Enfatizzare l’importanza delle società in-house nella trasformazione digitale sostenibile della Pubblica Amministrazione, invitando queste realtà ad assumere un ruolo proattivo nella promozione della sostenibilità digitale: è con questo obiettivo che il Gruppo di Lavoro dedicato proprio a questo tema, costituito dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale, ha lavorato alla creazione del Decalogo delle In-House per la Sostenibilità Digitale.
Gruppo di Lavoro che, già composto da società in-house partner della Fondazione come ACI Informatica, Lepida, Informatica Alto Adige e Trentino Digitale, si è recentemente allargato con l’ingresso di Pasubio Tecnologia: la società in-house di informatica di proprietà di 38 Enti pubblici della provincia di Vicenza.
Di questa nuova collaborazione e dell’impegno che, ogni giorno, l’organizzazione mette in campo per una trasformazione digitale inclusiva e sostenibile, abbiamo parlato con Laura Locci: ingegnere civile, project manager con un executive master in business administration e dal 2016 Amministratore Unico di Pasubio Tecnologia.
In-house, un volano per la sostenibilità digitale
“Per noi, la sostenibilità digitale è la possibilità che la trasformazione digitale impatti positivamente sulla società, sulle persone e sull’ambiente”, ha spiegato Laura Locci.
“La trasformazione digitale deve quindi essere orientata, e crediamo che Governi, Enti e Imprese debbano dare il proprio contributo in questa direzione”.
È proprio in questo orientamento che organizzazioni come le in-house, per le caratteristiche che le contraddistinguono, possono fare un’enorme differenza. Rappresentando, di fatto, un vero e proprio volano per la sostenibilità digitale. “Le società in-house sono l’organizzazione tecnologica più vicina agli enti che erogano servizi ai cittadini, enti che spesso non hanno nemmeno le conoscenze di dominio per poter governare i processi di trasformazione digitale senza finire ostaggio del lock-in tecnologico.
Per loro natura, le in-house non si misurano in termini di performance economiche, ma nella capacità di impattare positivamente sul territorio in cui operano. La cittadinanza digitale oggi non è per tutti, ed è qui che si misura il digital divide. Per questo il corretto orientamento della trasformazione digitale deve assicurare una trasformazione digitale sostenibile ed equa per tutta la società”.
Una sfida quotidiana
Insomma, in un contesto in cui la Pubblica Amministrazione gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione digitale – e sostenibile – del Paese, le società in-house sono in grado di contribuire, con innovazione tecnologica e di processi, nel disegnare la visione di una PA realmente cittadino-centrica. Ed è questa, come sottolineato da Laura Locci, la sfida che Pasubio Tecnologia affronta nel proprio operato quotidiano. “Pasubio Tecnologia ha tra i suoi soci enti che vanno dal grande capoluogo di Provincia al piccolo comune di poche centinaia di abitanti, con evidenti differenze in termini di risorse e competenze. La sfida è che i cittadini di questi enti godano degli stessi diritti, che la trasformazione digitale migliori i servizi e l’organizzazione di questi Enti.
La sfida quotidiana è accompagnare tutti all’utilizzo di sistemi sicuri diffondendo una cultura digitale e una cultura digitale sostenibile.
La certificazione della parità di genere è per noi un manifesto anche verso i nostri soci: la trasformazione digitale deve essere giusta e inclusiva, non una gara a chi prima può vantare di avere un nuovo servizio digitale basato sull’intelligenza artificiale, come oggi spesso accade”.
Il Decalogo della Fondazione: uno strumento per la consapevolezza
Proprio per invitare tutte le società in-house ad assumere questo ruolo strategico, e dunque a rafforzare il proprio impegno nella trasformazione digitale sostenibile della PA, la Fondazione per la Sostenibilità Digitale ha costituito il proprio Decalogo: un documento, una “guida” importante per queste realtà nella costruzione di un futuro digitale che dia importanza al bene comune.
“Il Decalogo per noi è uno strumento potente, che racconteremo ai nostri soci nella prossima Assemblea. Racconta la nostra postura verso la PA e la società, e marca il netto distinguo di senso tra le in-house e il mercato”, ha raccontato ancora Laura Locci.
“Quotidianamente il nostro ruolo viene messo in discussione da soggetti interni ai nostri soci che vorrebbero misurarci rispetto al mercato solo sulla convenienza economica del singolo servizio, dimenticando il ruolo strategico anche sui servizi non esternalizzabili. In questo senso, siamo entusiasti del lavoro sulla prassi UNI/PdR 147:2025, uno strumento che speriamo diventi utile a dimostrare la congruità delle società in-house intesa come un modello organizzativo che tende non alla soluzione più economica, ma ad una soluzione economica condizionata dal rispetto degli obiettivi di sostenibilità digitale”.
















