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Luca Longo

Anche i NoVax gli devono la vita

Torniamo indietro alla fine del XVIII secolo: l’aspettativa di vita non supera i quarant’anni, le morti per parto e la mortalità infantile sono elevatissime. Per chi ce la fa, le nuove – e più temute – minacce diventano le malattie infettive. Fra queste, il vaiolo è il principale flagello dell’umanità: una patologia devastante che uccide circa un terzo degli infettati e lascia i sopravvissuti sfigurati da cicatrici permanenti. In Europa, nel corso del Settecento, causa ogni anno centinaia di migliaia di morti ed è di gran lunga la prima causa di morte: è responsabile del 20% dei decessi per qualsiasi causa. Ma il vaiolo non è l’unica malattia infettiva che affligge la popolazione di quegli anni: la peste, la tubercolosi, diverse contaminazioni intestinali ed altre malattie infettive portano via per sempre altrettante persone sfuggite alle altre maledizioni.

I medici dell’epoca sono impotenti: quando compaiono le prime inconfondibili macchie sulla pelle, il paziente è segnato dal vaiolo. L’unica soluzione è quella di isolarlo completamente, cosa tutt’altro che facile, e bruciare tutto quello che possiede o che è stato a contatto col suo corpo. Di fronte alla certezza della morte dei propri pazienti, alcuni medici non si rassegnano e tentano il tutto per tutto, con cure improvvisate e spesso dettate solo dalla fantasia senza alcun supporto scientifico. Tanto, quei poveretti moriranno presto comunque.

I più audaci, messi da parte amuleti, polveri ed erbe magiche sistematicamente inefficaci, arrivano a sperimentare cosa succede se si taglia la carne del paziente moribondo e si inserisce nella ferita qualche crosta o un po’ di pus proveniente da un altro paziente affetto da una forma meno grave o in via di guarigione. Si cercano questi pazienti, con cicatrici e deformità enormi, ma pur sempre ancora vivi, si gratta via un po’ di materiale organico dalle loro pustole e lo si trasferisce nelle ferite provocate nei pazienti gravi. 

Spesso, il rimedio risulta peggiore del male, ma altre volte il paziente grave riesce a recuperare e a farla franca. Indagando su questa strana cura, gli studiosi scoprono che questo metodo era già stato descritto nel 1675 da Thomas Bartholin dell’Università di Copenaghen. Ma, a sua volta, era stato copiato dalla medicina popolare francese e gallese. Più tardi, si scoprirà che già nel X secolo, in Cina, si facevano annusare ai moribondi delle polveri ottenute dalle croste di malati in via di guarigione. In tutti i casi, si riesce così a strappare alla morte qualche paziente, che comunque rimane sfigurato per tutto il resto della sua vita.

È in questo contesto che si inserisce la figura di Edward Jenner, il medico inglese che con un’intuizione e un esperimento rimasto celebre aprirà la strada alla più grande rivoluzione della medicina: il vaccino.

L’intuizione della mucca infetta

Edward Jenner nasce nel 1749 a Berkeley, un piccolo villaggio della campagna inglese. Figlio di un pastore anglicano, mostra presto interesse per la natura e per la medicina. A 14 anni inizia il suo apprendistato come chirurgo e, dopo gli studi a Londra, torna nella natia campagna come medico di provincia. Proprio lì, tra contadini e allevatori, raccoglie le osservazioni che gli cambieranno la vita.

In quei giorni, tra i lattai circolava un detto popolare: “Una volta preso il vaiolo bovino, non si prende più il vaiolo umano”. Jenner, incuriosito, comincia ad indagare e nota che alcune mungitrici colpite da una forma benigna di vaiolo delle mucche – che provoca solo pustole sulle mani – sembrano poi immuni alla terribile malattia.

Jenner estende le sue osservazioni per vedere se è possibile trasformare quella credenza contadina, basata su aneddoti e chiacchiere popolari, in una seria, documentata e misurabile ipotesi scientifica.

