Ovvero: come l’intelligenza artificiale ci ha convinto a rallentare dove non c’è nessun incidente
“Quando i vasi si rompono, le scintille cadono intrappolate nei gusci. Il Tikkun non è riparare i vasi, ma liberare la luce che credeva di aver bisogno di un contenitore.”
— Libera interpretazione dello Shevirat HaKelim da un rigattiere digitale che ha letto troppo Isaac Luria alle 3 di notte
Dedicato a tutti quelli che ancora credono che il problema sia la disoccupazione tecnologica
La Frenata del Pollo (quella che facciamo tutti)
C’è questa cosa bellissima che succede in autostrada: uno frena, quello dietro frena più forte, quello ancora dietro quasi si ferma, e dopo mezz’ora hai creato una coda di 10 chilometri. Quando finalmente arrivi al punto dell’ipotetico incidente, scopri che non c’è niente. Solo aria. Un ingorgo fantasma, generato dalla nostra incapacità collettiva di non reagire al nulla. L’economia dell’AI funziona esattamente così. Solo che invece di frenare con l’auto, freniamo con i prezzi.
La Compressione: ovvero il Jimi Hendrix al contrario
Brynjolfsson la chiama “compressione del valore”. Io la chiamo “suonare Hendrix al contrario sperando che esca Mozart”.
Funziona così:
– L’AI produce sempre di più
– I prezzi scendono sempre di più
– I salari pure (sorpresa!)
– Tutti applaudono l’efficienza
– Nessuno si accorge che stiamo applaudendo il nostro funerale economico
È come quella volta che i Grateful Dead decisero di regalare i concerti: bellissima idea, peccato che poi dovevano comunque pagare l’affitto.
Ricordate quando Facebook era per “connettere le persone”? Il sottoprodotto erano i dati. Oggi i dati SONO il prodotto, e le persone sono il sottoprodotto.
Con l’AI succede lo stesso, ma peggio:
– Prodotto dichiarato: Aumentare la produttività
– Sottoprodotto reale: Deflazione strutturale
– Sottoprodotto del sottoprodotto: Un’economia dove tutto costa zero ma nessuno ha soldi per comprarlo
È la versione economica del paradosso del barbiere di Russell: in un mondo dove l’AI può fare tutto, chi paga l’AI per fare tutto?
L’Orizzonte degli Eventi (quello dopo il quale diventiamo tutti filosofi disoccupati)
Gli economisti parlano di un “orizzonte degli eventi” economico: il momento in cui l’AI sarà capace di progettare, costruire e replicarsi da sola.
Bellissimo. Poetico. Peccato che nessuno abbia pensato a una cosa: quando il costo marginale di produzione si avvicina a zero, anche il valore del denaro fa la stessa cosa. È come vincere alla lotteria in Zimbabwe durante l’iperinflazione: tecnicamente sei miliardario, praticamente non ti compri neanche un caffè.
La Proposta Folle (che poi folle non è)
Linda Gonzalez dell’Università di Miami spiega e suggerisce di tassare i consumi invece del reddito dice che “può contribuire a stabilizzare i livelli dei prezzi”.
Traduzione: siccome non possiamo tassare robot che non hanno un conto in banca, tassiamo gli umani che comprano le cose fatte dai robot. Geniale. È come dire “siccome il Titanic sta affondando, aumentiamo il prezzo dei salvagente”.
Ma aspettate, c’è di meglio: la proposta prevede un’imposta “dinamica” che si aggiusta in tempo reale. Se i prezzi scendono del 3%, l’IVA sale del 2%. È la versione fiscale del cruise control: mantieni la velocità costante mentre precipiti nel burrone.
Il Paradosso del Consumatore Quantico
nda: dopo blockchain adesso è impossibile scrivere un articolo senza citare Schrödinger
Eccoci al punto dolente: in un mondo di abbondanza artificiale, il consumatore diventa come il gatto di Schrödinger. È contemporaneamente:
– Ricco (tutto costa meno)
– Povero (non ha un lavoro)
– Vivo (consuma)
– Morto (economicamente)
Finché non apri il portafoglio, sei tutte queste cose insieme. Nel momento in cui lo apri, collassi in uno stato: broke.
L’Economia Parassita delle Emozioni (il vero prodotto sei tu che dubiti)
Sapete qual è la vera genialata? Non sono i dati. Sono gli spazi MEZI dati.
