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Luca Longo

Come tutto è iniziato prima del motore a combustione, perché oggi la rivoluzione elettrica non arriva e siamo ancora qui a parlarne

Quando parliamo di auto elettriche, diamo sempre per scontato che si tratta di una novità tecnologica recente: Per alcuni è uno status symbol molto cool (e molto costoso, se no che status symbol sarebbe?). Ma tutti la consideriamo una moderna innovazione per salvare il pianeta dal riscaldamento globale. Ebbene, la realtà è sorprendentemente diversa: le auto elettriche sono in giro da più di 100 anni e, curiosamente, sono nate prima delle auto a benzina. Potete accettare scommesse al bar di sotto: prima che i motori a scoppio facessero la loro rombante comparsa, c’era già qualcuno che si muoveva silenziosamente, proprio come quel tipo appena passato a bordo della sua EV nuova fiammante.

Gli albori dell’auto elettrica: chi arriva prima?

La storia delle auto è in gran parte legata all’evoluzione delle batterie. Queste ultime erano piuttosto rudimentali rispetto agli standard odierni, ma rappresentavano un balzo tecnologico incredibile per l’epoca.

Nel 1828, Ányos Jedlik, un inventore ungherese, sviluppa un rudimentale prototipo di motore elettrico; e qualche anno dopo, Robert Anderson, un inventore scozzese, progetta il primo veicolo alimentato da batterie non ricaricabili.

Quando finisce la batteria, non dobbiamo cercare una colonnina di ricarica! E’ un bel vantaggio finché non ci viene in mente che, se vogliamo ripartire, dobbiamo smontare e buttare la batteria esaurita per acquistarne e installarne una nuova.

La prima vera svolta arriva nel 1859, quando Gaston Planté, un fisico francese, inventa la batteria al piombo-acido: la prima batteria ricaricabile della storia.

Questa utilizza piastre di piombo immerse in una soluzione di acido solforico, un sistema che permette più cicli di carica, conservazione dell’energia accumulata e scarica. Sebbene sia piuttosto pesante e ingombrante, la batteria al piombo-acido diventa la base per i veicoli elettrici del XIX secolo grazie alla sua capacità di immagazzinare e rilasciare energia in modo controllato.

La fine del XIX secolo: le prime EV vere e proprie

E così, nel 1884, Thomas Parker, un ingegnere britannico, realizza uno dei primi veicoli elettrici funzionanti, alimentato proprio dalle batterie al piombo-acido. Anche se l’autonomia è limitata e la velocità non è esattamente quella di una Ferrari (pensate a una lenta passeggiata piuttosto che a una corsa), la capacità di ricaricare la batteria rende questi veicoli una promettente alternativa ai cavalli o alle prime auto a benzina.

Nel 1890, William Morrison, un chimico di Des Moines, Iowa, costruisce una delle prime auto elettriche commercializzabili. Il suo veicolo, che può trasportare fino a sei persone, raggiunge una velocità di circa 20 km/h, utilizzando una batteria al piombo-acido ricaricabile. Questa innovazione segna l’ingresso delle auto elettriche sul mercato, grazie alla facilità di uso rispetto ai complicati motori a combustione dell’epoca.

La (breve) età dell’oro per l’auto elettrica

La tecnologia si diffonde rapidamente, e nei primi anni del XX secolo, le auto elettriche sono preferite dagli americani delle grandi città rispetto ai motori a combustione interna, rumorosi e che producono un fumo terrificante. Beh, non dimentichiamo che anche la tecnologia dei motori a scoppio è solo all’inizio. Inoltre, i piloti non muscolosissimi preferiscono queste antenate delle nostre EV perché non richiedono di manovrare ingombranti leve per l’avvio dei motori a benzina.

Secondo le stime, nel 1900, circa un terzo di tutte le auto in circolazione negli Stati Uniti è elettrico. Tuttavia, queste prime EV hanno ancora grossi limiti: l’autonomia è ridotta, le batterie sono pesanti e la velocità massima è piuttosto bassa. Il sogno di auto veloci e lunghe percorrenze è ancora lontano, ma sono considerate una soluzione perfetta per la guida cittadina. Alcuni marchi, come Columbia Electric e Baker Motor Vehicle Company, commercializzano modelli che diventano lo status symbol dell’élite americana. Le auto a combustibile fossile, nel frattempo, soffrono di diversi problemi: oltre al faticoso e scomodo avvio a manovella, sono rumorose e richiedono carburanti difficili da reperire. Sì: non ci sono le colonnine di ricarica, ma non c’è nemmeno una stazione di servizio ogni due isolati come un secolo dopo.

Tuttavia, come ben sappiamo, il dominio delle auto elettriche non dura a lungo. Il colpo di grazia arriva con l’invenzione del motorino di avviamento elettrico da parte di Charles Kettering nel 1912, che elimina la necessità della manovella per avviare le auto a benzina. Insomma, è proprio un minuscolo motorino elettrico a tradire l’auto a motore elettrico… 

Inoltre, nel 1908 Henry Ford lancia la famosa Ford Model T, un’auto a combustione prodotta in serie in un unico modello senza accessori diversificati – una geniale idea di marketing che solo ora i produttori di auto stanno cercando di imitare – che costa molto meno delle concorrenti elettriche: meno della metà rispetto ad una Detroit Electic. Le auto elettriche finiscono per essere un lusso che pochi possono permettersi.

