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Ovvero: quando l’abbondanza diventa la maledizione e il mendicante non sa quando può mangiare il salmone

Si può proibire l’acqua, non la sete.
— Eduardo Galeano

Se non ho denari non posso mangiare salmone con maionese. Se ho denari non devo. Ma allora quand’è che riuscirò a mangiare salmone con maionese?
— Un mendicante che ha capito tutto

Dedicato a tutti quelli che pensano che l’efficienza risolva tutto, compresi quelli che hanno scoperto che sì, l’efficienza risolve tutto: ci confina fuori dal sistema.

Il Mito che spiega il nostro presente (e che nessuno vuole ascoltare)

C’era una volta un re di nome Mida. Gli dei gli concessero un desiderio e lui, da bravo economista ante litteram ossessionato dalla crescita, chiese che tutto ciò che toccasse diventasse oro.

Fantastico, no?

Tocchi un sasso: oro. Tocchi un albero: oro. Tocchi una sedia: oro. Il PIL schizza alle stelle. L’efficienza produttiva è massima. Ogni cosa ha valore. Letteralmente: TUTTO è valore. C’è solo un piccolissimo problema. Mida prova a mangiare. Il pane diventa oro. Tocca l’acqua. Oro. Tocca sua figlia per abbracciarla. Statua d’oro.

Il re Mida muore di fame e di sete, circondato dalla massima abbondanza mai vista nella storia dell’umanità.

E mentre muore, probabilmente qualche consulente degli dei gli sta spiegando che il problema è solo di “redistribuzione” e che serve una “piattaforma partecipativa” per gestire meglio l’allocazione dell’oro. Mida muore comunque. Circondato dall’oro. E da PowerPoint.

Perchè Mida siamo noi (e l’AI è il nostro tocco maledetto)

Nel mio articolo precedente vi ho parlato di Iside Ambidestra: quella che doveva ricomporre i pezzi di Osiride ma ha finito per crearne altri 140. Il governo che vuole essere efficiente E innovativo ma finisce per essere paralizzato E burocratico. Oggi vi parlo del sequel: Re Mida dell’Efficienza.

Perché? Perché abbiamo passato 200 anni a ottimizzare tutto. A rendere tutto più efficiente. A produrre di più con meno. L’intelligenza artificiale è solo l’ultimo tocco – quello definitivo – che trasforma tutto in oro.

Più produttività: oro.
Meno costi: oro.
Deflazione dei prezzi: oro.
Automazione totale: oro.
Disoccupazione di massa: oro… aspetta, cosa?

Già. Perché come Mida, abbiamo scoperto troppo tardi che l’oro non si mangia.

La barca e i buchi (ovvero: siamo tutti sulla stessa barca, idioti)

Prima di andare avanti, vi racconto una storia che mi piace molto (altrimenti non ve la raccontavo).

Un gruppo di persone sta attraversando un fiume senza ponti a bordo di un traghetto. A un certo punto un giovane estrae un trapano dal suo zaino e comincia a bucare lo scafo sotto il suo posto. Inorriditi, gli altri passeggeri lo implorano di smettere. “Annegheremo tutti!” gli gridarono. Senza neanche alzare la testa il giovane risponde: “Zitti, non vi impicciate. Ho pagato il biglietto ed è sotto il mio posto che sto bucando, per cui riguarda solo me!”

Il fiume è il mondo. Il traghetto è la società. La traversata è la vita. Il buco è l’efficienza che ottimizza la propria posizione fregandosene del resto. E il giovane col trapano? Quello siamo stati tutti noi per 200 anni. “Più competitività! Meno costi! Più efficienza! Outsourcing! Automazione! Disruption!”

E ora che l’acqua sta entrando, ci guardiamo intorno basiti: Ma come mai stiamo affondando? Abbiamo ottimizzato tutto!

Sì. Ottimizzato. Come Mida.

Lo stimolo perpetuo (ovvero: quando indebitarsi significa comprare sempre meno niente)

Ora entriamo nel materiale che nessuno vuole leggere ma che spiega tutto, quasi tutto. Per generazioni, quando la domanda privata vacillava, i governi si affidavano allo stimolo fiscale come strumento di ultima istanza. Dal New Deal di Roosevelt al CARES Act dell’era pandemica: spesa diretta, sussidi, sostegno monetario. Ripristinare la fiducia. Evitare il collasso. Con l’avanzare dell’era dell’intelligenza artificiale sovrana, tuttavia, emergono crescenti interrogativi sull’efficacia e la sostenibilità di questo schema.

