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Luca Longo

Ecco dove viene trasformata l’energia che serve per alimentare le cellule e permettere l’evoluzione biologica

Nel mondo delle cellule, esistono centrali energetiche di dimensioni minuscole ma di importanza fondamentale: i mitocondri. Questi organelli sono responsabili della produzione dell’energia che le cellule utilizzano e giocano un ruolo cruciale in numerosi processi cellulari. A volte descritti come i motori della cellula, i mitocondri sono in grado di produrre una molecola: l’adenosina trifosfato (ATP). Altro che la benzina o l’elettricità, il vettore energetico universale che fa andare avanti la maggior parte della vita biologica è proprio l’ATP. 

Ma da dove sono saltati fuori, i mitocondri, e quali segreti nascondono? La storia della loro scoperta risale al 1857, quando Albert von Kolliker, un biologo tedesco, li identificò per la prima volta nelle cellule muscolari degli insetti. Fu tuttavia Carl Benda, nel 1898, a coniare il termine “mitocondrio” – derivato dal greco “mitos” (filo) e “khondrion” (granulo) – per descrivere questi organelli somiglianti ad una serie di piccoli filamenti all’interno della cellula. L’idea che i mitocondri fossero coinvolti nella produzione di energia si sviluppò quasi un secolo dopo, nel 1961, quando il biochimico Peter Mitchell formulò la teoria della fosforilazione ossidativa. Questa spiega come i mitocondri producono ATP con un meccanismo cellulare che permette di realizzare il trasporto degli elettroni. 

Si parte da un’altra molecola: l’ADP, l’adenosina difosfato. Questa rappresenta la batteria scarica che qualche altro organello della cellula ha utilizzato per le sue esigenze energetiche e che viene diligentemente restituita ai mitocondri invece di disperderla nell’ambiente (vi viene in mente qualche analogia?). Con un meccanismo piuttosto complicato, i mitocondri avviano una serie di reazioni biologiche che usano l’energia chimica presente in carboidrati, grassi, o anche proteine, per trasformare l’ADP, la batteria scarica, in una nuova molecola di ATP, piena fino all’orlo di energia immagazzinata nei suoi nuovi legami chimici e pronta per essere usata un’altra volta da qualche parte in giro per la cellula.

I mitocondri sono strutturalmente affascinanti. Sono composti da due membrane: una esterna, permeabile a molte molecole, e una interna, altamente specializzata, stropicciata e ripiegata su sé stessa in numerose creste. Questo ripiegamento serve ad aumentare la superficie disponibile dove avvengono le necessarie reazioni chimiche. 

Quando i mitocondri cambiano la storia dell’evoluzione: una faccenda di simbiosi

Nel corso degli anni, gli scienziati hanno scoperto che i mitocondri sono molto più di semplici “batterie” cellulari. Sono anche organi dinamici, in grado di fondersi e dividersi per adattarsi alle esigenze energetiche della cellula, un fenomeno che permette loro di mantenere il giusto equilibrio tra la produzione di energia e la riparazione dei danni. Ma, come spesso accade, la vera meraviglia del loro funzionamento è venuta alla luce solo quando è stata studiata l’origine di questi organelli.

Parlare di mitocondri e non menzionare la loro evoluzione è come parlare di una centrale nucleare senza parlare di fisica nucleare. L’origine dei mitocondri è legata a una delle teorie evolutive più affascinanti e dibattute della biologia: la teoria endosimbiotica. Secondo questa teoria, i mitocondri non sono sempre stati parte della cellula. Inizialmente, si pensava che queste piccole centrali energetiche fossero batteri autonomi, che nel corso di milioni di anni si siano uniti a un altro organismo eucariota (un parolone per dire che si tratta di una cellula complessa con un nucleo ed altri organelli cellulari ben evidenti). Qui i mitocondri hanno instaurato una simbiosi con la cellula stessa: i primi producevano energia per la cellula e in cambio la cellula li proteggeva al proprio interno e si sarebbe assicurata di duplicare anche loro quando avrebbe dato origine a nuove cellule, ciascuna dotata del proprio corredo di mitocondri.

Questa teoria è supportata da numerosi indizi, inclusi studi genetici che rivelano la presenza di DNA mitocondriale, che è sorprendentemente simile al DNA di certi batteri, in particolare quelli appartenenti al gruppo delle Rickettsie. Insomma, i mitocondri sarebbero, evolutivamente parlando, i “discendenti” di batteri aerobi che, milioni di anni fa, sono stati inglobati da una cellula ancestrale eucariotica. È come se la cellula avesse inghiottito un caricabatterie e, invece di digerirlo, l’avesse messo a lavorare per sé e si fosse pure preoccupata di passare alle generazioni successive il manuale per costruirne altri nuovi.

