Questo giovedì, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati e su iniziativa dell’On. Enzo Amich, la Fondazione per la Sostenibilità Digitale ha presentato il più recente dei suoi lavori: il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione, elaborato dal Gruppo di Lavoro “Sostenibilità nella Comunicazione e nell’Advertising Digitale”.
Il Manifesto, che integra i valori già espressi nel Manifesto della Sostenibilità Digitale, si propone come uno strumento di lavoro e di ispirazione, orientato alla co-creazione di soluzioni innovative che mettano al centro la persona, la qualità della relazione comunicativa e l’impatto sul contesto. Attraverso un approccio sistemico e partecipativo, il documento – composto da undici punti – promuove un modello di comunicazione digitale che contribuisca attivamente al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile di Agenda 2030, in un equilibrio dinamico tra innovazione, inclusione e responsabilità. “In un momento storico in cui la trasformazione digitale è sempre più pervasiva, emerge con urgenza il bisogno di riferimenti chiari e condivisi per guidare i professionisti della comunicazione verso scelte responsabili”, ha spiegato Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.
“Il Manifesto nasce per offrire spunti concreti per integrare i principi della sostenibilità nelle strategie comunicative, con uno sguardo che abbraccia le dimensioni tecnologica, etica, sociale e ambientale”.
La conferenza, che ha visto la partecipazione dei principali attori del mondo pubblico, privato e istituzionale che hanno contribuito alla realizzazione del Manifesto, è stata aperta proprio dalle parole dell’On. Enzo Amich, che ha evidenziato l’importanza di una simile iniziativa: “Come membro della Commissione IX (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni), vedo nel digitale non solo un motore di innovazione, ma una leva per costruire un domani più inclusivo e solidale. Questo Manifesto ci sfida a ripensare la comunicazione come un atto di responsabilità: un’architettura di parole e tecnologie che abbatta barriere, protegga il pianeta e amplifichi le voci di tutti. Un nuovo ‘umanesimo’, che sviluppi pienamente tutte le opportunità che ci offre la dimensione digitale. In un mondo interconnesso, la sostenibilità digitale non è un’opzione, ma una necessità per garantire equità e rispetto delle risorse”.
Il Manifesto come inizio di un percorso
In un contesto in cui la trasformazione digitale ha ridisegnato i linguaggi, i mezzi e le relazioni della comunicazione, interrogarsi sul suo impatto non è un’opzione, ma una vera e propria necessità. “Il gruppo di lavoro nasce in anticipo rispetto ai tempi. Credo che oggi la sostenibilità della comunicazione digitale, infatti, non sia un elemento prioritario nelle agende dei comunicatori”, ha spiegato Roberto Ferrari, Promotore del Gruppo di Lavoro. “Però, come nello stile della Fondazione, abbiamo cercato di non guardare solo all’urgenza del momento, ma al futuro. E se questi sono dei temi ancora un po’ sullo sfondo, diventeranno sempre più centrali. Quello che abbiamo previsto è un percorso molto concreto: il Manifesto che presentiamo oggi è solo il primo output, al quale seguirà lo sviluppo di una Prassi di Riferimento dedicata e l’organizzazione del primo evento nazionale, gli ‘Stati Generali della Sostenibilità Digitale della Comunicazione’, nel quale ragionare con il network di ulteriori progetti concreti”.
Il Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione propone una visione concreta e responsabile dell’evoluzione del comunicare, fondata sull’integrazione tra canali online e offline in un’ottica sistemica e sostenibile. La sostenibilità, in questo contesto, è al tempo stesso metodo e obiettivo, in quanto la comunicazione deve rispettare l’ambiente, ma può anche diventare veicolo di modelli culturali e comportamenti più attenti al benessere collettivo. “Siamo immersi in un ecosistema digitale, che è il luogo dove oramai si formano tutte le opinioni, si prendono le decisioni e in qualche modo si definisce il contesto in cui viviamo, e questa è un’enorme responsabilità”, ha sottolineato Daniela Leotta, Chief Strategy, Sustainability & Communication Officer di E.ON Italia. “Non possiamo più permetterci di guardare alle attività di comunicazione ex-post: dobbiamo misurarne l’efficacia non solo in termini di click o impression, ma anche sull’impatto ambientale. E, ovviamente, non si possono trascurare gli impatti sociali: la comunicazione deve essere consapevole, creare ponti, e questo non a caso è uno dei punti principali sottolineati dal Manifesto”.
E nel percorso per raggiungere questi obiettivi, fondamentale sarà anche il ruolo delle università: il cui contributo, nel Gruppo di Lavoro, è stato espresso da Alberto Marinelli, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma, che ha spiegato che “la Terza Missione dell’università è quella di lavorare con il contesto: favorire il dialogo, network stabili e continui nel tempo con chi opera nel territorio. La certezza che abbiamo maturato in questi anni di lavoro insieme è che la Fondazione sia uno dei luoghi più appropriati per portare avanti questa missione. Come si diceva prima, questo è un tema ancora non penetrato nella cultura aziendale. Lo scopo della Fondazione è esattamente questo: collocarsi in questi spazi, con qualche anno di anticipo, e far leva per ragionare insieme in una prospettiva futura”.
