La presentazione alla Sala Stampa della Camera dei Deputati, il 17 luglio scorso, del Manifesto per la Sostenibilità Digitale della Comunicazione da parte della Fondazione per la Sostenibilità Digitale – che lo ha redatto e illustrato durante l’incontro – è stata una importante occasione di confronto e di condivisione su un tema che sta a cuore anche all’Associazione della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, mobilitata dalla metà degli anni Novanta sul fronte della comunicazione nelle PA, anche nelle relazioni sfidanti, promettenti ma talvolta “pericolose” con la trasformazione digitale.
Riflessioni e argomentazioni declinate da punti di vista professionalmente diversi – ma convergenti – sull’obiettivo comune di coniugare innovazione e inclusione, sviluppo dell’ecosistema digitale e sostenibilità nella sua accezione più ampia, come sistema aperto e plurale, luogo di libertà di espressione e informazione e tutela di persone, corpi e identità digitali, come terreno di una corretta dinamica democratica.
Un Manifesto che indica i principi guida di una Comunicazione digitale sostenibile agita da parte di attori pubblici e privati, accademici e associativi è una guida preziosa e importante per la progettazione, la realizzazione, la valutazione di prodotti, servizi, contenuti e processi relazionali – pubblici e privati – sempre più polimorfi, ubiqui e multicanale, presenze e interazioni digitali che questa nuova “sfera pubblica” ha reso sempre meno “insieme di strumenti” e sempre più “mondo”, per dirla con un lessico filosofico (Heidegger, dasein). D’altra parte i filosofi godono di una nuova inaspettata attualità, per la necessità culturale e sociale di interpretare, e quindi di comunicare, – in modo non duale “analogico e digitale”, piuttosto come un continuum (si parla infatti di seamless communication) – la società onlife, secondo un approccio sistemico e multidisciplinare, ripensando categorie, confini e domini della conoscenza.
Sono certamente necessarie nuove competenze – umanistiche, tecnico-scientifiche, manageriali – e capacità di leggere i fenomeni e i processi in modo trasversale, di gestirne l’evoluzione e gli impatti, con scelte comunicative che allarghino i perimetri “tradizionali” e esplorino nuovi dispositivi e modelli, secondo i principi e valori fondamento di un’etica della comunicazione pubblica in senso ampio, non solo istituzionale, che metta al centro le persone, i diritti fondamentali e la loro declinazione nella traiettoria europea.
E’ una dimensione, quella digitale, matura, nella quale nuove ontologie e sistemi di regole formali e agreement sociali sono necessari – direbbe Floridi molto più autorevolmente di me – ma nella quale la Pubblica Amministrazione e la sua comunicazione – digitale e non – sono percepite dai cittadini, e assai spesso lo sono nei fatti e nei risultati, inadeguate.
Paradigmi diversi e in certa misura inattesi si sono affermati con la rete e gli ecosistemi digitali, modi di generarsi e di funzionare alieni ai sylos, alle verticalità, ai quali le PA hanno reagito con alterni successi e risultati, best e worst practices, con capacità di adattamento all’innovazione diseguali, spesso manifestando improvvisazione e entusiasmi fideistici nell’adozione sic et simpliciter – di ambienti e piattaforme on line, in sé non automaticamente risolutori delle complessità organizzative e comunicative di “macchine” gerarchiche e poco permeabili.
La disintermediazione e l’immediatezza nella relazione tra cittadini e PA hanno bisogno di ridisegno funzionale e di coordinamento organizzativo e di chiarezza di obiettivi comunicativi integrati, hanno prodotto invece frequenti invasioni di campo da parte della comunicazione politica, che scivola facilmente (e in qualche modo comprensibilmente) nella personalizzazione dei messaggi e nella propaganda, nell’autocelebrazione, a detrimento di informazione e comunicazione come servizio.