Un’altra scoperta fondamentale è che non tutti i mitocondri sono uguali. I biologi hanno identificato diverse tipologie di mitocondri in vari gruppi di eucarioti, ciascuna adattata a diverse condizioni ambientali.

Ad esempio, alcuni organismi unicellulari, come certi protozoi, presentano mitocondri che funzionano senza bisogno di ossigeno, mentre altri, come i mammiferi, necessitano di un flusso costante di ossigeno per generare ATP in modo efficiente. I mitocondri si sono dimostrati delle centrali energetiche molto versatili, capaci di lavorare con le fonti disponibili e di produrre vettori energetici adatti alle specifiche condizioni in cui si trovano.

La teoria endosimbiotica si spinge anche più in là, e prevede la possibilità che tutto possa essere partito da un procariota (un altro parolone per dire che si tratta di una cellula molto più piccola e semplice, priva di nucleo e di organelli interni: una specie di monolocale). Questo procariota, simile a un batterio anaerobico, un giorno ha “adottato” un altro batterio, ma aerobico, che alla fine si sarebbe trasformato in un mitocondrio. In questo modo, la cellula risultante è diventata capace di sfruttare l’ossigeno in modo efficiente e ha potuto così conquistare l’ambiente circostante. 

Tuttavia, ci sono anche teorie alternative che suggeriscono che i mitocondri possano aver avuto origini ancora più complesse, legate a una combinazione di eventi evolutivi che coinvolgono sia batteri che archeobatteri (un tipo di antichi batteri molto basilari presto distaccatosi dalle altre forme viventi). Non c’è ancora un consenso completo, ma le prove genetiche e fisiologiche continuano a supportare l’idea di un’origine simbiotica. 

In ogni caso, i mitocondri sono divenuti un tassello fondamentale nel puzzle della vita cellulare, sia nel caso degli organismi unicellulari che in quello degli eucarioti più complessi, come noi esseri umani. La loro capacità di generare energia ha rivoluzionato il metabolismo cellulare e reso possibili le funzioni vitali che ogni giorno diamo per scontate.

Quando il motore si guasta

Oltre a generare energia, i mitocondri sono anche coinvolti in fenomeni complessi come l’apoptosi, o morte cellulare programmata, ma anche nella gestione dei radicali liberi e, in generale, nel mantenimento dell’omeostasi (cioè dell’equilibrio) cellulare. Ma cosa succede quando qualcosa va storto? Le malattie mitocondriali sono il risultato di disfunzioni nei mitocondri e possono causare una vasta gamma di disturbi, dalle malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson e Alzheimer, a malformazioni congenite e problemi metabolici come il diabete.

Le disfunzioni mitocondriali sono alla base di numerose altre patologie, alcune delle quali molto gravi e ancora difficili da trattare. La ricerca continua a svelare i misteri legati alla biologia mitocondriale, con l’obiettivo di sviluppare terapie innovative per le malattie causate da questi difetti.

I mitocondri: chiave dell’evoluzione della vita

I mitocondri non sono solo i “motorini” che fanno girare la macchina cellulare. Sono testimoni viventi della complessità evolutiva e un’affascinante chiave per comprendere l’origine della vita stessa. Dagli organismi unicellulari ai mammiferi, i mitocondri sono stati e continuano ad essere fondamentali per il funzionamento e la sopravvivenza delle cellule. Se la nostra comprensione dei mitocondri cresce, cresce anche la nostra capacità di affrontare le sfide biologiche e mediche più grandi.

La loro evoluzione ci insegna che, come la vita stessa, la scienza è fatta di scoperte che si intrecciano, si sovrappongono e talvolta ci sorprendono. Proprio come i mitocondri, le scoperte scientifiche hanno una storia complessa e affascinante, che continua a rivelarsi, cellula dopo cellula. E mentre ci sforziamo di affrontare le sfide globali, dai cambiamenti climatici alle malattie complesse, possiamo imparare molto da queste piccole ma potenti centrali energetiche che sono, letteralmente, il cuore pulsante di ogni forma di vita. Ma non solo…

Luca Longo
SCRITTO DA Luca Longo

Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore e divulgatore scientifico.

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