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AMBIENTE/ SOCIETÀ/

La Sostenibilità Digitale? Deve essere misurabile: la visione di ANAS

La trasformazione digitale non è una semplice introduzione di nuove tecnologie: è una rivoluzione di senso. È cambiare radicalmente il modo in cui le attività vengono condotte e gestite, affinché il digitale possa generare un impatto positivo a 360 gradi, soprattutto in termini di sostenibilità. E questo vale, in modo particolare, per un settore cruciale come quello della mobilità, dove il ripensamento digitale della progettazione e della gestione delle infrastrutture può incidere profondamente tanto sull’ambiente quanto sul benessere dei cittadini.

Una visione, questa, che ANAS ha fatto sua e attorno alla quale ha costruito il proprio piano di trasformazione digitale, nonché tutti i programmi strategici di cui è composto. E non è quindi un caso che la terza edizione del Premio di Sostenibilità dell’azienda, che si terrà il 26 maggio, sarà incentrata proprio sul ruolo della sostenibilità digitale come leva strategica per lo sviluppo delle infrastrutture stradali.

Un piano, quattro pilastri

La trasformazione digitale di ANAS si fonda su una visione di lungo periodo, pienamente allineata agli obiettivi del Piano Industriale 2024-2033 e alle direttrici europee del Green Deal e del PNRR. Il piano non nasce come una semplice roadmap tecnologica: è un ecosistema coerente di programmi strategici, orientati alla creazione di valore pubblico, alla resilienza infrastrutturale e alla sostenibilità complessiva del sistema Paese. Il modello adottato dalla Direzione Technology, Innovation & Digital Spoke (DTIDS) è orientato a considerare la tecnologia non come un fine in sé, ma come un abilitatore trasversale di nuovi processi, competenze e modelli decisionali. In questa prospettiva, la trasformazione digitale è parte integrante della strategia industriale di ANAS e agisce come leva strutturale per il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali, operative e sociali dell’azienda.

Più nel dettaglio, sono quattro i pilastri principali sui quali si articola la strategia:

Digitalizzazione dei processi core e corporate, con particolare attenzione alla gestione del ciclo di vita degli asset infrastrutturali;

AI & Data Governance e approccio data-driven, per supportare decisioni tempestive, trasparenti e basate su evidenze oggettive;

Innovazione aperta e sperimentazione, attraverso PoC, living lab e collaborazioni strutturate con università, centri di ricerca, startup e PMI;

Sicurezza, resilienza e sostenibilità dei sistemi digitali, elementi imprescindibili per un’infrastruttura critica nazionale.

In questo quadro, la DTIDS opera come partner strategico del business e delle strutture territoriali, superando il classico modello IT cliente-fornitore e accompagnando l’evoluzione dell’intera organizzazione verso una maggiore capacità di governo della complessità e di anticipazione del cambiamento.

I progetti: sostenibilità digitale al centro

I principali progetti della trasformazione digitale dell’azienda sono quindi accomunati da un impatto diretto e misurabile sulla sostenibilità, nelle sue dimensioni ambientale, sociale e organizzativa. L’obiettivo non è solo introdurre nuove tecnologie: è ripensare il modo in cui le infrastrutture vengono progettate, gestite e manutenute, riducendo sprechi, rischi ed emissioni, e migliorando la qualità del servizio al cittadino.

Tra le iniziative più rilevanti in questa direzione ne è un esempio la digitalizzazione dell’Asset Management sull’intero ciclo di vita, tramite sistemi integrati, BIM e Digital Twin, che consente una pianificazione più efficiente degli interventi e un uso più razionale delle risorse: questo approccio permette di passare da una gestione prevalentemente reattiva a una predittiva, con benefici diretti in termini di costi e riduzione degli sprechi, e di acquisire una migliore capacità di preservare il patrimonio infrastrutturale nel lungo periodo. E poi ancora il programma Structural Health Monitoring (SHM), fondamentale per il monitoraggio continuo di ponti e viadotti, con un duplice impatto di sostenibilità: da una parte aumenta la sicurezza degli utenti e la resilienza delle infrastrutture, e dall’altra consente di ridurre interventi emergenziali e opere invasive, favorendo manutenzioni più mirate.