Secondo una lettera scritta ad un amico, è proprio il 14 maggio 1796 il giorno in cui decide di mettere alla prova la sua intuizione: preleva del materiale purulento dalle lesioni di Sarah Nelmes, una mungitrice infettata da vaiolo bovino, e lo inocula nel braccio di James Phipps, un bambino di otto anni. Nella sua lettera specifica diligentemente che Sarah ha contratto il virus mungendo la mucca Blossom e che James è il figlio del giardiniere di casa Jenner. La situazione peggiora rapidamente: il piccolo contrae tutti i sintomi del vaiolo e viene quasi ucciso da una febbre sempre più alta. Ma, dopo qualche giorno, la febbre inaspettatamente comincia a diminuire e i sintomi sembrano diventare sempre meno devastanti. Dopo un altro paio di settimane è chiaro che il bimbo ce l’ha fatta. Qualche settimana dopo, Jenner prende coraggio e lo espone deliberatamente al vaiolo umano: James non si ammala. E’ nata la nuova cura, ancora senza nome. Jenner decide di chiamarla vaccinazione, dal termine latino vacca, che Jenner usa per ricordare l’origine bovina della sua scoperta.

Scienza e scetticismo

Il risultato è rivoluzionario, ma non viene accolto da tutti con entusiasmo. Jenner pubblica le sue ricerche nel 1798, documentando 23 casi di successo. Molti colleghi lo deridono, accusandolo di giocare con la vita dei pazienti. Alcuni pamphlet satirici lo raffiguravano mentre trasforma i bambini in vitelli. Ma il tempo gli darà ragione: la notizia rappresenta una scintilla di speranza e si propaga come un incendio in tutto il continente. Il metodo si diffonde rapidamente in Inghilterra e poi in tutta Europa, salvando decine di migliaia di vite.

Nel 1802, il Parlamento britannico arriva a riconoscere ufficialmente il valore della scoperta e concede a Jenner prima diecimila sterline e poi altre ventimila per poter continuare ed ampliare i suoi preziosi studi. Lui, tuttavia, preferisce tornare a Berkeley, dove continua a praticare la medicina rurale e a perfezionare la tecnica della vaccinazione. Muore nel 1823, all’età di 73 anni, ma resta nella Storia come il “padre dell’immunologia”.

Anche la mucca Blossom – che aveva inconsapevolmente donato il pus infetto – ottiene il suo posto nella Storia: la sua pelle è ora appesa al muro della biblioteca della Scuola di Medicina di St. George a Tooting, nei sobborghi di Londra. Un onore assolutamente inaspettato per una benefattrice dell’umanità… nata mucca.

Dopo Jenner: i vaccini conquistano il mondo

La scoperta di Jenner apre una nuova epoca. Nel corso dell’Ottocento, la vaccinazione contro il vaiolo si diffonde in tutto il pianeta, fino a diventare obbligatoria in molti Paesi. Nel 1979, l’Organizzazione Mondiale della Sanità dichiara il vaiolo ufficialmente eradicato dall’intero Pianeta: la prima – e finora unica – malattia umana sconfitta grazie a un vaccino. Se osservate l’avambraccio di persone nate prima degli anni ‘70, potrete trovare una strana cicatrice circolare: è il punto in cui, nei primi anni di vita, è stata loro iniettata la vaccinazione antivaiolosa. Possiamo considerare quella cicatrice come una medaglia al valore per aver combattuto in una guerra che ha vinto l’intera umanità.

La scintilla di speranza accesa da Jenner non si spegne più. A metà del XIX secolo, Louis Pasteur perfeziona il concetto di vaccinazione, estendendolo ad altre malattie. Scopre che i microrganismi indeboliti possono stimolare il sistema immunitario senza causare la malattia e sviluppa vaccini contro rabbia e antrace. Nel Novecento, Jonas Salk e Albert Sabin mettono a punto i vaccini antipoliomielite, che liberano milioni di bambini dal rischio di paralisi. Nel frattempo, vengono introdotti vaccini contro difterite, tetano, pertosse, morbillo, rosolia, epatite B.

