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Luca Longo

Lo sviluppo di Internet ha rivoluzionato il nostro modo di vivere, lavorare e connetterci con il mondo, oggi è uno strumento indispensabile per raggiungere i traguardi di sostenibilità. Ma, come in ogni rivoluzione che si rispetti, c’è chi se ne è approfittato. 

Con la nascita di Internet, è iniziata una delle più grandi rivoluzioni nella storia umana: un mondo interconnesso dove le informazioni possono essere condivise all’istante, a portata di click. Oggi il Web è diventato un veicolo indispensabile per la diffusione della conoscenza e la creazione di nuove opportunità; ma di queste opportunità ne hanno approfittato anche truffatori di ogni tipo. Se c’è una lezione che ci ha insegnato la storia dell’innovazione, è che, dove c’è un progresso tecnologico, c’è sempre qualcuno pronto a sfruttarne i buchi per fini poco nobili. Ma come siamo arrivati a questo punto? E quali sono state le truffe più clamorose che hanno segnato la storia di Internet? 

I primi passi del phishing: quando clicchi sul link sbagliato

Nel panorama online, il phishing è una delle truffe più diffuse e insidiose. Letteralmente, “phishing” significa pescare, ed è scritto sbagliato proprio perché gli errori nel testo sono spesso una caratteristica comune di molte truffe online. E pescare è proprio ciò che i truffatori fanno: cercano di fare abboccare le tue informazioni personali. La tecnica è semplice: ti inviano una email o un messaggio che sembra provenire da una fonte affidabile, come la tua banca o un grande sito di e-commerce. Ma basta cliccare su quel link e inserire i tuoi dati di accesso, e puff, sei stato preso all’amo.

Il phishing è nato negli anni ’90, in contemporanea con lo sviluppo dei primi servizi di posta elettronica. I truffatori hanno capito subito che, creando una copia quasi perfetta delle mail ufficiali, potevano indurre le persone a inserire informazioni personali su siti fasulli.

Oggi, il phishing non si limita più alle email o agli obsoleti SMS: colpisce tramite social media e app di messaggistica.

Nel 2023, secondo l’Anti-Phishing Working Group, il numero di attacchi messi a segno (e parliamo solo di quelli individuati) ha superato i 5 milioni, continuando a crescere rispetto agli anni precedenti. Sempre nel 2023, la Federal Trade Commission e altre fonti di sicurezza informatica indicano che le perdite globali a causa del phishing e di altre truffe online hanno superato i 45 miliardi di dollari.

E i truffatori diventano sempre più sofisticati. Sono come quei maghi da circo che tentano di distrarti per farti sparire il portafoglio: tutto sta nel fare la mossa giusta mentre sei distratto. Oggi, alcune email di phishing sono talmente ben fatte che, senza una verifica particolarmente accurata, potrebbero trarre in inganno chiunque. 

Ma la strategia preferita dai truffatori è quella opposta: creano un messaggio volutamente un po’ sgrammaticato e traballante, se necessario lo associano a un falso sito non proprio identico all’originale ma un poco pasticciato. In questo modo, selezionano automaticamente gli utenti più tonti – i soli che possono cascarci – e in questo modo riducono le energie necessarie per portare avanti la truffa concentrandosi sui soli tonti. Così non perdono il loro tempo prezioso cercando di raggirare gli utenti un poco più furbi, che hanno più probabilità di scoprire l’inghippo prima di aprire il portafoglio.

Le truffe nigeriane: dal phishing al “Prince Scam”

Ah, le leggendarie truffe nigeriane! Affondano le loro radici negli anni ’80, ben prima dell’era di Internet. In origine, queste lettere arrivavano per posta ordinaria. Con l’avvento di Internet, la truffa è stata perfezionata: i truffatori sono diventati più sofisticati, coinvolgendo finte banche, avvocati inesistenti e storie complicatissime per rendere tutto più credibile. Nonostante sia una delle truffe più conosciute (e smascherate) al mondo, continua a prosperare, sfruttando l’avidità e la disperazione delle persone, ma anche la vergogna di chi ci è cascato, che si sente troppo cretino per avere il coraggio di sporgere denuncia.

