L’intelligenza artificiale, secondo gli italiani, è un’opportunità o una minaccia per il nostro futuro? Gli elementi per provare a rispondere a questa complessa domanda sono nei risultati della nuova ricerca Sustainable AI, realizzata dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale e presentata, la scorsa settimana, nel corso di un incontro online dedicato.
La ricerca, infatti, mostra come i cittadini italiani percepiscano il potenziale di questa tecnologia come vettore di sostenibilità nei diversi settori e, attraverso l’indice DiSI – creato dalla Fondazione – confronta in questo campo quattro generazioni differenti: Generazione Z (18-28 anni), Millenials (29-44 anni), Generazione X (45-60 anni) e Baby Boomers (61-75 anni). In questo modo, i risultati aiutano a comprendere il ruolo che gli italiani attribuiscono all’Intelligenza artificiale nella costruzione del nostro futuro: da quello nelle sfide ambientali e climatiche a quello nel futuro del lavoro, passando per altri settori strategici come sanità e turismo.
“Comprendere l’impatto dell’Intelligenza artificiale sulla società significa comprendere come le diverse generazioni la percepiscono, la interpretano e la utilizzano”, ha commentato Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.
“I risultati mostrano che solo un italiano su dieci crede con convinzione che l’AI avrà un impatto fortemente positivo, mentre oltre la metà adotta un atteggiamento di ‘cauto ottimismo’. È una fiducia sospesa, che varia nel significato più che nell’intensità: nei giovani è curiosità, negli adulti prudenza, negli anziani distanza. Questa lettura intergenerazionale invita a considerare la sostenibilità digitale come una questione culturale oltre che ambientale ed economica. Investire nella Sustainable AI significa colmare non soltanto il divario tecnologico, ma anche quello cognitivo che separa chi nasce nella cultura dell’algoritmo da chi lo osserva da fuori”.
L’IA e il futuro del lavoro
Uno dei punti al centro del dibattito sull’Intelligenza artificiale è l’impatto che avrà sul mondo del lavoro. La ricerca evidenzia come per ben il 64% degli italiani – dei quali il 10% si dichiara fortemente in accordo con l’affermazione – strumenti come ChatGPT avranno un impatto negativo sulle persone, distruggendo posti di lavoro. E, contrariamente a quanto si possa pensare, nel confronto tra le diverse generazioni non si notano differenze significative nelle risposte: leggermente più preoccupati i Millenials (29-44 anni) – il 14% si dichiara fortemente convinto – ma nel complesso il timore sembra essere ampiamente diffuso, dai più giovani ai più anziani, sebbene non sempre espresso con grande convinzione.
Per l’ambiente? Serve “compensare”
Anche la relazione tra Intelligenza artificiale e ambiente, agli occhi degli italiani, non sembra essere meno complicata. Un intervistato su dieci (10%) si dichiara infatti fortemente convinto che questa tecnologia avrà un impatto negativo sull’ambiente, perché ciò che manca è un’adeguata compensazione: in altri termini, i vantaggi che porta non compenserebbero il consumo energetico necessario per addestrarne i modelli e per utilizzarli. Sulla stessa lunghezza d’onda Generazione Z e Millenials, mentre la percentuale dei “pessimisti” cala leggermente all’aumentare dell’età: dal 9% della Generazione X al 7% dei Baby Boomers. Uno scarto, anche in questo caso, non così significativo da indicare una correlazione chiara tra generazione di appartenenza e il timore espresso nei confronti degli effetti della tecnologia.
Guida autonoma e sicurezza: una fiducia a metà
Circa quattro italiani su dieci (41%) si dichiarano poco o per niente d’accordo con l’idea che l’Intelligenza artificiale, applicata ai sistemi di guida autonoma, possa portare a una riduzione del numero degli incidenti e dunque a un miglioramento della sicurezza stradale. Solo circa uno su dieci, al contrario, si mostra fortemente in accordo con l’affermazione. L’ottimismo aumenta tra i più giovani: la percentuale di coloro che si dichiarano molto d’accordo si attesta al 12% e 13% rispettivamente nella Generazione Z e tra i Millenials, per dimezzarsi nella Generazione X (7%) e tra i Baby Boomers (6%). I più adulti, forse per una maggiore abitudine ai sistemi di guida tradizionali, sembrano dunque essere meno aperti dei giovani nel riconoscere il potenziale dell’innovazione in questo ambito. Ciò non significa che siamo di fronte a una cieca fiducia da parte dei giovani. Questi ultimi, infatti, pur dimostrando la maggiore fiducia, sono anche i più consapevoli dei rischi: l’IA viene riconosciuta come utile, ma solo quando resta uno strumento al servizio dell’uomo e non un sostituto alle sue decisioni.
L’IA alla prova dell’Overtourism
Più del 60% degli intervistati è d’accordo con il fatto che tecnologie come l’Intelligenza artificiale sono utili nel contrastare il fenomeno del sovraffollamento turistico, ma appena il 9% è fortemente d’accordo con l’affermazione. Una convinzione quindi molto moderata, con un leggero picco soltanto tra i più giovani – 15% della Generazione Z – che si mostrano dunque leggermente più ottimisti rispetto al potenziale dell’IA in un settore fondamentale per il nostro Paese. E considerando che circa quattro italiani su dieci si dichiarano, invece, in disaccordo con l’affermazione proposta, si può dire che pur essendo la sostenibilità spesso vista come un obiettivo prioritario, l’Intelligenza artificiale non è ancora diffusamente inquadrata come il mezzo più efficace per raggiungerla.
Sanità digitale: l’importanza della relazione
Il 12% degli italiani è convinto che l’Intelligenza artificiale può migliorare di molto il livello del servizio in ambito sanitario, e non si rilevano particolari scostamenti nel confronto generazionale. Anche rispetto alla sanità digitale, le preoccupazioni non mancano: il 66% degli intervistati teme, infatti, che l’ingresso della tecnologia in questo ambito possa comportare una spersonalizzazione del rapporto medico-paziente. Insomma, l’IA è accettata come supporto, ma non come sostituto: le persone vogliono un’innovazione che sia in grado di migliorare l’efficienza, ma senza sacrificare empatia e relazione.
Una fiducia sospesa
Dalla ricerca, quindi, emerge con chiarezza come quella dei cittadini italiani nei confronti dell’Intelligenza artificiale sia una fiducia ancora da costruire, indipendentemente dall’ambito in cui questa tecnologia viene applicata. “Il rapporto restituisce con lucidità l’immagine di un’Italia in ‘fiducia sospesa’: ne tecno-entusiasta né luddista, ma in cerca di un patto affidabile con l’IA”, ha commentato Giuliano Castigliego, Psichiatra, Psicoterapeuta e membro del Comitato Scientifico della Fondazione. “Il punto non è quanto è intelligente la macchina, ma se e quando siamo disposti ad attribuirle fiducia epistemica. Le differenze generazionali non si riducono al cliché ‘giovani pro/anziani contro. La Gen Z mostra apertura ma anche fragilità, i Millenials risultano più polarizzati, Gen X e Boomers esprimono prudenza disincantata. In tutti i casi, domina una fascia intermedia: fiducia moderata, attesa, bisogno di prove e cornici chiare d’uso.
Il messaggio finale è pragmatico: senza cornici condivise (sostenibilità, responsabilità, umanità) l’IA resta estranea o persecutoria. Con cornici chiare e pratiche di riparazione, diventa alleata. La sfida non è aumentare i parametri, ma la affidabilità relazionale: non simulare empatia, bensì meritare fiducia”.
















