ImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImageImage
Autore

Nel percorso verso un futuro sostenibile, ogni attore della società è chiamato a fare la propria parte. La crisi climatica, la necessità di ridurre le emissioni, ci impongono di ripensare in maniera radicale il modo in cui produciamo, consumiamo e condividiamo energia.

La transizione energetica non può infatti essere ridotta soltanto a una questione di grandi impianti industriali o di decisioni politiche internazionali. Serve il contributo diffuso di tutti: territori, imprese, cittadini stessi.

Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il potenziale delle Comunità Energetiche: un modello innovativo di produzione e condivisione dell’energia, in grado di unire sostenibilità, partecipazione attiva e innovazione digitale. Grazie a queste realtà, ogni individuo o gruppo può contribuire direttamente alla decarbonizzazione, migliorando l’efficienza energetica e, nel contempo, favorendo la coesione sociale. È un diverso modo di pensare e di agire la transizione, che dimostra come la sostenibilità sia tanto una questione tecnologica quanto una sfida culturale e collettiva.

Dalla Comunità alla Sostenibilità

Gruppi di cittadini, imprese, enti pubblici o associazioni che si uniscono per produrre, consumare e gestire energia in modo condiviso, utilizzando fonti rinnovabili. Sono queste, in sintesi, le comunità energetiche, il cui concetto alla base è semplice ma rivoluzionario: superare il modello centralizzato di produzione e distribuzione dell’energia e costruire, a livello locale, reti di generazione e consumo in grado di favorire la sostenibilità e restituire benefici diretti alla comunità.

Funzionano attraverso la realizzazione di impianti, ad esempio fotovoltaici, installati su tetti, edifici pubblici, aree industriali dismesse o spazi privati, e l’energia prodotta viene autoconsumata dai membri della comunità. Il modello di governance più diffuso è quello cooperativo: un socio, un voto. Questo approccio garantisce un’equa distribuzione dei benefici e rafforza il capitale sociale; esistono però anche dei modelli ibridi, in cui enti locali, imprese pubbliche e cittadini co-partecipano attraverso forme associative flessibili.

In termini di impatto, il potenziale di queste realtà è molto elevato, e tocca diverse dimensioni. Dal punto di vista ambientale, contribuiscono all’abbattimento delle emissioni e alla riduzione della dipendenza dalle fonti fossili, aumentando la quota di energia rinnovabile prodotta e consumata localmente; sotto il profilo economico consentono ai partecipanti di risparmiare e, in alcuni casi, generare valore condiviso sul territorio; ma l’aspetto forse più interessante e innovativo è quello sociale e culturale: le comunità energetiche, infatti, trasformano i cittadini nei cosiddetti prosumer, produttori e consumatori consapevoli che partecipano attivamente alle scelte energetiche, promuovendo inclusione, equità e coesione.

Il contesto normativo

In particolare negli ultimi cinque anni, il concetto di comunità energetica ha acquisito centralità nel dibattito europeo e italiano, diventando uno degli strumenti chiave per abilitare una transizione energetica non soltanto più sostenibile in termini ambientali, ma anche più equa. L’Unione Europea, con la Direttiva RED II (2018/2001), ha introdotto una definizione giuridica precisa di “comunità di energia rinnovabile”, riconoscendo il diritto dei cittadini a diventare attori attivi del sistema energetico: produttori, consumatori, stoccatori e fornitori di energia.

In Italia, il recepimento di RED II è avvenuto in fasi successive.

Una prima normativa introdotta dal Decreto Milleproroghe 162/2019 ha avviato un regime transitorio, consentendo la costituzione di comunità energetiche rinnovabili entro alcune limitazioni (potenza massima di 200 kW e membri sottesi alla stessa cabina secondaria).

La piena attuazione, poi, è giunta con il Decreto Legislativo 199/2021 – in vigore da dicembre 2021 – che ha recepito la RED II stabilendo regole per la partecipazione di cittadini, PMI ed enti locali.