In questo scenario di luci ed ombre – che la trasformazione digitale evidenzia anche nel posizionamento del nostro Paese nei ranking europei – come Associazione Italiana per la Comunicazione Pubblica e Istituzionale – Compubblica – da quasi 35 anni siamo impegnati per affermare e consolidare una cultura della comunicazione perno della relazione con i cittadini e le comunità come leva fondamentale per il cambiamento tanto atteso delle PA. Cambiamento che può avvenire solo attraverso l’ascolto e l’empowerment di persone e stakeholder; l’accesso multicanale ai servizi e alle procedure; la trasparenza delle politiche e delle scelte; la partecipazione ai processi decisionali e alla progettazione.
La comunicazione pubblica e istituzionale ha come committenti prioritari i cittadini e le cittadine – e le loro espressioni associative – e come Associazione abbiamo come finalità statutaria principale la creazione di valore pubblico, misurabile e rendicontabile, attraverso strumenti, canali e pratiche che promuovano il governo aperto in tutte le sue molteplici dimensioni che rendano effettivo il diritto alla conoscenza e alla spiegazione.
La comunicazione è pensiero e progettazione strategici, interni ed esterni alle istituzioni pubbliche, e la comunicazione digitale delle istituzioni pubbliche per essere sostenibile deve/dovrebbe essere in grado, di disporre delle competenze e della capacità per considerare ex ante e ex post gli impatti sociali e ambientali delle scelte tecnologiche e mediali effettuate, in armonia con il Piano per l’informatica, e secondo indicatori esplicitati nei documenti di pianificazione e pubblicati per il monitoraggio civico; la rendicontazione delle attività e delle politiche pubbliche è parte essenziale della comunicazione, oltre che un obbligo per le PA.
E’ fondamentale pensare il digitale come un’occasione per rendere più diffusi, accessibili, usabili e semplici i servizi per le comunità e, nel contempo, accompagnare e facilitare con tutte le risorse digitali disponibili i contatti che avvengono anche nei touch point fisici, dove l’interazione si svolge di persona, a volte l’unico momento di dialogo con fasce di popolazione più fragili e meno attrezzate.
E’ auspicabile che sempre più diffuse politiche pubbliche, assieme a iniziative private, siano messe in campo per sensibilizzare e abilitare le persone/gli utenti ad una frequentazione informata e “critica” di piattaforme e applicazioni, gratuite ma estrattive di dati, black box opache e chiuse, che operano sulla base di algoritmi potenzialmente discriminatori e manipolatori.
Un altro aspetto centrale è costituito dalla formazione del personale per interagire con i fornitori (molte attività oggi sono esternalizzate) di tecnologie, attività in genere delegata quasi in toto ai Sistermi Informativi delle PA: redigere un capitolato e definirne regole e condizioni per un servizio, una attività, uno strumento o ambiente digitale per la comunicazione non è un lavoro meramente amministrativo o solo “da tecnici”, ma una competenza che ci guida nel mercato delle opzioni e evidenzia stili comunicativi consapevoli e approcci non subalterni all’offerta. Anche il tema del riuso e dei beni comuni digitali si colloca tra le opzioni in campo.
Come Compubblica pensiamo che dare piena attuazione alla sostanza della Legge 150 che ha sì 25 anni e in alcune sue parti potrebbe beneficiare di “manutenzione” evolutiva come molte altre norme, ma è stata ed è largamente disattesa, applicarla anche se non prevede sanzioni sarebbe indice di consapevolezza e di attenzione non retorica da parte delle PA, per una funzione essenziale all’esercizio della cittadinanza, una funzione che si amplifica e si potenzia con il digitale e si arricchisce di nuove responsabilità, anche deontologiche.
In questo senso abbiamo riscritto questa primavera il nostro Codice deontologico che datava al 2003, con particolare riguardo ai doveri e agli impegni di comunicatrici e comunicatori delle PA – civil servant nel mutato contesto sociale e tecnologico – e le parole chiave che guidano il Manifesto della Fondazione hanno piena consonanza con quanto i nostri soci e socie sottoscrivono. Quindi collaborazione e sinergia con il percorso della
Fondazione per la Sostenibilità Digitale sono per Compubblica di grande interesse e valore, e la disponibilità concreta a progettare e lavorare insieme naturale e necessaria.
















