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Luca Longo

George Hull e la statua di gesso che ha scolpito e seppellito in una miniera

Siamo nel 1868, l’America sta vivendo una fase di forte crescita industriale e scientifica, tutti si gettano con curiosità sull’annuncio di ogni nuova scoperta. Tutti? No! Un’altra metà dell’America crede ciecamente nella Bibbia e nella verità storica di ogni sua parola. Ma, in questo periodo di fermento intellettuale, c’è anche chi non teme di sfidare il sistema e ridicolizzare le credenze più radicate. E così accade che la più grande burla della storia americana venga orchestrata da un tale George Hull, che si pone un obiettivo ben preciso: mettere in piedi una truffa che avrebbe sconvolto tutto il Paese.

Un ateo e un gigante

George Hull, uno sconosciuto tabaccaio ateo con un forte spirito di indipendenza, si trova a dover affrontare un problema che lo assilla da tempo. Lo infastidiscono enormemente i cristiani fondamentalisti, soprattutto quelli che fanno della Bibbia un testo sacro da prendere alla lettera. Non è possibile discutere con questi: le loro convinzioni li portano a considerare ogni parola scritta nella Bibbia come un fatto reale e inconfutabile. Perciò, se affermi qualcosa che non è scritto nella Bibbia, o sei in errore o sei in malafede. Perché? Perché non è scritto nella Bibbia! Non servono altre dimostrazioni.  

Immaginatevi le sempre più numerose battaglie dialettiche che, in quel periodo, si scatenano fra sostenitori delle nuove scoperte scientifiche, da una parte, e i fondamentalisti, che le considerano inganni del demonio e che, alternando sermoni a minacce di dannazione eterna, cercano di riportare sulla retta via le pecorelle smarrite. 

Evoluzione delle specie? Tutte sciocchezze: il libro della Genesi parla chiaro. Dopo essere caduto in un acceso dibattito con uno di questi credenti, Hull – sconfitto dialetticamente, umiliato in pubblico e messo all’angolo da un gruppo di agguerriti fondamentalisti – concepisce un’idea che avrebbe cambiato per sempre il corso della storia delle burle. L’idea si ispira al versetto 6,4 della Genesi: “In quel tempo c’erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli.”. ma dove sono finiti questi giganti? Un ottimo spunto per creare un gigantesco “fossile umano” che avrebbe potuto ingannare e confondere anche i più scettici.

L’ingegneria della burla: il gigante di gesso

Coi soldi guadagnati dal commercio del tabacco, Hull decide di acquistare un terreno ricco di gesso nello Iowa e fa estrarre un enorme blocco di pietra. Ora viene la parte difficile: deve trovare un modo per dar vita a un gigante che sembri autentico. Qui entra in scena Edwin Burkhardt, un abile e squattrinato scultore di lapidi e busti funerari che Hull convince – dietro lauto compenso – a partecipare al suo progetto segreto. Evidentemente, in quegli anni, l’attività di tabaccaio rendeva molto bene.

Ogni notte, senza destare alcun sospetto, Burkhardt e Hull cominciano a lavorare alla scultura. Hull, che non è solo il finanziatore ma anche il modello, si presta per le fattezze della statua, che misura circa 4,5 metri di altezza. Come burla nella burla, dotano il gigante di un pene non solo duro come il marmo ma ancora più gigantesco, altro che i Bronzi di Riace! Una volta terminato, però, la parte più ingegnosa dell’inganno deve ancora venire. Hull e Burkhardt “invecchiano” il gigante utilizzando acidi, agenti ossidanti e pitture impregnanti, in modo da conferire alla pietra un aspetto consumato dal tempo, quasi fossilizzato. Arrivano a simulare i pori della pelle in modo che sembri perfettamente naturale. Notte dopo notte, la scultura si trasforma nel corpo di un essere umano pietrificato, sepolto da millenni.

La scoperta: una statua sepolta nel cuore dell’America

Con la scultura ormai pronta e il trucco perfettamente eseguito, Hull passa all’ultima parte della burla. Come un abile prestigiatore, decide di “scoprire” il gigante nel modo più casuale e convincente possibile. Lo impacchetta per bene e se lo porta a Cardiff, nei dintorni di New York. Qui, con l’aiuto di un complice, il suo amico William “Stub” Newell, lo seppellisce in un angolo nascosto proprio dietro il suo fienile. Il piano era semplice: dopo un anno di paziente attesa, in modo che la terra smossa si ricompatti e sparisca ogni traccia di scavo, Stub sente il bisogno di far realizzare un nuovo pozzo per l’acqua proprio in quel punto. Gli operai, ignari e fra lo sbigottimento generale, trovano e disseppelliscono la statua in presenza di sempre più numerosi testimoni. 

A questo punto, Hull e Newell, armati di tenda e ingresso a pagamento, iniziano a far scucire 25 centesimi ai curiosi che vengono a vedere il “gigante pietrificato”. La voce del gigante trovato nel terreno di Stub si sparge rapidamente, l’afflusso di visitatori cresce a dismisura e il prezzo del biglietto – in ossequio alle leggi del capitalismo – raddoppia a 50 centesimi.