Traduzione: Gli stimoli non funzionano più come prima.

Traduzione della traduzione: Hai bucato troppo la barca, genio. Ora tirare su l’acqua con i secchi non serve più a niente.

Gli Stati Uniti, dal 2020 al 2021, hanno aggiunto quasi cinquemila miliardi di dollari al bilancio nazionale. Assegni di stimolo, disoccupazione aumentata, salvataggi aziendali, assistenza sanitaria. Ha funzionato? Sì. Per un po’. Ma entro il 2023, il debito federale aveva superato il 120% del PIL. Il pagamento degli interessi stava iniziando a rivaleggiare con la spesa per i principali programmi governativi. Douglas Holtz-Eakin, ex direttore del Congressional Budget Office:

Non si può uscire dal declino strutturale con gli stimoli. Arriva un punto in cui la nuova spesa produce sempre meno, e il peso del debito stesso diventa un freno alla crescita.

In altre parole: Mida può comprare tutto l’oro del mondo, ma continua a non poter mangiare.

Carmen Reinhart, economista di Harvard: La fiducia nella capacità di pagamento del governo è la soluzione definitiva. Una volta messa in discussione, gli stimoli diventano controproducenti.

Traduzione: Quando la gente capisce che il re è nudo E affamato, finisce la magia.

Rendimenti decrescenti, scetticismo crescente

Il Fondo Monetario Internazionale stima che il moltiplicatore fiscale derivante dalla nuova spesa in deficit si sia dimezzato dal 2010. Cosa significa? Che se nel 2010 spendere 100 generava 150 di attività economica, oggi genera 75. È come pompare acqua in una barca sempre più bucata. Prima o poi non stai più svuotando: stai solo pompando.

E il buco? Il buco è la compressione del valore di cui ho parlato nell’articolo su Iside Ambidestra. L’AI produce abbondanza → i prezzi scendono → i salari scendono → la domanda si comprime → serve stimolo → che produce sempre meno → e intanto l’AI produce ancora di più.

È il tocco di Mida applicato all’economia.

Tutto diventa efficiente (oro), ma l’efficienza stessa ci uccide (non si mangia).

Il Mendicante e il salmone (ovvero: quando puoi mangiare?)

Seconda storia. Un uomo decaduto convince un conoscente benestante a fargli un prestito, descrivendogli la sua condizione di miseria. Poco dopo però il benefattore resta basito osservando il mendicante comodamente seduto in un ristorante di lusso di fronte a un generoso piatto di salmone con maionese. Perplesso e indignato, entra nel ristorante: “Ma come, Lei mi chiede denaro in prestito e poi ordina salmone con maionese?” Con tutta calma, il mendicante risponde: “Proprio non la capisco. Se non ho denari non posso mangiare salmone con maionese. Se ho denari non devo. Ma allora quand’è che riuscirò a mangiare salmone con maionese?”

Fermatevi un attimo. Rileggete. Perché questa storia È il reddito di cittadinanza. È l’economia dell’abbondanza. È tutta la nostra follia.

Il mendicante ha ragione. La logica dominante gli dice:

– Se sei povero, non puoi permetterti il lusso

– Se hai soldi, non hai bisogno di prestiti

– Quindi non puoi mai mangiare salmone

È la stessa logica che dice:

– Se non lavori, non meriti reddito

– Se hai reddito (di cittadinanza), devi dimostrare che lo “meriti”

– Ma il lavoro non c’è

– Quindi…?

Il desiderio non è mai solo desiderio di pane. Il grande e immenso Eduardo Galeano: “Si può proibire l’acqua, non la sete.”

Il desiderio non ha la stessa natura dei bisogni primari. Il desiderio è qualcosa di più rispetto alla soddisfazione dei bisogni primari. Il mendicante non vuole solo NON morire di fame. Vuole vivere. Vuole il salmone con maionese. Non perché è necessario. Perché lo desidera. Ma la società – quella che ha il tocco di Mida – ha trasformato anche il desiderio in oro. E l’oro non si desidera. Si accumula.

Il dilemma del “creare lavoro” (ovvero: il bar per i robot stanchi)

Olivier Blanchard, ex capo economista del FMI:

Gli stimoli fanno guadagnare tempo, non soluzioni. Più si ritarda una riforma strutturale, maggiore sarà il costo finale economico, politico e sociale.