Il principio alla base di tutti questi vaccini è più o meno sempre lo stesso: preparare il sistema immunitario ad affrontare il nemico prima che arrivi, metterlo a contatto con frammenti indeboliti o innocui del virus e permettergli di addestrare il proprio sistema immunitario. Quando arriva il virus vero, il sistema immunitario può riconoscere e scatenare immediatamente una difesa efficace prima che questo abbia avuto modo di indebolire l’organismo.

Le ricerche e i futuri sviluppi

Oggi la scienza dei vaccini è entrata in una nuova era. La biotecnologia ha permesso la nascita di vaccini a subunità proteica, a DNA, a RNA messaggero. Tecniche sofisticate permettono di comprendere il meccanismo molecolare e realizzare il bersaglio immunitario in laboratorio, con tempi molto più rapidi rispetto al passato.

Si lavora a vaccini contro HIV, malaria e tubercolosi, malattie che ancora oggi mietono milioni di vittime. Altri studi puntano a sviluppare vaccini terapeutici, capaci di stimolare il sistema immunitario contro tumori già presenti, come nel caso del melanoma. La sfida è enorme, ma la strada aperta da Jenner non si è mai interrotta.

La corsa al vaccino anti-Covid

Un esempio lampante arriva con la pandemia da SARS-CoV-2. Nel 2020, il mondo si trova improvvisamente in ginocchio davanti a un virus nuovo e altamente contagioso. Mai, nella storia dell’umanità, si era assistito a una corsa così frenetica allo sviluppo di un vaccino: centinaia di laboratori, decine di Paesi, miliardi di dollari investiti.

Già il 5 dicembre 2020 iniziano le vaccinazioni di massa con Sputnik-V. Sviluppato dal Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica N. F. Gamaleja, il vaccino viene distribuito in 71 nazioni.

In Occidente – solo pochi mesi dopo – ricevono l’autorizzazione di emergenza i primi vaccini a RNA messaggero di Pfizer-BioNTech e Moderna, seguiti da quelli a vettore virale come AstraZeneca e Johnson & Johnson. Una dimostrazione di quanto la scienza abbia fatto progressi dalla prima inoculazione di Jenner con un bisturi improvvisato e un po’ di pus bovino.

Vaccini e polemiche

Eppure, paradossalmente, proprio mentre la scienza raggiunge traguardi impensabili, esplode una polemica feroce. Teorie complottiste, diffidenza verso l’industria farmaceutica, paura degli effetti collaterali alimentato il movimento NoVax, che in molti Paesi occidentali riesce a condizionare il dibattito pubblico e persino le scelte politiche.

La memoria corta gioca brutti scherzi: senza la vaccinazione, milioni di persone oggi non sarebbero vive. I dati dell’OMS parlano chiaro: ogni anno, i vaccini salvano almeno 4-5 milioni di vite. Lo stesso movimento NoVax – spesso rumoroso e radicale – è in realtà un paradosso vivente: anche i suoi aderenti devono la vita, direttamente o indirettamente, a Edward Jenner e ai suoi successori.

Dal cortile di una fattoria inglese del Settecento ai laboratori di biotecnologia del XXI secolo, la storia dei vaccini è la storia della più grande vittoria dell’uomo contro la natura.

Jenner non avrebbe potuto immaginare l’impatto della sua intuizione, ma il suo esperimento con Blossom, Sarah Nelmes e James Phipps ha salvato miliardi di vite.

Oggi, ogni volta che un bambino riceve una dose di vaccino, ogni volta che una malattia infettiva viene tenuta a bada, si rinnova quel gesto antico. E questo ci ricorda che la vera libertà non è rifiutare la scienza, ma difendere il diritto universale a vivere senza paura di morire per un’infezione che possiamo prevenire.

Luca Longo
SCRITTO DA Luca Longo

Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore e divulgatore scientifico.

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