un liquido verde e puzzolente troviamo uno scienziato. Per la precisione, un alchimista: l’antenato dei moderni chimici. Ha passato la vita a cercare di trovare un modo per trasformare il piombo in oro. Perché? Perché è un alchimista, e perché, a differenza di noi, non può contare su secoli di ricerca chimica, nel metodo scientifico e in tutti i gadget di cui disponiamo oggi nei nostri laboratori superattrezzati. Come ogni alchimista che si rispetti, il suo obiettivo finale è la trasmutazione dei metalli e l’invenzione della pietra filosofale, la leggendaria sostanza capace di trasformare qualunque metallo in oro. Ma, forse, l’obiettivo principale è non farsi prendere per matto dai vicini di casa. Per secoli, questa ricerca ha affascinato menti brillanti e disperate allo stesso tempo, in un mix di scienza, misticismo e… un pizzico di follia.

Alchimia: tra magia e scienza

Si conoscono ricette per processi alchemici risalenti all’antico Egitto, ma questa disciplina trova la sua massima espressione nel Medioevo europeo.

Gli alchimisti mescolavano i primi elementi di scienza con l’antico misticismo in un cocktail esplosivo di esperimenti e filosofia occulta.

La loro ricerca della pietra filosofale era tanto un viaggio spirituale quanto una rudimentale impresa scientifica. Alcuni alchimisti credevano che la trasformazione dei metalli fosse solo una metafora della trasformazione dell’anima: un percorso verso la purificazione e l’illuminazione. Ma l’aspetto più concreto dell’alchimia, almeno per molti, era il sogno di trasformare il piombo in oro.

Ma perché proprio il piombo? Forse perché ha una densità e una malleabilità che si avvicinano a quella dell’oro. O forse perché – a differenza dell’oro – è facilmente attaccabile da diverse sostanze chimiche. Certamente perché, grigio, opaco (e pure velenoso) rappresenta il metallo cattivo per eccellenza.

E perché l’oro? Questa domanda è ancora più facile: l’oro non era solo brillante e inalterabile, ma rappresentava (molto più concretamente) ricchezza, potere e la possibilità di sfuggire a una vita di povertà e anonimato. Dopotutto, non è più facile diventare ricchi se puoi letteralmente creare oro a volontà? Tuttavia, la trasmutazione non era solo un mezzo per arricchirsi. Per molti, rappresentava il potere ultimo sulla natura, una comprensione così profonda dei segreti dell’universo da poter riscrivere le regole stesse della materia: era un simbolo della perfezione spirituale e della trasformazione interiore. E rappresentava anche il libero accesso alle corti – ed ai forzieri – di re, papi e imperatori.

La pietra filosofale: realtà o fantasia?

L’idea della pietra filosofale ha affascinato gli alchimisti per secoli, ma cosa era realmente? Alcuni alchimisti la descrivevano come una polvere rossa, altri come un elisir liquido, altri ancora come una sostanza solida.

Qualunque fosse la sua forma, si diceva che avesse il potere non solo di trasformare i metalli vili in oro ma anche – effetto collaterale non trascurabile – di concedere l’immortalità.

Uno dei più celebri alchimisti che trafficò per tutta la sua vita con la creazione della pietra filosofale è Nicolas Flamel, un copista francese del XIV secolo, che secondo le leggende avrebbe scoperto il segreto della pietra dopo aver decifrato un misterioso manoscritto.

La sua improvvisa ricchezza e alcune generose donazioni alle chiese e agli ospedali di Parigi alimentarono le voci sulla sua presunta scoperta. Tuttavia, non esistono prove concrete che Flamel abbia mai trasmutato metalli in oro, semmai il sospetto che avesse abbindolato numerosi sempliciotti scambiando il loro denaro con pozioni miracolose. La sua leggenda, comunque, rimane avvolta nel mistero.

Ma, anche se non ci sono prove che la pietra filosofale sia mai stata trovata o creata, la sua ricerca ha ispirato innumerevoli esperimenti e ha stimolato lo sviluppo di tecniche e principi che avrebbero gettato le basi per la chimica moderna. E dite poco…

Paracelso e la medicina spagirica

Nel Rinascimento, l’alchimia comincia a evolversi, spostandosi dall’obiettivo di trasformare i metalli alla ricerca di cure per le malattie. Paracelso, un medico svizzero del XVI secolo, è uno dei principali sostenitori di questa nuova alchimia, che chiamò “medicina spagirica”.

Paracelso credeva che la malattia fosse causata da squilibri chimici nel corpo e che i metalli potessero essere usati per ripristinare l’equilibrio.

L’oro, ad esempio, era considerato un metallo che poteva dare vita e forza. Paracelso sviluppò diversi preparati chimici a base di metalli, molti dei quali considerati i precursori della moderna farmacologia.

Ma nonostante i suoi contributi alla medicina, Paracelso non riuscì mai a trasmutare i metalli in oro. Eppure, la sua convinzione che la chimica potesse essere usata per migliorare la salute umana gettò le basi per la medicina e la chimica moderna, che si distinse sempre più dall’alchimia tradizionale. E, anche questo, scusate se è poco.