Esatto. Gli stimoli sono lo scotch sulla barca bucata. In un’economia compressa, dove l’AI riduce la necessità di manodopera umana, gli strumenti tradizionali per la creazione di posti di lavoro perdono efficacia. I decisori politici potrebbero sentirsi spinti a sovvenzionare posti di lavoro direttamente – creare posizioni “creatrici di lavoro” semplicemente per mantenere le persone formalmente impiegate, anche quando la loro forza lavoro diventa tecnologicamente ridondante.

Traduzione: Paghiamo la gente per fare cose inutili così possiamo dire che lavorano.

L’esperienza del Giappone è un esempio ammonitore: decenni di bassa crescita hanno prodotto una proliferazione di progetti di opere pubbliche e programmi di occupazione sostenuti dallo Stato che fanno guadagnare tempo ma producono solo modesti benefici sociali.

Idea: Apriamo un bar per i robot stanchi. Una sorta di dopolavoro per robot.

Certo, resta da definire cosa voglia dire essere stanchi per un robot. Ma vabbè, è un dettaglio. Creiamo occupazione! I baristi servono agli automi. Gli automi fingono di bere. I baristi fingono di lavorare. Il governo finge che sia tutto normale.

Benvenuti nell’economia di Mida: tutto è oro, niente è vero.

Smettetela di dire che non sappiamo (quello che sappiamo benissimo)

Non sappiamo quali lavori ci saranno fra dieci anni.

BASTA.

Smettetela con questa bugia. Lo sappiamo benissimo. Ce lo dicono i dati. Ce lo dice l’AI. Ce lo dice il senso comune. I lavori che ci saranno tra dieci anni sono quelli che ci sono oggi, ma fatti dalle macchine. Non possiamo aspettare dieci anni per scoprirlo. Che raccontiamo ai giovani? (e ormai sono passati sette anni da quando l’ho letta la prima volta e siamo ancora qui a dirlo, quindi sono 17?)

Tranquilli, vedrete che si inventeranno nuovi lavori, come è sempre successo

E allora vai con lo stupido paragone (non è neanche una metafora)  con la rivoluzione industriale . Infatti, c’è sempre qualcuno che tira fuori questo argomento: Anche durante la rivoluzione industriale dicevano che i telai meccanici avrebbero distrutto il lavoro, e invece…

NO. SBAGLIATO. DIVERSO.

All’epoca i lavori c’erano ed erano ben delineati. Bisognava portare le persone dalla campagna nelle fabbriche. Le fabbriche c’erano e mancavano i lavoratori. Oggi non esiste un equivalente delle fabbriche dove spostare i lavoratori. Non stiamo spostando le persone da un settore a un altro. Stiamo sostituendo le persone. È come se prima ancora dell’arrivo delle automobili avessimo già installato i distributori di benzina e fatto i corsi per gli elettrauti. Mentre i cavalli sono ancora lì che si chiedono cosa cazzo sta succedendo.

Dequalificazione, dignità e il futuro del che? (work in progress verso il nulla)

Daron Acemoglu del MIT avverte che un reddito garantito, pur essendo necessario per la sicurezza economica, potrebbe diminuire la motivazione e indebolire il tessuto sociale. Certo. Perché il “tessuto sociale” si regge sul fatto che tutti devono soffrire equamente. Se qualcuno soffre meno, il tessuto si strappa. I sostenitori ribattono che nuove forme di lavoro civico, creativo e assistenziale diventeranno più importanti che mai. Tipo?

Lavoro creativo e culturale: Diventeremo tutti artisti? Perfetto. Chi paga? Ah già, il reddito di cittadinanza. Che alcuni politici vogliono dare solo se i impegni. A fare cosa? Arte? Ma se l’arte per definizione è libera…

Lavoro di cura: Assistenza agli anziani, all’infanzia, salute mentale. Bellissimo. Peccato che i ragazzi preferiscano parlare con un sistema di AI che con uno psicologo. E gli anziani? Li accudiranno i robot. Più pazienti. Più efficienti. Più… oro.

Impegno civico: Volontariato, tutela ambientale, governance locale. Perfetto. Ma la governance locale è già piena di commissioni che non fanno niente (cfr. articolo precedente su Iside Ambidestra).

La verità? Nessuno ha la minima idea. E c he dire di questa bellissima affermazione:  Tu prendi un reddito di cittadinanza e prosegui gli studi.