Importante è anche l’impegno dell’azienda nello sviluppo di Smart Road e Smart Mobility, che integrano infrastruttura fisica e digitale, dati di traffico e servizi avanzati, favorendo una mobilità più fluida, intermodale e meno impattante. Attraverso l’uso di dati e piattaforme digitali, la sostenibilità è in grado di esprimersi in termini di qualità del servizio, riduzione dell’impatto sull’ambiente e aumento dell’efficienza del sistema di trasporto, con benefici diretti per cittadini e territori. Infine, a proposito di uso intelligente dei dati, tra le iniziative in corso c’è anche l’adozione di processi e piattaforme comuni per l’AI & Data Governance di Gruppo FS, volta a garantire interoperabilità, standardizzazione e valorizzazione del dato lungo tutta la filiera infrastrutturale. Ciò significa rendere il dato un bene condiviso e riutilizzabile, a supporto di decisioni più efficaci, trasparenti e coerenti a livello di gruppo.

Insomma, per ANAS la sostenibilità digitale significa fare meglio usando meno, grazie a dati affidabili, manutenzione predittiva, riduzione degli interventi emergenziali e maggiore capacità di programmazione. È un approccio che contribuisce a ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture, ad aumentare la sicurezza e ad accrescere la trasparenza, oltre che l’efficienza dell’azione pubblica.

La terza edizione del Premio di Sostenibilità

Ed è proprio sul tema “la sostenibilità digitale come leva strategica per lo sviluppo delle infrastrutture stradali” che sarà incentrata l’edizione 2026 del Premio Sostenibilità di Anas che, quest’anno, verrà introdotta dai contributi di Paolo Di Cesare, co-fondatore di Nativa – che condurrà anche l’evento – e di Stefano Epifani, Presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale.

Il Premio, che giunge alla sua terza edizione, è una tappa importante nel percorso di sostenibilità che l’azienda ha intrapreso. Ma è soprattutto l’occasione per valorizzare il lavoro svolto dalle proprie Strutture Territoriali (ST) – il cuore operativo di Anas – che, ogni giorno, operano per garantire la sicurezza delle infrastrutture e dei loro utenti, e che rappresentano quindi le principali protagoniste dell’impegno di Anas verso una sostenibilità concreta, misurabile e quotidiana. È proprio il concetto di “misura” il motore dell’iniziativa: da qui nasce il Premio, che vuole riconoscere e mettere in luce il valore delle buone pratiche e delle esperienze che, attraverso indicatori precisi e condivisi, dimostrano l’efficacia delle azioni messe in campo.

Nello specifico, il Premio guarda al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità in quattro ambiti di valutazione: Energia ed Emissioni (energia elettrica consumata dalla ST; quota di energia elettrica autoprodotta da fonti rinnovabili; energia elettrica consumata per strade e gallerie), Economia Circolare (quota di raccolta differenziata; acqua prelevata per uso civile pro capite; chilometri di pavimentazione realizzati con materiali riciclati), Sicurezza e Sociale (tasso di incidenza infortuni sul lavoro dei dipendenti; iniziative per la salute e la sicurezza dei dipendenti e azioni di coinvolgimento degli stakeholder; tasso di incidenza infortuni nei cantieri), Mobilità Sostenibile (tasso di utilizzo di modalità sostenibili per il tragitto casa-lavoro dei dipendenti; azioni per incentivare la mobilità sostenibile dei dipendenti).

L’obiettivo di questa iniziativa è duplice: da una parte promuovere il miglioramento continuo delle performance ambientali, sociali e di sicurezza, e dall’altra diffondere una cultura della sostenibilità che sia autentica, radicata e condivisa. La premiazione avverrà a Roma il 26 maggio 2026, nell’ambito di un evento interno alla presenza dell’AD Claudio Andrea Gemme, del Presidente di Anas Giuseppe Pecoraro, e di tutti i Direttori e Responsabili delle ST. Ed è un’iniziativa che non solo dimostra l’impegno dell’azienda per una mobilità più sostenibile, ma anche quanto sostenibilità e misurazione debbano andare di pari passo. Perché la sostenibilità, se non è misurabile, non è reale sostenibilità: è questo lo scatto culturale da realizzare, per far sì che il concetto non resti astratto ma scenda sul piano della concretezza, per generare un vero impatto positivo sulla società nel suo complesso.

Lorenzo Maria Papale
SCRITTO DA Lorenzo Maria Papale

Dottore in Comunicazione e Marketing, impegnato nella ricerca come Staff della Fondazione per la Sostenibilità Digitale. Redazione di TechEconomy20230.

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