Robert Boyle e la nascita della chimica moderna

Con l’Illuminismo, l’alchimia comincia a perdere terreno, cedendo il passo alla chimica vera e propria. Robert Boyle, un fisico e chimico anglo-irlandese del XVII secolo, è considerato uno dei padri fondatori della chimica. Boyle credeva che la scienza dovesse basarsi sull’osservazione e sull’esperimento, non sulla speculazione mistica. Egli introdusse il metodo scientifico nell’indagine chimica, insistendo sull’importanza di esperimenti ripetibili e di dati empirici. Il suo libro del 1661, “The Sceptical Chymist” (scritto proprio così), segna un punto di svolta nella storia della scienza, allontanandosi dalle pratiche alchemiche per abbracciare una metodologia più rigorosa e scientifica.

Anche Boyle, come molti scienziati del suo tempo, era affascinato dalla trasmutazione dei metalli. Tuttavia, mentre altri cercavano la pietra filosofale, Boyle cercava di capire la natura della materia.

Egli teorizzò che i metalli fossero composti da particelle più piccole e che la trasmutazione potesse essere possibile se si potessero alterare queste particelle.

In effetti, Boyle non era troppo lontano dalla verità: stava anticipando concetti che sarebbero stati sviluppati secoli dopo con la scoperta degli atomi e delle particelle subatomiche.

La scoperta della radioattività e l’inizio della trasmutazione nucleare

Passiamo rapidamente al XX secolo, dove avviene una vera rivoluzione: la scoperta della radioattività da parte di Henri Becquerel nel 1896 e il successivo lavoro di Marie Sklodowska e di suo marito Pierre Curie. L’idea che la materia potesse trasformarsi spontaneamente in un altro elemento attraverso il decadimento radioattivo gettò nuove fondamenta per la trasmutazione degli elementi. Ma il vero colpo di scena arriva con Ernest Rutherford, che nel 1919 riesce a trasmutare un elemento per la prima volta in laboratorio, bombardando l’azoto con particelle alfa per trasformarlo in ossigeno. Finalmente, il sogno degli alchimisti si realizza, ma in un modo che loro non avrebbero mai potuto immaginare.

La fissione nucleare: oro per davvero

Con l’avvento della fisica nucleare, la trasmutazione diventa una realtà scientifica. Nel 1938, Otto Hahn e Fritz Strassmann, insieme a Lise Meitner e Otto Frisch, scoprono la fissione nucleare: il processo mediante il quale il nucleo di un atomo più pesante del ferro – come l’uranio – si divide in nuclei più leggeri, rilasciando una grande quantità di energia. Questo processo è alla base delle bombe atomiche e, successivamente, delle centrali nucleari.

Ma c’è di più: nel 1980, i ricercatori della Lawrence Berkeley National Laboratory in California utilizzano un acceleratore di particelle per trasformare il bismuto in oro. Sì, avete letto bene: oro vero! Tuttavia, c’è un piccolo problema: il costo del processo supera di gran lunga il valore dell’oro prodotto. È un po’ come spendere 100.000 euro di bolletta della luce per costruire una cosa che ne vale 100: tecnicamente possibile, ma decisamente poco pratico.

La fusione nucleare: l’energia delle stelle

Se la fissione nucleare ci permette di spezzare gli atomi, la fusione nucleare offre la possibilità di unirli. Questo processo è ciò che alimenta le stelle, compreso il nostro Sole. Negli ultimi decenni, scienziati di tutto il mondo hanno cercato di replicare la fusione nucleare sulla Terra per produrre energia pulita e quasi illimitata. La fusione consiste nell’unire nuclei di elementi più leggeri del ferro – come l’idrogeno – per formare elementi più pesanti, liberando enormi quantità di energia nel processo.

Progetti internazionali come ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) stanno cercando di realizzare questa “pietra filosofale” moderna. Sebbene la fusione nucleare sia ancora nelle sue fasi sperimentali e richieda condizioni estreme (temperature di milioni di gradi Celsius), rappresenta una promessa concreta per il futuro dell’energia. E chissà, magari un giorno non troppo lontano, la fusione ci permetterà di creare oro in modo sostenibile e conveniente, proprio come sognavano gli alchimisti.

L’importanza della scienza rigorosa e dell’onestà nel progresso sostenibile

La storia della trasmutazione, dalla pietra filosofale alla fisica nucleare, ci insegna una lezione preziosa: il progresso scientifico richiede rigore, onestà e una mente aperta.

Mentre i sogni degli alchimisti erano basati più sulla fantasia e sull’avidità che sulla realtà, è stato il metodo scientifico rigoroso a portarci più vicino che mai a trasformare un elemento in un altro.

Nell’era della sostenibilità, è fondamentale che la ricerca scientifica sia condotta con integrità e trasparenza. La nostra ricerca di soluzioni innovative per affrontare il cambiamento climatico e le sfide energetiche globali dipende dalla fiducia che possiamo riporre nella scienza. Allontanare i ciarlatani e sostenere la ricerca basata su prove concrete è essenziale per garantire un futuro prospero e sostenibile per tutti. E chissà, forse un giorno riusciremo a trasformare la nostra sete di conoscenza in oro… o, almeno, in un pianeta più verde e vivibile per tutti.

Luca Longo
SCRITTO DA Luca Longo

Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore e divulgatore scientifico.

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