Si, ma Quali studi? Per fare cosa? Per dieci anni (o forse ne bastano 3)? E poi? Altri dieci anni di studi? È tutto domande fino in fondo.

Come la storiella della regressio ad infinitum che raccontava in continuazione il mio prof di filosofia per allenare le nostre menti a fermarsi:

Se Atlante regge il mondo sulle spalle, chi regge Atlante?
Una tartaruga.
E chi regge la tartaruga?
Un’altra tartaruga.
E chi regge quest’altra tartaruga?
“Guaglio’, è tutto tartarughe fino in fondo.”

Per i filosofi: è tutto domande fino in fondo.

Per i governi: è tutto commissioni fino in fondo.

Per noi: è tutto salmone che non possiamo mangiare fino in fondo.

Quando la capacità fiscale si esaurisce (ovvero: game over)

Il rischio finale e più preoccupante è che i governi finiscano per raggiungere il limite del loro potere di indebitamento e di spesa. Gli Stati Uniti hanno già subito declassamenti del merito di credito. I principali detentori del debito americano – Cina e Giappone – stanno gradualmente riducendo la loro esposizione.

Cosa succede quando Mida non può più trasformare le cose in oro?

Succede che scopre di essere sempre stato povero. Che l’oro era un’illusione. Che la vera ricchezza era nelle cose che poteva toccare senza distruggerle.

– Ma ormai è troppo tardi.

– Ha toccato tutto.

– Ha reso tutto efficiente.

– Ha ottimizzato tutto.

E ora muore di fame circondato dall’abbondanza che lui stesso ha creato.

Abbondanza di che? (la domanda che nessuno fa)

Parliamo tanto di “abbondanza”. L’AI produce abbondanza. Prezzi che scendono. Prodotti ovunque.

Ma abbondanza di che?

– Di prodotti? Sì.

– Di servizi? Forse.

– Di cosa fare della vita? No.

– Di significato? No.

– Di lavoro che abbia senso? ASSOLUTAMENTE NO.

Non è che c’è un’abbondanza di lavoratori a cui non si sa che cosa fargli fare? Per una vita abbiamo insegnato in economia il principio PAM: Più con Meno. Produrre di più con meno risorse energetiche, meno materiali, meno tempo. Peccato che ci eravamo dimenticati di mettere nell’equazione la variabile “risorsa umana”. E adesso? Adesso abbiamo scoperto che anche quella è stata ottimizzata. Resa efficiente. Trasformata in oro.

E l’oro non lavora. L’oro viene accumulato. (Paperon de Paperoni docet)

L’oro non abbraccia (il costo umano dell’efficienza)

Ma c’è un’altra abbondanza di cui nessuno parla. L’abbondanza di cose che abbiamo perso mentre ottimizzavamo tutto il resto. Mida non ha trasformato solo il cibo in oro. Ha trasformato sua figlia. Voleva abbracciarla. L’ha toccata. E l’ha uccisa. Trasformata in statua d’oro. Bellissima. Preziosa. Perfetta.Morta. È quello che abbiamo fatto noi. Non solo all’economia. Non solo al lavoro. Ma a tutto ciò che rende umana la vita.

Mida tocca le relazioni (e tutto diventa transazione)

Abbiamo ottimizzato le relazioni:

– LinkedIn: non amici, connessioni. Misurabili. Quantificabili. “Ho 500+ connessioni.” Bellissimo. Ma quante conosci davvero? Quante chiameresti alle 3 di notte?

– Tinder: relazioni ottimizzate tramite algoritmo. Swipe left, swipe right. Efficienza pura. Il desiderio trasformato in dato. L’amore ridotto a match. E se non fai match? Sei inefficiente. Hai sbagliato foto. Hai sbagliato bio. Ottimizza te stesso.

– Facebook: amici che non vedi da 15 anni ma di cui conosci cosa hanno mangiato a colazione. Intimità simulata. Connessione senza relazione.

Tutto è diventato networking.

Quanto vali?- (a cosa mi puoi essere utile) invece di Chi sei? (quali sono i tuoi valori). Le relazioni trasformate in oro. Scintillanti. Numerose. Fredde. E ci chiediamo perché ci sentiamo soli. Mida che abbraccia sua figlia. L’oro non abbraccia. L’oro è lì. Prezioso. Inutile.