Il gigante di Cardiff: l’esplosione della fama

Ora non solo i vicini, ma intellettuali, politici e accademici giungono da tutta la nazione per visitare il sito. Per spiegare l’enigma, vengono proposte le teorie più incredibili. Alcuni sostengono che il gigante sia un missionario gesuita del 1500, altri si dicono certi che sia il corpo di un antico guerriero irochese della tribù Onondaga, come risulta evidente dai suoi lineamenti. Ma per moltissimi il gigante è la prova che la Bibbia ha sempre ragione: i giganti descritti nella Genesi non sono solo una verità spirituale, ma anche storica. Chi poteva dubitarne?

Burkhardt a questo punto vuole la sua parte, ma – ricevuto il benservito da Hull, che lo aveva già abbondantemente pagato per la scultura – decide di cantare sperando di mettere insieme qualche soldo grazie alle sue rivelazioni.

Da Chicago arriva una lettera dello scultore tedesco in cui ammette di aver contribuito alla creazione della statua. Ma dopo una rapida apparizione sui giornali, l’antipatico episodio viene presto dimenticato. La “fossilizzazione” appare talmente perfetta che i dubbi suscitati dalla lettera vengono completamente accantonati… come il tentativo di un furbastro di lucrare alle spalle della gente perbene. Alcuni geologi dichiarano che la statua possiede “il marchio del tempo stampato su ogni arto e fattezza”, garantendo l’autenticità del fossile. Il gigante viene spostato a Syracuse e il prezzo del biglietto sale a 1 dollaro tondo.

La guerra dei giganti: Hull contro Barnum

Nel frattempo, un altro personaggio cominciava a fiutare l’affare. Phineas Taylor Barnum, il famoso showman, riconosce immediatamente l’enorme potenziale di guadagno derivante da quella burla e cerca di entrare in affari con Hull, offrendogli ben cinquantamila dollari per portare per soli tre mesi il gigante in tour. Ma Hull rifiuta l’offerta.

Barnum, però, non si fa fermare dal rifiuto e decide di agire in proprio. Corrompendo una guardia notturna, riesce a far entrare di nascosto un suo artigiano nella tenda dove è custodito il gigante. Quest’ultimo riesce rocambolescamente a realizzare e a portare fuori un calco in cera della statua, e, una volta a New York, Barnum realizza una copia in gesso identica, esponendola nel suo famoso museo. Così nasce la battaglia per il “vero” gigante.

La tragicomica disputa legale che segue tra Hull e Barnum diventa celebre e aumenta ancora di più la fama del gigante. Barnum gioca d’anticipo e dichiara che la sua statua è l’originale, acquistata direttamente da Hull, accusando Hull di avere un falso. Hull risponde, citando in tribunale Barnum per diffamazione. In tribunale, Hull, per dimostrare che il suo era il primo gigante, si incastra da solo e confessa che il gigante è una burla, e la corte, ridendo, decide di … dare ragione a Barnum. Questo, infatti, non può essere ritenuto colpevole di aver dichiarato che il gigante di Hull è un falso, dato che … lo è.

Una curiosità: agli atti del processo compare una dichiarazione di uno dei collaboratori di Hull: “Ogni minuto nasce un nuovo babbeo”. Una frase storica che, tanto per cambiare, viene rubata e fatta propria da Barnum: la sceglierà come sottotitolo della propria autobiografia.

Paradossalmente, la rivelazione che il gigante è certamente una truffa non fa che riaccendere l’interesse del pubblico, che ora può vedere ben due giganti. La curiosità per “la grande burla del gigante di Cardiff” aumenta ulteriormente.

Due giganti al prezzo di uno

Dopo il processo, i due giganti continuano a essere esposti in due diverse località, e entrambi fruttarono enormi somme di denaro, tanto a Hull quanto a Barnum. L’originale diventa una vera e propria attrazione al Farmer’s Museum di Cooperstown, New York, mentre la copia trova casa al Marvin’s Marvelous Mechanical Museum di Detroit. Oggi, entrambi i giganti sono ancora visibili e la burla, che avrebbe dovuto essere dimenticata, continua a far guadagnare i gestori dei due musei.

La storia del Gigante di Cardiff non è solo una delle burle più celebri della storia americana, ma un racconto affascinante di come la verità e la finzione possano mescolarsi così abilmente da sfumare i confini tra ciò che è reale e ciò che è inventato. A volte, la realtà supera la fantasia, ma in questo caso, la fantasia ha avuto il sopravvento sulla realtà, dando vita a una leggenda che continua a divertire e incuriosire i visitatori ancora oggi. E se – secondo la definizione (falsamente) attribuita a Barnum – conoscete qualche “babbeo”, proponetegli di mettersi in viaggio per scoprire i giganti… Ma avvisateli: non si aspettino che entrambi siano autentici!

Luca Longo
SCRITTO DA Luca Longo

Chimico industriale, Chimico teorico, Giornalista, Comunicatore e divulgatore scientifico.

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