Il meccanismo è talmente famoso e ripetitivo che potremmo trovarlo in uno sketch comico: qualcuno – spesso un “principe” o un alto funzionario in una situazione disperata – ti contatta con una storia strappalacrime. Ha bisogno di spostare una grossa somma di denaro (milioni di dollari, perché no?) ma, per farlo, ha bisogno proprio di te. Tranquillo: poi farete metà per uno, da onesti gentiluomini. Ovviamente, dovrai prima pagare una piccola cifra per “sbloccare” i fondi. Dopo di che, riceverai la tua metà del malloppo. Ah, no, perdonami: c’è un funzionario che si è messo in mezzo ed è necessario dargli una “mancia” per fargli firmare un documento indispensabile per il prelievo dei soldi. Ovviamente la mancia è a carico tuo, ma se non la versi non solo addio milioni: perdi anche quello che hai già inviato. Spoiler: gli intoppi saranno progressivamente sempre più costosi, e i soldi non arriveranno mai, ma tu perderai comunque tutto quello che hai investito.

Negli anni, queste truffe si sono evolute e adattate. Dalla Nigeria il principe si è spostato in Kosovo, poi in Libia, ora in Ucraina e in Libano. Insomma, si trova sempre in un postaccio ad alta turbolenza e lui ha bisogno proprio di te per sbloccare questi benedetti milioni. 

Quindi, un consiglio: se un ricco principe in difficoltà ti manda un messaggio sgangherato in cui ti promette un sacco di soldi se gliene spedisci prima un poco dei tuoi, per quanto la sua storia sembri commovente, meglio che ci pensi bene.

Ma se il principe nigeriano sta un poco passando di moda, oggi i truffatori possono inventarsi di essere membri di organizzazioni caritatevoli, investitori immobiliari o addirittura ex militari in cerca di un aiuto per ritirarsi. Ad esempio, è diventato celebre Valentin: il povero bambino che, dopo il crollo dell’URSS, stava morendo di freddo e non ti chiedeva denaro ma solo di mandargli una stufa a casa, nel centro della Siberia. Dopo mille difficoltà di spedizione, si accontentava se gli mandavi direttamente dei soldi per comprarsi la stufa. La creatività dei truffatori non ha limiti.

Tinder Swindler: l’amore è cieco, ma anche il portafoglio 

Uno degli esempi più recenti e conosciuti di truffa online è il raggiro per amore. E’ ben descritto nel documentario Tinder Swindler su Netflix. Simon Leviev, alias Shimon Hayut, si finge un magnate dei diamanti su Tinder e convince le sue vittime – prevalentemente donne – a prestargli enormi somme di denaro per affrontare emergenze fittizie. Leviev crea un’immagine di successo e lusso per attrarre le sue vittime, finanziando il suo stile di vita da jet-set con i soldi sottratti a nuove donne. Un circolo vizioso che ha portato decine di vittime alla rovina economica. Funziona – e pure meglio – anche con l’altro sesso: spesso, dietro la disperata biondina bellissima e un po’ sprovveduta innamorata cotta proprio di te, si cela un corpulento furbacchione coperto di tatuaggi, ma abile con la tastiera e con il fotoritocco delle immagini.

Intendiamoci: non c’è niente di male nel cercare l’amore online, ma quando la tua anima gemella – che non hai mai visto di persona – ti chiede di inviare €100.000 per salvarla da qualche terribile guaio, è un buon momento per ragionare sulla disinteressata relazione sentimentale.

Il disastro del Fyre Festival: una truffa tra influencer e lussi fasulli

Ora passiamo alla storia del leggendario Fyre Festival, forse uno degli esempi più clamorosi di truffa costruita sull’onda dei social media. Organizzato da Billy McFarland e dal rapper Ja Rule, il Fyre Festival viene pubblicizzato come un esclusivo evento di lusso; previsto fra aprile e maggio 2017 su un’isola tropicale delle Bahamas, con ville da sogno, cibo gourmet e artisti di fama mondiale. Influencer su Instagram, come Bella Hadid e Kendall Jenner, vengono pagati per postare inviti glamour, e migliaia di persone spendono somme astronomiche per acquistare biglietti esclusivi per l’evento destinato a entrare nella storia.