Mida tocca l’identità (e tutto diventa performance)

Chi sei se non sei quello che fai? Per generazioni la risposta era semplice: sei quello che fai. Il falegname. Il dottore. Il contadino. Il musicista. Identità = Lavoro. Funzionava. Finché il lavoro c’era. Ora? Ora Jack sa fare tutto ma non serve a niente. E chi è Jack se non può fare?

L’efficienza ha trasformato l’identità in CV. Misurabile. Quantificabile. Ottimizzabile.

– Competenze chiave

– Anni di esperienza 

– KPI raggiunti 

– Risultati misurabili

Il tuo valore è un numero. La tua identità è una lista. Il tuo essere è una performance. E se la performance non serve più? Se il robot fa meglio? Chi sei? Oro. Efficiente. Inutile. L’identità trasformata in metrica. E le metriche, come l’oro, non si abbracciano.

Mida tocca il tempo (e tutto diventa produttività)

Non esiste più tempo sprecato. Ogni momento deve essere ottimizzato.

– Mindfulness per essere più produttivi

– Meditazione per performare meglio

– Esercizio fisico tracciato

– Sonno monitorato (sleep score: 87/100, puoi fare meglio!)

– Lettura per crescita personale

– Hobby che sviluppano competenze trasversali

Anche il riposo è ottimizzato.

L’ozio? Morto. Trasformato in oro. Non stai facendo niente. È diventata un’accusa. Che hai fatto oggi? Se rispondi Niente, hai fallito. Il tempo libero non è più libero. È tempo da riempire. Da investire. Da non sprecare. Come se il tempo fosse una risorsa scarsa da massimizzare. Abbiamo cominciato facendolo con i figli. Siamo diventati i loro manager: un’ora di inglese, un’ora di sport, le passeggiate ecologiche, la musica, gli abbiamo riempito le giornate di cose da fare; dovevano imparare a non sprecare il tempo.

Ma il tempo non è scarso. Quello che è scarso è il permesso di sprecare il tempo. I Sufi lo sapevano: Mangiare quando hai fame, dormire quando hai sonno. Sembra banale. Ma provate. Provate a mangiare SOLO mangiando. Senza telefono. Senza TV. Senza pensare ad altro. Provate a non fare niente per un’ora. Davvero niente. Senza senso di colpa. Non ci riuscite. Perché il tempo è diventato oro. E l’oro non si spreca. Quindi passiamo le giornate a fare cose “utili” (a chi?) che non ci rendono felici, ottimizzando un tempo che non godiamo più, per raggiungere un’efficienza che ci uccide. (E il mio prof di filosofia ci diceva: Avete già letto più libri di Platone, Socrate, Nietzsche, Calvino messi assieme, ma non siete come loro e mai lo diventerete: Perché? …(Help: sto ancora cerando la risposta).

Mida che tocca il tempo. Ogni secondo trasformato in oro. Prezioso. Pesante. Morto.

Mida tocca il desiderio (e tutto diventa wishlist)

Il mendicante col salmone aveva ragione. Il desiderio non è bisogno. Il desiderio è altro. Ma abbiamo trasformato anche quello in oro. Amazon sa cosa vuoi prima di te. L’algoritmo ti dice cosa desiderare.

– Consigliato per te

– Chi ha comprato questo ha comprato anche…

– Potresti essere interessato a…

Il desiderio trasformato in dato. Previsto. Ottimizzato. Soddisfatto in 24 ore. E qui la grande menzogna: i dati sono il nuovo petrolio. Basta il nuovo petrolio sono i desideri e gli algoritmi sono progettati per intercettare i tuoi desideri e lo fanno anche con pochi clic. (vedi puntata precedente)  “il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va” cantava Celentano

Ma è ancora desiderio?

O è solo consumo guidato da un algoritmo che sa che se ti mostra quella cosa in quel momento hai il 73% di probabilità di cliccare? Galeano: “Si può proibire l’acqua, non la sete.” Ma cosa succede quando la sete stessa viene creata dall’algoritmo? Quando non sai più se desideri una cosa o se l’algoritmo ti ha fatto credere di desiderarla?

Quando puoi desiderare il salmone?

Non quando hai fame. Quello è bisogno. Non quando hai i soldi. Quello è capacità di spesa. Ma quando desideri solo per il gusto di desiderare. Senza giustificazioni. Senza ottimizzazioni. Senza algoritmi che ti dicono che quel desiderio “ha senso” per il tuo profilo. Il desiderio libero è morto. Trasformato in oro. In wishlist. In “aggiungi al carrello”. E ci chiediamo perché niente ci soddisfa davvero. Perché l’oro non si desidera. L’oro si accumula.