Il ritorno dell’auto elettrica (con qualche tentativo andato storto)

Dopo la rivoluzione delle auto a benzina e diesel, l’auto elettrica scompare quasi completamente dal mercato per decenni, ma non senza qualche ritorno … di fiamma. Durante la crisi petrolifera degli anni ‘70, l’interesse per le alternative ai combustibili fossili rinasce. Tuttavia, le batterie disponibili all’epoca sono poco efficienti e ingombranti, anzi, sono praticamente le stesse del secolo precedente. Gli sforzi di aziende come General Motors con la modello EV1 negli anni ‘90 sono brevi e, sebbene acclamati da alcuni, non riescono a ottenere il successo commerciale necessario per restare sul mercato.

La vera rinascita dell’auto elettrica inizia nel nuovo millennio. Nel 2008, una giovane azienda dallo strano nome di Tesla Motors, guidata da uno conosciuto chiamato Elon Musk, lancia la Tesla Roadster, un’auto sportiva elettrica capace di raggiungere 394 km di autonomia con una singola carica.

La Tesla Roadster non solo ridefinisce l’immagine dell’auto elettrica – un’auto sportiva da sogno e non più un veicolo lento e goffo – ma dà anche il via alla rivoluzione elettrica che oggi vediamo in tutto il mondo.

Lo sviluppo odierno e le sfide tecnologiche

Oggi, quasi tutti i grandi marchi automobilistici hanno lanciato modelli elettrici. Tesla, Nissan, BMW, Volkswagen, Stellantis e molti altri stanno spingendo sul mercato veicoli con sempre maggiori autonomie, tempi di ricarica più rapidi e prestazioni migliori. Il mercato cinese sta letteralmente esplodendo, non solo di nuove auto elettriche ma addirittura di nuovi produttori di auto elettriche.

Nel 2023, la penetrazione delle auto elettriche ha continuato a crescere a livello globale. Secondo l’International Energy Agency (IEA), le vendite di veicoli elettrici rappresentano circa il 14% di tutte le nuove immatricolazioni a livello mondiale, un aumento significativo rispetto al 9% del 2022. La Cina domina il mercato, seguita da Europa e Stati Uniti.

Questi numeri dimostrano una forte crescita, spinta da incentivi governativi, miglioramenti nella tecnologia delle batterie e da un aumento dell’infrastruttura di ricarica. La penetrazione dei veicoli elettrici in alcuni Paesi, come la Norvegia, ha raggiunto percentuali record: nel 2023, oltre l’80% delle nuove immatricolazioni norvegesi sono elettriche. Anche in Germania, la quota di mercato ha superato il 20%.

Nonostante un calo nella velocità di crescita, determinato da motivi che vedremo fra poco, un rapporto dell’International Energy Agency (IEA), prevede che le vendite globali di auto elettriche continueranno a salire anche nel 2024, raggiungendo una quota di mercato globale del 18-20% rispetto al 14% del 2023.

Le necessarie stazioni di ricarica si stanno moltiplicando, ma anche qui c’è una sfida: la ricarica rapida non è ancora ampiamente diffusa, e i tempi per una ricarica completa variano da 30 minuti a 12 ore, a seconda della tecnologia e delle infrastrutture disponibili.

Ma quanto sono davvero sostenibili?

Siamo tutti d’accordo che l’auto elettrica abbia il potenziale per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. Tuttavia, la questione della sostenibilità non è così semplice come potrebbe sembrare a prima vista.

Durante l’uso, le auto elettriche non emettono CO2: non hanno nemmeno il tubo di scappamento. Ma se si considera l’intero ciclo di vita – dalla produzione alla rottamazione – le cose si complicano. La produzione delle batterie, in particolare, richiede una quantità significativa di risorse naturali come il litio, il cobalto e il nichel, la cui estrazione può essere devastante per l’ambiente.

Secondo uno studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT), la produzione di un’auto elettrica genera tra il 15% e il 68% di emissioni di CO2 in più rispetto a un’auto tradizionale.

E non dimentichiamo le batterie. La durata complessiva delle attuali batterie agli ioni di litio varia tra i 10 e i 15 anni, ma col tempo la loro capacità si riduce sempre di più e la loro sostituzione e lo smaltimento presentano un problema. Le tecnologie per riciclare efficientemente le batterie al litio sono ancora in fase di sviluppo: al momento, gran parte delle batterie esauste finisce in discariche, con conseguente impatto ambientale. 

Inoltre, il miglioramento continuo delle tecnologie di bordo – che richiedono aggiornamenti sempre più frequenti – accelera l’obsolescenza delle auto elettriche. Un’auto che cinque anni fa era considerata all’avanguardia, oggi rischia di essere superata da modelli con maggiore autonomia e tecnologie di guida autonoma più avanzate. Questo ciclo di rapida obsolescenza non fa che aumentare il numero di veicoli destinati allo smaltimento.

Le auto elettriche: una promessa da perfezionare

I principali centri ricerche del mondo stanno sviluppando progetti per migliorare le batterie. Nuove tecnologie, come le batterie allo stato solido, potrebbero offrire maggiore densità energetica, più autonomia e un ciclo di vita più lungo. Inoltre, l’obiettivo è ridurre il peso delle batterie per migliorare l’efficienza complessiva del veicolo e ridurre l’impatto ambientale. Tuttavia, siamo ancora lontani dall’aver risolto questi problemi su larga scala.

Le auto elettriche rappresentano una parte essenziale del futuro sostenibile, ma non sono la panacea per tutti i mali del pianeta. Mentre riducono le emissioni durante l’uso, il loro impatto ambientale complessivo è significativo.

L’industria deve continuare a innovare, riducendo l’impronta ecologica della produzione delle batterie, migliorando le infrastrutture di ricarica – anche domestica – e prolungando la vita utile dei veicoli. Solo così le auto elettriche potranno davvero mantenere la promessa di un futuro più verde e sostenibile.

Luca Longo
SCRITTO DA Luca Longo

Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore e divulgatore scientifico.

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