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McLuhan diceva: il medium è il messaggio. Postman aggiungeva: sì! E  il messaggio ci sta cambiando in qualcosa che non abbiamo scelto di diventare, non era pessimismo era diagnosi. Negli anni ’80 scrisse una cosa che all’epoca sembrava esagerata: non saremo oppressi dalla tecnologia. saremo intrattenuti fino a dimenticare la libertà.

All’epoca c’era la televisione, un telecomando qualche canale ci  sembrava poco e allora abbiamo fatto un passo avanti non abbiamo migliorato l’intrattenimento lo abbiamo reso continuo: scroll infinito, notifiche, video brevi, feed che non finiscono mai. Non è un sistema che ti obbliga a restare è un sistema che ti rende difficile andare via, quasi impossibile. C’è una differenza visibile sottile, ma è tutto.

Postman accusava la televisione di trasformare tutto in spettacolo: la politica, la religione, l’informazione non contava più cosa era vero, ma contava cosa era interessante; Postman aveva ragione, ma non abbastanza.

Perché Guy Debord lo aveva già visto, vent’anni prima, da un’angolazione diversa e più scomoda: non stiamo guardando lo spettacolo viviamo dentro una realtà che è stata sostituita dalla sua rappresentazione. Non è un problema di contenuti è un problema di rapporto con il mondo.

Debord lo chiamava spettacolo integrato quella condizione in cui pubblico e privato si fondono, in cui l’immagine non descrive la realtà ma la sostituisce e questo, lo aveva scritto nel 1967.

Aveva la televisione davanti agli occhi e vedeva qualcosa che la televisione non era ancora: vedeva noi vedeva come saremo diventati.

Lo spettacolo era la merce che guardava sé stessa. E noi siamo andati oltre, molto oltre.  Abbiamo costruito sistemi che producono automaticamente ciò che deve essere guardato. L’intelligenza artificiale non si limita a mostrarti qualcosa ti mostra ciò che funziona su di te. E lo impara in tempo reale non è censura, selezione non è controllo esplicito è  adattamento continuo. Non ti dicono cosa pensare, ti mostrano abbastanza cose giuste da farti smettere di cercare il resto.

Postman aveva paura che ci distraessero. Debord aveva paura che ci alienassero. Noi abbiamo costruito un sistema che fa entrambe le cose insieme. Ti distrae abbastanza da non farti pensare e, allo stesso tempo, ti coinvolge abbastanza da farti restare.  La cosa più inquietante è che non sembra un problema perché non ti toglie nulla ti dà tutto.

Non è una dittatura perché le dittature vietano e qui, non viene vietato nulla anzi tutto è disponibile, ma a solo alcune cose emergono. 

Postman non guardava a Orwell preferiva Huxley. Non temeva un mondo in cui qualcuno ti impedisce di pensare, ma un mondo in cui non ne hai più voglia. Orwell aveva paura che saremmo stati distrutti da ciò che odiamo. Huxley che saremmo stati distrutti da ciò che amiamo. Non la punizione il piacere non il controllo l’’anestesia.

C’è una frase che gira da anni senza un padre certo. Le cattive abitudini sono gabbie chiuse dall’interno. Hai la chiave. Ma aspetti il salvatore. La festa permanente funziona così non è una prigione è una gabbia aperta da cui non esci perché stai ancora aspettando che qualcuno venga a dirti che è ora.

Da queste parti si dice: chi è più sciocco, la lepre o chi le corre dietro? Il problema è che oggi non si capisce chi corre dietro a chi e per cosa. Forse sei tu la lepre. Forse sei tu che corri. Forse il sistema ha abolito la differenza. E la caccia continua perché a nessuno dei due conviene fermarsi.

È una festa, una festa permanente dove ogni cosa è progettata per essere consumata, dimenticata, sostituita e, come tutte le feste lunghe, a un certo punto non sai più perché sei lì.

C’è una scena che conosci sei a un concerto sul palco sta succedendo qualcosa e, ormai, in maniera automatica tu alzi il telefono, non per ricordare, ma per avere la prova che eri lì.

La foto finisce in un cloud e neanche la riguarderai. La foto ha consumato energia per esistere, ma per niente e, la cosa più assurda, tu hai guardato il concerto attraverso uno schermo invece di guardarlo con gli occhi. Stupidità? No, non è stupidità è il sistema che funziona in questo modo. In fondo, stavi producendo contenuto senza saperlo e senza fermarti a sceglierlo. Chi corre dietro a chi? Chi la lepre chi lo sciocco?

Joyce li chiamava tuoni. Eventi che non si capiscono subito, ma che cambiano tutto. Il tuono ha bisogno del silenzio per essere riconosciuto come tuono. Noi abbiamo abolito il silenzio. Non è che non succede più niente di importante. È che non abbiamo più lo spazio per accorgercene. Lo chiamiamo noia. E lo curiamo col pollice.

Springsteen ha scritto una canzone che si chiama Death to My Hometown. Niente cannoni. Niente bombe. Niente tuono. Solo morte silenziosa. Quella che arriva mentre stai guardando altro. O peggio mentre stai guardando proprio quello.

Well, no cannonballs did fly/ no rifles cut us down / no bombs fell from the sky / no blood soaked the ground/ no powder flash blinded the eye / no deathly thunder sounded / but just as sure as / the hand of God / they brought death to my hometown

Joyce e Springsteen si parlano da lontano. Uno diceva: il tuono cambia tutto l’altro diceva: il danno più grande arriva quando il tuono non c’è. Noi viviamo nel mezzo. In un rumore così continuo da non riuscire più a distinguere il tuono dal silenzio

Postman temeva la scomparsa dell’infanzia pensava che, esposti troppo presto a tutto, i bambini sarebbero diventati adulti troppo in fretta, qui aveva ragione, ma non abbastanza. Non è sparita solo l’infanzia, sta sparendo anche l’età adulta perché l’età adulta richiede scelta e noi abbiamo costruito sistemi che scelgono al posto nostro.

L’infanzia era il tempo in cui non sapevi e l’età adulta era il tempo in cui decidevi.Oggi il sistema non ha bisogno che tu pensi, ha bisogno che tu resti indifferente a cosa scegli, perché sceglie lui abbastanza bene.

Inutile che tu decida, perché decide lui più velocemente. Non torniamo bambini, ma non diventiamo adulti. Diventiamo utenti. E gli utenti superflui non se ne accorgono. Perché il feed si aggiorna.

Roger Waters lo aveva capito. Amused to Death. Intrattenuti fino alla morte non era una metafora era già cronaca. La verità, per sopravvivere, deve diventare intrattenente se non lo è, scompare non perché sia vietata perché non compete.

Cinque cattivi maestri. Cinque movimenti. Ellul diceva che la tecnica è autonoma. Kaczynski che si autoalimenta. McLuhan che alla fine si capovolge. Virilio ci dice che il sistema accelera. Postman aggiunge l’ultimo dettaglio: e mentre si capovolge, sorride.

Il problema è che non ci stanno controllando. Stanno funzionando. E la festa non finisce solo che noi abbiamo smesso di cercare l’uscita.

P.S. Il problema non è quanto tempo passiamo davanti agli schermi: ma  quante cose smettiamo di cercare da soli.

P.P.S. Non siamo dipendenti dalla tecnologia siamo dipendenti da ciò che la tecnologia ha capito di noi.

P.P.P.S. La prossima volta che scorri senza motivo, prova a fermarti. Non per moralismo così per curiosità e chiediti: questa cosa l’ho scelta io… o ha scelto lei me?

Beppe Carrella
SCRITTO DA Beppe Carrella

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