Mida tocca la comunità (e tutto diventa smart ma solo)

Ricordate la barca coi buchi? Quello era il problema: uno buca sotto il suo posto pensando che sia affar suo. Ma c’è un problema ancora più grande. Non siamo nemmeno più sulla stessa barca. Ognuno sulla propria. Ottimizzata. Efficiente. Solo. Il vicinato è sparito. Quando è stata l’ultima volta che hai chiesto lo zucchero al vicino? O anche solo che gli hai detto “Buongiorno”? Le piazze sono vuote. O meglio, sono piene di gente sola. Ognuno col proprio smartphone. Connesso al mondo. Disconnesso da chi gli sta accanto. Quando è l’ultima volta che hai fatto una telefonata ad una persona che conosci solo per il piacere di salutarlo?

Smart cities dove nessuno si parla.

Tutto ottimizzato. Tutto efficiente. Tutto intelligente. Semafori smart. Parcheggi smart. Illuminazione smart. Peccato che le persone siano sempre più stupide. Non nel senso di QI. Nel senso di isolamento. Connessi ovunque. Soli sempre. La comunità trasformata in rete. La rete in piattaforma. La piattaforma in algoritmo. E l’algoritmo non sa cos’è una comunità. Sa cos’è un cluster. Un target. Un segmento demografico. Ma comunità? Quella cosa dove ti incontri per caso, parli del nulla, condividi il tempo senza scopo? Morta.

Trasformata in oro. In “gruppi di interesse”. In “community online”. Che non sono comunità. Sono aggregati di solitudini connesse. René Girard aveva ragione: la società si regge sui propri nemici.

Ma cosa succede quando il nemico è invisibile? Quando è il sistema? Quando è ‘algoritmo? Quando è efficienza? Non puoi combattere l’oro. Non puoi odiare Mida. È solo un re che voleva l’abbondanza. Come noi. E come lui, abbiamo scoperto troppo tardi che l’abbondanza che volevamo ci ha reso poveri di tutto ciò che conta.

Il vero costo dell’efficienza (quello che non compare nel PIL)

Guardiamo i numeri. Sempre i numeri.

– PIL in crescita? Ok. Fatto.

– Produttività in aumento? Ok. Fatto

– Efficienza massimizzata? Ok. Fatto

E intanto va a tappeto per KO:

– Tassi di depressione: in aumento

– Solitudine: epidemia globale (OMS)

– Burnout: normalizzato

– Ansia: la nuova baseline

– Relazioni: più brevi, più fragili, più vuote

– Comunità: morte

– Identità: frammentata

– Tempo: mai abbastanza

– Desiderio: algoritmizzato (non credo si possa dire, ma rende l’idea)

Ma il PIL cresce.

E l’oro si accumula. Mida muore di fame, ma i suoi magazzini sono pieni. Mida muore di sete, ma le sue fontane sono d’oro. Mida muore di solitudine, ma sua figlia è lì. Bellissima statua d’oro. Che non lo abbraccerà mai più.

Questo è il vero costo dell’efficienza. Non economico. Umano.

E nessuna commissione lo sta misurando. Nessuna piattaforma lo sta ottimizzando. Nessun algoritmo lo sta risolvendo. Perché l’oro non abbraccia. E noi abbiamo trasformato tutto in oro. Compreso noi stessi. 

Come rispondiamo a Bruce? (la domanda che conta)

Ora arriviamo al punto. Come facciamo a rispondere a Bruce Springsteen quando canta “Jack of All Trades”?

I’ll hammer the nails, I’ll set the stone
I’ll harvest your crops when they’re ripe and grown
I’ll pull that engine apart and patch her up ‘til she’s running right
I’m a jack of all trades, we’ll be alright

Come si fa a rispondere a una persona che ha sempre fatto il suo dovere e che poi viene espulsa dal sistema? Non certo per colpa sua. Ma da chi doveva decidere e lo ha fatto solo per il proprio interesse e non per la comunità.

Chi gli risponde?

“Scusa Jack, sei stato reso obsoleto. Ma tranquillo, ecco il reddito di cittadinanza. Però non puoi mangiarti il salmone, eh. Devi dimostrare che te lo meriti. Come? Boh. Segui un corso. Diventa creativo. Fai volontariato. Assistenza agli anziani. Ah no, quello lo fanno i robot. Beh, allora… studia. Cosa? Boh, qualcosa. Per dieci anni. Poi ne riparliamo.”