Tutto ciò ha tracciato l’inizio di un percorso che, però, incontra ancora qualche difficoltà. Per esempio, diverse comunità energetiche italiane sono nate da iniziative pubbliche o grandi utility, con un approccio top-down: per favorire iniziative che partano dal basso servono incentivi, semplificazioni normative, supporto tecnico e strumenti finanziari inclusivi. Insomma, passi avanti sono stati fatti, ma aspetti come la frammentazione amministrativa e la lentezza delle autorizzazioni rimangono problemi aperti.

Lo stato dell’arte in Italia: luci e ombre

Stando ai dati diffusi dal GSE nel marzo di quest’anno, sono 212 le comunità energetiche rinnovabili (CER) attualmente attive nel nostro Paese, con 326 impianti rinnovabili collegati, una potenza installata complessiva di 18 MW e 1956 utenze connesse. Se confrontata con l’obiettivo del PNRR – che pone, al 30 giugno 2026, il target di 1730 MW di potenza installata tramite configurazioni di autoconsumo collettivo o comunità energetiche – appare chiaro come la cifra sia ancora molto bassa: siamo infatti a poco più dell’1% dell’obiettivo stabilito, e i tempi sono stretti.

A dimostrazione, però, della consapevolezza e dell’interesse crescente verso questo tipo di iniziative, sono quasi 4000 le domande per nuove CER ricevute dal GSE, corrispondenti a una potenza complessiva di circa 390 MW. Un dato interessante, che sembra poter porre le basi per una rapida crescita nei prossimi mesi: una crescita che però, perché possa prendere forma, dovrà essere sostenuta da un adeguato quadro normativo, che ne favorisca piuttosto che ne rallenti lo sviluppo.

Il cervello digitale delle Comunità Energetiche

Se il cuore delle comunità energetiche è la condivisione dell’energia, le tecnologie digitali possono rappresentare il cervello che ne permette un funzionamento efficiente, sicuro e trasparente. Piattaforme digitali, Intelligenza artificiale, blockchain, ognuno di questi strumenti gioca un ruolo sempre più centrale nella gestione di queste iniziative, rendendo possibile l’ottimizzazione dei flussi energetici, il monitoraggio in tempo reale e la partecipazione diretta dei cittadini.

L’Intelligenza artificiale, ad esempio, può consentire di prevedere la produzione fotovoltaica sulla base dei dati meteorologici, e dunque di adattare dinamicamente i consumi massimizzando l’autoconsumo e riducendo gli sprechi. Le piattaforme digitali permettono poi ai membri della comunità di controllare facilmente i propri dati energetici, verificare i benefici economici e ambientali, o partecipare a decisioni di interesse collettivo. Quanto alla blockchain, con la sua capacità di garantire trasparenza e tracciabilità, può aiutare nel certificare in modo sicuro gli scambi di energia tra i membri della comunità, favorendo modelli di peer-to-peer energy trading.

Insomma: le comunità energetiche possono essere descritte come una sintesi virtuosa tra tecnologia, sostenibilità e partecipazione sociale.

Sono una grande opportunità per costruire un nuovo modello di sviluppo fondato su prossimità, condivisione e responsabilità. Da sole non bastano per risolvere il complesso puzzle della transizione energetica, ma di certo possono accelerare il percorso, rendendolo nel mentre più inclusivo e capillare. E le tecnologie digitali – se progettate e implementate con attenzione – possono amplificare ulteriormente l’impatto positivo di questo tipo di iniziative, semplificandone la gestione.

In un sistema energetico sempre più distribuito, intelligente e sostenibile, le comunità energetiche possono diventare dei veri e propri laboratori di cambiamento. Un modo concreto per dimostrare che la sfida della sostenibilità non si vincerà se non attraverso una presa di responsabilità condivisa che parta dal basso. Sostenuta dalle tecnologie che sceglieremo di utilizzare in questo fondamentale percorso e da un quadro normativo e operativo che faciliti la diffusione di queste realtà, che rappresentano una delle principali leve strategiche per la transizione energetica nel nostro Paese.

SCRITTO DA redazione

©2025 Fondazione per la sostenibilità digitale

Tech Economy 2030 è una testata giornalistica registrata. Registrazione al tribunale di Roma nr. 147 del 20 Luglio 2021

Powered by DTILab  - Designed by Fattoria Creativa - Developed by EHT