Diverse realtà, un obiettivo comune
Obiettivi fondamentali, questi, che non a caso sono condivisi da realtà importanti del nostro territorio. Del panorama mediale, ad esempio, con la presenza di Rai, rappresentata dalla figura di Roberto Natale, membro del CdA dell’azienda: “il nuovo contratto di servizio sottoscritto dalla Rai con lo Stato, in vigore dallo scorso anno, ci assegna tra i compiti principali quello di accompagnare il Paese nella transizione digitale e verso una cultura della sostenibilità”, ha dichiarato nel corso della conferenza. “La nostra presenza nella Fondazione non fa altro che amplificare questo nostro impegno”.
Ma non solo. Anche un attore come Acquedotto Pugliese, appartenente a un mondo apparentemente distante come quello idrico, ha scelto di impegnarsi in questa iniziativa: d’altra parte la presenza non è casuale, perché come evidenziato da Vito Palumbo, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne di Acquedotto Pugliese, “le affinità tra l’acqua e la tecnologia digitale sono tantissime. Anche il digitale infatti, così come l’acqua, è un bene, un qualcosa che ha un grande valore ed è strumentale a vivere al meglio possibile. Sono in pochi ancora oggi a rendersi conto del valore di un bene non infinito come l’acqua, così come sono pochi a comprendere l’importanza del digitale. Ed è proprio questo l’obiettivo della community della Fondazione: metterci di fronte a questa realtà e capirla”.
L’importanza del settore pubblico
Per realizzare gli obiettivi indicati nel Manifesto serve però un’azione collettiva. Aziende, operatori del settore, piattaforme digitali ma anche le istituzioni devono lavorare insieme per sviluppare modelli comunicativi più equi, inclusivi e sostenibili. Serve anche un impegno nell’educazione e nella formazione continua, perché la sostenibilità digitale non è un traguardo, ma un processo in costante evoluzione, che richiede consapevolezza.
Insieme a quello delle imprese, il ruolo del settore pubblico è, in questo senso, di fondamentale importanza dal punto di vista della Fondazione: per questo il Gruppo di Lavoro può già vantare un nutrito numero di protagonisti appartenenti a questo ambito. Tra questi il Club di Venezia, il gruppo che riunisce i responsabili della comunicazione istituzionale degli Stati dell’UE (membri e candidati) e delle istituzioni europee. “È sempre un’opportunità mettere a confronto varie esperienze, e questa in particolare è molto importante, tenendo conto della complessità del quadro digitale e comunicativo nel quale stiamo tutti operando”, ha commentato Vincenzo Le Voci, Segretario Generale del Club di Venezia. “Il Club è stato fondato con l’intento di intensificare gli scambi di informazioni e di migliori pratiche da parte dei responsabili della comunicazione pubblica. Nell’ambito delle nostre attività, conferenze e seminari, riconosciamo tematiche identiche a quelle riprodotte nel Manifesto: i tempi sono cambiati e ci sono oggi nuove esigenze, per questo serve adeguare le competenze dei comunicatori a un sistema che è profondamente cambiato”.
Tutto ruota quindi intorno a una consapevolezza, a delle competenze, a una cultura in senso più ampio che deve oggi essere sviluppata e diffusa, anche in campo pubblico. E questo obiettivo potrà essere raggiunto anche grazie al contributo di importanti realtà fortemente impegnate in questo ambito. “Ciò che osservo leggendo il Manifesto è che questi undici punti, in gran parte, si sovrappongono a delle competenze delle pubbliche amministrazioni, che però troppo spesso sono interpretate come adempimento piuttosto che come proattività comunicativa”, ha spiegato Leda Guidi, Presidente Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. “Questi punti sono non difficilmente traducibili in attività concrete nelle PA, e per questo ci mettiamo a disposizione nel lavorare insieme”.
“Tra i punti indicati nel Manifesto, vorrei evidenziare quello relativo all’educazione e alla consapevolezza digitale”, ha concluso Francesco Di Costanzo, Presidente di PA Social. “Ciò di cui si è parlato oggi, e che facciamo anche noi nel nostro quotidiano, è proprio cultura: una base fondamentale senza la quale diventa difficile mettere in pratica le diverse attività”.
I temi del Manifesto
Nello specifico, al centro del Manifesto ci sono concetti come la trasparenza e la responsabilità, la sostenibilità ambientale e la riduzione dell’impatto legato a infrastrutture e processi, la centralità dell’individuo e il rispetto di diritti cruciali come inclusione e accessibilità. Fino ad arrivare alla già menzionata collaborazione tra attori – aziende, istituzioni, piattaforme – e all’importanza della formazione tanto degli operatori quanto degli utenti finali.
La comunicazione digitale può e deve essere uno strumento di sostenibilità, non solo un canale di diffusione. E le tecnologie hanno un ruolo importante nel promuovere modalità di comunicazione più sostenibili.
Il Manifesto rappresenta, in questa direzione, solo un primo passo: il primo passo di un percorso concreto che possa portarci verso un futuro più sostenibile, anche nel campo della comunicazione.
