È questa la risposta?

Il Boss canta di un uomo che sa fare tutto. Piantare chiodi. Mettere pietre. Raccogliere. Riparare motori. E noi gli rispondiamo: “Bravo Jack, peccato che ora tutto quello che sai fare lo fa un robot. E lo fa meglio. E costa meno. E non si lamenta. E non ha bisogno di salmone con maionese.”

Jack è diventato oro.

Efficiente. Ottimizzato. Inutile. Come Mida che tocca sua figlia per abbracciarla e la trasforma in statua.

Il peccato che stiamo facendo (ovvero: mancare il bersaglio)

“Peccato” in origine voleva significare mancare il bersaglio. Non una colpa morale. Non un’offesa a Dio. Semplicemente: hai tirato e hai mancato. Qual è il bersaglio che stiamo mancando? Il bersaglio era l’abbondanza. Volevamo produrre abbondanza per tutti. Abbiamo prodotto abbondanza.

Ma l’abbiamo mancata. Perché l’abbondanza che abbiamo creato è come l’oro di Mida: non si mangia. È ABBONDANZA DI: 

– cose che non servono se non hai i soldi per comprarle.

– tempo libero che non sai come riempire.

– efficienza che ti rende superfluo. 

Vuoi vedere che abbiamo colpito il bersaglio sbagliato?. E ora, invece di ammettere l’errore e cambiare mira, continuiamo a tirare sullo stesso bersaglio, solo con più precisione. “Più AI! Più automazione! Più efficienza!” Stiamo banalizzando il bersaglio.

E banalizzare il bersaglio È il vero peccato.

La società si regge sui propri nemici (grazie René)

René Girard aveva ragione: la società umana si regge di norma sui propri nemici. Chi è il nemico adesso?

– L’AI? No, l’AI è la soluzione (dicono).

– Il lavoro? No, il lavoro è ciò che dobbiamo “creare” (dicono).

– I giovani? I vecchi? I robot? Il capitalismo? Il reddito di cittadinanza?

Nessuno. O meglio: tutti. 

Perché quando non c’è un nemico chiaro, la mente umana ne inventa uno. E le menzogne più efficaci sono una sorta di auto-assoluzione. Non è colpa nostra. È colpa (in ordine)

– dell’AI 

– dei giovani che non vogliono lavorare 

– del sistema

Intanto, anche gli eretici si stanno normalizzando. Fanno parte del panorama pittoresco. Vengono assorbiti dalla narrazione a dimostrare che tutto è difficile, complesso, e che non ci puoi fare niente. Eretico vuol dire separato. Una sorta di verità separata dal contesto. Ma se gli eretici diventano parte del contesto, non sono più eretici. Sono diventati oro. Come tutto il resto.

Il bisogno di ordine (che diventa dittatura)

Il bisogno di ordine è una cosa normale. Ma portato all’eccesso porta alla dittatura. La paura delle malattie può diventare ossessione. Il desiderio di efficienza può diventare il tocco di Mida. E noi dove siamo? Siamo esattamente lì. Nel punto di passaggio. Dove 

– l’ordine sta diventando rigidità

– l’efficienza sta diventando autodistruzione 

– l’abbondanza sta diventando fame

Ormai la distinzione non è più tra bene e male. È tra ciò che è vitale e ciò che è mortale. E l’oro – per quanto prezioso – è mortale. Perché non si mangia. Non si beve. Non si abbraccia.

Come ne usciamo da questo ingorgo? (spoiler: non ne usciamo)

La nostra coscienza bicamerale ci sta atrofizzando. Per chi non conosce la teoria: secondo Julian Jaynes, un tempo gli esseri umani non avevano una coscienza unificata come la nostra. Avevano due “camere”: una parte che parlava (come una voce degli dei) e una parte che ascoltava e obbediva. Siamo tornati lì:

– Una parte di noi sa che il sistema non funziona. L’altra parte continua a obbedire. 

– Una parte sa che il reddito di cittadinanza è necessario. L’altra parte dice che è contro la dignità del lavoro

– Una parte sa che l’AI produrrà abbondanza. L’altra parte ha paura di quella abbondanza.

Siamo Mida che sa che il tocco è una maledizione ma continua a toccare. Perché è l’unica cosa che sappiamo fare. Come ne usciamo? Forse non ne usciamo. Forse la domanda è sbagliata. Forse dovremmo chiederci: Ha ancora senso:

– Ha ancora senso parlare di “repubblica fondata sul lavoro”?

