Quella tra gli italiani e le tecnologie per l’efficienza energetica è una relazione complicata. C’è diffidenza, un basso livello di conoscenza, spesso indifferenza verso strumenti che – come gli Smart Meter – sono in grado di abilitare comportamenti sostenibili su larga scala. E non è solo una questione di competenze digitali, scarsamente diffuse sul territorio nazionale. È anche una questione di consapevolezza: i benefici, anche personali, che si potrebbero ottenere dall’uso di queste nuove tecnologie sono ancora per molti sconosciuti, e questo sembra rallentare un cambiamento fondamentale per la sostenibilità.
A dipingere questo quadro sono i risultati di “Energy & Efficiency”, l’ultimo rapporto realizzato dalla Fondazione per la Sostenibilità Digitale. La ricerca – realizzata attraverso la somministrazione di 4000 interviste con metodologia CATI/CAWI – approfondisce il ruolo della tecnologia come strumento di sostenibilità nella percezione del cittadino, declinata in quattro gruppi generazionali: Generazione Z (18-28 anni), Millenials (29-44 anni), Generazione X (45-60 anni) e Baby Boomers (61-75 anni).
“I dati del nostro rapporto evidenziano un paradosso tipico della transizione digitale nel nostro Paese: una fiducia teorica che fatica a trasformarsi in adozione concreta”, ha commentato Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. “Sebbene la maggioranza degli italiani riconosca il potenziale delle tecnologie digitali per abbattere i consumi e proteggere l’ambiente, ci scontriamo con una realtà fatta di scarsa conoscenza e inerzia. È preoccupante notare come, nonostante l’urgenza del risparmio energetico, strumenti fondamentali come gli Smart Meter siano ancora degli sconosciuti per gran parte dei baby boomers, e come quasi la metà della generazione X, pur conoscendoli, non li utilizzi per ‘pigrizia’ o mancanza di incentivi chiari. Il nostro compito, come Fondazione, è colmare questo divario informativo e culturale. Non basta che la tecnologia esista, deve essere percepita come utile e accessibile da tutte le generazioni”.
Trasformare la fiducia digitale in adozione
Le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale, applicate all’automazione domestica (smart home), sono utili a migliorare i consumi, con impatti positivi sull’ambiente? Nel complesso, nelle risposte prevale un consenso “moderato” (57%) con pochissime differenze tra un gruppo generazionale e l’altro, anche se i più sensibili sembrano essere sia gli intervistati tra i 18 e i 28 anni che i Boomers, entrambi al 59%. E anche sulla considerazione o meno se l’utilizzo di sistemi di smart meter comporti una significativa ottimizzazione dei consumi energetici, in media prevale un consenso moderato (56%): in altre parole lo smart meter è ritenuto uno strumento utile, ma la convinzione “forte” resta minoritaria. Il tema, quindi, è trasformare fiducia teorica in adozione.
“È senz’altro fondamentale sviluppare consapevolezza e cultura, perché la trasformazione digitale è una trasformazione culturale di un’intera società”, ha spiegato Mauro Giancaspro, Direttore Technology, Innovation & Digital Spoke di ANAS SpA. “Aggiungerei però un terzo elemento, quello della trasparenza: ogni utente deve avere chiaro quale tipo di ritorno, di beneficio, può ottenere dall’utilizzo di questo tipo di strumenti e servizi. Sono convinto che, in questo modo, si farebbe un grande scatto in avanti su questi temi”.
Guardando ancora all’Intelligenza artificiale, solo il 9% dei Boomer è convinto che rappresenti uno strumento fondamentale per abbattere i consumi elettrici, con la percentuale che cresce con il diminuire dell’età degli intervistati – il 16% della Gen Z confida nell’IA. Più in generale, la media fra le quattro generazioni si trova a metà strada, con un 51% che si dichiara abbastanza d’accordo e un 36% che, al contrario, non confida affatto nelle potenzialità dell’intelligenza artificiale come mezzo in grado di diminuire i consumi elettrici. “Quello che emerge in generale dalla ricerca è che, anche nello sviluppo di servizi digitali, abbiamo a che fare con generazioni diverse, con consapevolezze, convinzioni e comportamenti diversi”, ha commentato Kussai Shahin, Direttore Generale di Trentino Digitale SpA. “Per questo è fondamentale capire su quali leve agire, non con la pretesa di portare tutti allo stesso livello di consapevolezza, ma per fare in modo che la trasformazione digitale non lasci indietro nessuno”.
Smart Home, un concetto di nicchia
Meno di un italiano su cinque (18%) utilizza lampadine e prese intelligenti controllabili tramite assistenti vocali, mentre il 34% non ne conosce nemmeno l’esistenza e un altro 40% sa di cosa si sta parlando ma non ne ritiene utile l’uso. Sul fronte della possibilità di controllare i propri elettrodomestici e l’illuminazione di casa con una app – con conseguente impatto positivo sui consumi energetici – la generazione dei Boomer è prudente, ma non contraria: più della metà (58%) è abbastanza d’accordo nel farne uso, ma solo il 13% è davvero convinto fino in fondo.
Per quanto riguarda invece gli impianti di riscaldamento e climatizzazione controllabili e programmabili da remoto, solo il 18% della Gen Z non sa di cosa si parli, con un abbondante 42% che dichiara di conoscerli ma di non farne uso. Su tali dispositivi la percentuale di Boomer “ignara” sale addirittura al 54%, e solo il 32% li conosce ma non li utilizza. “I risultati della ricerca sono chiari: la maggioranza degli italiani non usa questi strumenti, e la smart home è ancora un concetto di nicchia”, ha commentato Matteo Bozzoli, Responsabile dei Junior Fellow della Fondazione. “Il problema, però, più che anagrafico, sembra essere nel rapporto tra utenti digitali e utenti analogici: serve lavorare su consapevolezza e su modalità di attivazione, altrimenti il digitale, più che ridurre, rischia di ampliare un divario già esistente”.
Tra i motivi di questo scarso tasso di adozione potrebbe esserci anche una forma di diffidenza, di timore per la violazione della propria privacy nell’utilizzo di questi servizi. “Questi strumenti di domotica richiedono la gestione tramite app, e quindi di passare attraverso servizi messi a disposizione da terzi”, ha spiegato Nicola Mugnato, Founder e Chief Technology Officer di Gyala: “questo garantisce senz’altro all’utente maggiore comodità, ma introduce anche potenziali rischi. La sicurezza è un aspetto cruciale, ed eventuali mancanze in tal senso possono chiaramente rappresentare un serio ostacolo per l’adozione di questi strumenti importanti per la sostenibilità”.
Servono incentivi
Tornando agli smart meter, la tiepida fiducia verso questi strumenti di controllo dei consumi energetici domestici si riflette nei dati di utilizzo: ben il 65% dei Boomer dichiara infatti di non conoscerne nemmeno l’esistenza, e solo il 24% sa cosa sono ma non li utilizza. La situazione migliora leggermente con la Generazione X, dove la percentuale di chi non li conosce scende al 42%, ma quella dei “pigri” sale al 36%. “Sono convinto che il digitale possa trasformare l’efficienza in un ciclo continuo”, ha spiegato nel suo keynote Carlo Bozzoli, membro del Comitato di Indirizzo della Fondazione. “Lo vediamo proprio con lo smart meter, strumento in grado di abilitare comportamenti sostenibili su larga scala: se a questo venissero affiancati dei meccanismi di incentivo, allora tutto ciò può diventare anche un volano di efficienza economica. Insomma, l’efficienza energetica non può dipendere solo dalle convinzioni individuali, deve esserci anche un sistema che riduca l’incertezza”.
