E, in effetti, nella storia ci entra: quando i partecipanti arrivano sul posto, scoprono che l’isola è tutt’altro che paradisiaca. Niente ville di lusso, solo tende di emergenza. Niente cibo gourmet, solo panini insipidi. Niente festival, solo un disastro logistico che lascia tutti bloccati per giorni in pietosi condizioni al limite della sopravvivenza. La truffa è così imponente che è diventata il simbolo di come i social media possono creare illusioni che si frantumano al contatto con la realtà.

A proposito: McFarland è stato poi condannato a sei anni di carcere per frode. Gli hanno confiscato 26 milioni di dollari ma deve pagare risarcimenti per almeno 100. Gli è andata pure bene: aveva rischiato il linciaggio.

Il lato oscuro delle criptovalute: PlusToken, OneCoin e NFT da capogiro

Non si può parlare di truffe online senza menzionare le criptovalute. che, per molti, sono ancora un mistero. Ma una cosa è chiara: dove c’è l’oro digitale, ci sono anche i truffatori.

Una delle truffe più grandi nel mondo delle criptovalute è PlusToken, uno schema Ponzi travestito da portafoglio digitale. Si tratta di una piattaforma di criptovalute che garantisce rendimenti fino al 10%.

Mica all’anno: al mese! Promettendo ritorni esorbitanti agli investitori, PlusToken raccoglie oltre tre miliardi di dollari da più di due milioni di investitori prima di crollare nel 2019, lasciando tutti a bocca asciutta. 

E poi c’è OneCoin, una presunta criptovaluta che si rivela essere una truffa su scala globale, con perdite stimate di oltre 4 miliardi di dollari. La sua fondatrice, Ruja Ignatova, soprannominata “la regina delle criptovalute”, scompare misteriosamente col bottino ed è ancora latitante. L’FBI offre una taglia di 250.000 dollari a chi la ritrova; e stavolta sono soldi veri.

Ma non possiamo citare il bizzarro mondo degli NFT (Non-Fungible Token), in particolare le Bored Apes che li hanno resi celebri. Gli NFT, che rappresentano opere d’arte digitali uniche (e spesso discutibili), sono diventati oggetto di una speculazione sfrenata, con alcune immagini di scimmie disegnate in stile cartoon con una manciata di pixel che vengono comprate e vendute per milioni di dollari. Ovviamente, chi ci ha speculato e si è liberato delle scimmie digitali prima che il loro valore crollasse praticamente a zero, ha portato a casa un sacco di soldi. Sebbene non tutte le operazioni legate agli NFT siano truffe, è chiaro che il mercato è stato sfruttato per creare hype e attirare “investitori” ignari, portando molti a chiedersi: “Ho davvero pagato tutto questo per una scimmia annoiata?”

La rete come strumento di conoscenza (quando non ti ruba il portafoglio)

Le truffe online, dal phishing alle criptovalute, mostrano il lato oscuro della rete. Eppure, non dobbiamo dimenticare che Internet, al di là dei pericoli, rimane uno strumento fondamentale per informarsi, approfondire e connettersi con il mondo. L’innovazione digitale ha permesso a milioni di persone di accedere a conoscenze e opportunità prima impensabili. Ma, come ogni strumento, va usato con attenzione.

Alla fine, i truffatori online non rubano solo i nostri soldini; minano la fiducia nella rete come spazio sicuro e affidabile per la condivisione delle informazioni. Ed è proprio questa fiducia che dobbiamo proteggere per garantire che Internet rimanga uno strumento di crescita e sostenibilità per tutti.

Luca Longo
SCRITTO DA Luca Longo

Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore e divulgatore scientifico.

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