– Ha ancora senso remunerare le persone solo se lavorano?

– Ha ancora senso misurare il successo col PIL?

– Ha ancora senso continuare a toccare tutto trasformandolo in oro?

Coda: la differenza tra Mida e Iside (ovvero: ricomporre vs distruggere)

Nell’articolo precedente vi ho parlato di Iside che doveva ricomporre i 14 pezzi di Osiride. Oggi vi ho parlato di Mida che trasforma tutto in oro. Qual è la differenza?

Iside ricompone. Mida trasforma. Iside prende pezzi separati e li riunisce in un corpo. Mida prende cose vive e le trasforma in oggetti morti (ma preziosi).

Il governo moderno è Mida travestito da Iside. Dice che vuole ricomporre. Che vuole creare unità. Coesione. Piattaforme partecipative. Ma in realtà tocca tutto. E tutto ciò che tocca diventa oro. Oro burocratico. Oro inefficiente. Oro che non serve a niente.

Iside almeno aveva uno scopo: far rivivere Osiride. Mida non aveva scopo. Voleva solo accumulare. E noi?

Noi vogliamo solo ottimizzare. Rendere tutto efficiente. Tutto oro. Fino a quando non ci accorgiamo che l’oro non si mangia. E che abbiamo trasformato anche noi stessi in oro. Efficienti.
Ottimizzati. Morti.

P.S. – Una cosa che i Sufi già sapevano

I Sufi raccontano di un maestro a cui chiesero: “Qual è il segreto della vita?” Lui rispose: “Mangiare quando hai fame, dormire quando hai sonno.” L’allievo ribatté: “Ma questo lo fanno tutti!”

E il maestro: “No. Gli altri quando mangiano pensano a mille cose. Quando dormono sognano altre mille cose. Mangiare quando hai fame significa SOLO mangiare. Dormire quando hai sonno significa SOLO dormire.”

Mida non sapeva mangiare. Noi non sappiamo vivere nell’abbondanza. Abbiamo passato 200 anni a creare abbondanza. E ora che ce l’abbiamo, non sappiamo che farcene. Perché l’abbondanza che abbiamo creato è oro. E l’oro non si mangia.

P.P.S. – Risposta a Bruce (quella che non abbiamo)

Bruce, scusa. Non abbiamo una risposta. Hai fatto tutto bene. Hai imparato tutti i mestieri. Sei il Jack of All Trades perfetto. E ti abbiamo trasformato in oro. Efficiente. Ottimizzato. Inutile. Non è colpa tua. È colpa del tocco di Mida che abbiamo chiamato “progresso”. L’unica cosa che possiamo dirti è questa:

Quando gli occhi dei dormienti si aprono, vedono che tutto è fatto d’oro.

Peccato che l’oro non si mangia. E noi, Jack, abbiamo fame. Tutti quanti. Circondati dall’abbondanza. Come Mida. Come il mendicante che non sa quando può mangiare il salmone. Come te.

Mentre scrivo questo, da qualche parte un algoritmo sta calcolando quanto tempo hai impiegato a leggere ogni paragrafo. Ma a differenza dell’AI, noi esseri umani non impariamo dai dati. Ripetiamo gli stessi errori, solo con più oro intorno. Il vero ingorgo fantasma non è nel traffico. È nelle istituzioni che trasformano tutto in oro e poi si chiedono perché la gente ha fame.

Mida è ancora lì, affamato. Il mendicante è ancora lì, che aspetta di sapere quando può mangiare. E Jack è ancora lì, che sa fare tutto ma non serve più a niente.

Benvenuti nell’economia dell’oro che non si mangia.

Il Re Mida dell’Efficienza vi dà il benvenuto. Circondati dall’abbondanza. Ma Morti di fame.

FINE (ma non per il debito pubblico, quello continua e mette noi a tappeto con un perfetto Knock-out).  Un attimo ancora Thomas Stearns Eliot scrive: “Ciò che diciamo principio spesso è la fine, e finire è cominciare. La fine è là onde partiamo” . Allora se non è una fine è un ripartire, ma come? Stay tuned Un attimo ancora: e se cominciassimo a ragionare come gli alchimisti, ma al contrario non partire dal piombo per farlo diventare oro, ma partire dall’oro e farlo diventare umanità?

Beppe Carrella
SCRITTO DA Beppe Carrella

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