L’AI non legge quello che clicchi. Legge:
– I 3 secondi di esitazione prima del click
– Lo scroll nervoso quando cerchi qualcosa che non sai cosa sia
– Il movimento del mouse che tradisce l’indecisione
– La pausa di 0.7 secondi che significa “non sono convinto”
È l’economia del dubbio monetizzato. Ogni tua incertezza vale oro. È come se Pink Floyd avessero messo un tassametro sui silenzi di “Comfortably Numb” – non paghi per la musica, paghi per il vuoto tra le note.
Il Custom Bot: L’Abolizione del Consumatore
E ora arriva il colpo di grazia: i custom bot che faranno la spesa al posto tuo.
Seguite il ragionamento perverso:
– Fase 1: Amazon ti suggerisce cosa comprare (sei ancora tu che clicchi)
– Fase 2: L’AI prevede cosa comprerai (ma fingi ancora di decidere)
– Fase 3: Il bot compra per te (game over, sei ufficialmente inutile)
È il capitalismo che mangia se stesso: abbiamo creato consumatori artificiali per comprare prodotti artificiali in un’economia artificiale. L’unico elemento reale rimasto? Il tuo conto in banca che si svuota.
È come se i Kraftwerk avessero previsto tutto: “We are the robots” non era una canzone, era un business plan.
La TAC Emotiva in Tempo Reale
Mentre tu pensi di fare shopping, l’AI sta facendo una risonanza magnetica alle tue emozioni:
– Eccitazione = +5% di prezzo
– Ansia = prodotto rassicurante in cross-selling
– Noia = contenuto dopaminico immediato
– Frustrazione = sconto tattico per chiudere la vendita
Non è Big Brother che ti guarda. È Big Therapist che ti psicanalizza e ti manda il conto. Freud si sta rivoltando nella tomba, ma probabilmente anche lui avrebbe comprato il premium subscription. Ci infiliamo in un loop dove le macchine vendono a macchine e non più a persone. Un capolavoro distopico:
– Produttore: AI che ottimizza la produzione
– Marketing: AI che targetizza le emozioni
– Venditore: Bot che negozia il prezzo
– Compratore: Il tuo custom bot che “sa cosa ti serve”
– Tu: Il bancomat biologico che finanzia questa commedia
È l’autostrada economica dove tutte le auto sono a guida autonoma, ma qualcuno deve ancora pagare il pedaggio. Indovina chi?
I Beatles Avevano Ragione (come sempre)
“Can’t Buy Me Love” non era solo una canzone, era una profezia economica. In un mondo dove l’AI produce tutto, scopriamo che le uniche cose che contano sono quelle che non si possono produrre:
– Attenzione umana genuina
– Tempo vissuto
– Errori creativi
– Sofferenza che porta crescita
Ironico, no? Abbiamo costruito macchine perfette per scoprire che la perfezione non ha valore di mercato.
La Cadenza d’Inganno Finale
In musica, la cadenza d’inganno è quando sembri andare verso la risoluzione e invece… svolti altrove. L’economia dell’AI è una gigantesca cadenza d’inganno: promette l’abbondanza, consegna la deflazione. Promette tempo libero, consegna ansia esistenziale. Promette efficienza, consegna insignificanza.
La soluzione? Non è nell’imposta sui consumi (sorry, my dear Linda). Non è nel reddito universale. Non è neanche nel luddismo 2.0. La soluzione è accettare che abbiamo creato un sistema che funziona perfettamente per tutto tranne che per noi. È come aver costruito l’autostrada perfetta e poi scoprire che nessuno ha più bisogno di andare da nessuna parte.
Il Finale Rock
Summers dice che qualsiasi proposta di tassazione nazionale “deve fare i conti con l’opposizione politica sia della sinistra che della destra”.
Certo Larry, perché il problema è la politica. Non il fatto che stiamo cercando di applicare regole del XIX secolo a problemi del XXI secolo usando strumenti del XX secolo.
È come cercare di suonare gli Zeppelin con un ukulele: tecnicamente possibile, esistenzialmente sbagliato.
L’ingorgo fantasma dell’economia non si risolve accelerando o frenando. Si risolve uscendo dall’autostrada. Ma per farlo, dovremmo ammettere che la destinazione che avevamo in mente forse non esiste più.
E questa, amici miei, è la vera compressione: non dei prezzi, non dei salari, ma del senso stesso di cosa significhi “economia” in un mondo post-scarsità che finge ancora di essere scarso.
Come diceva Jerry Garcia: “Somebody has to do something, and it’s just incredibly pathetic that it has to be us.”
Ma hey, almeno i concerti erano gratis.
E mentre scrivo questo, da qualche parte un algoritmo sta calcolando quanto tempo hai impiegato a leggere ogni paragrafo, dove hai rallentato, dove hai riso, dove hai sospirato. Il vero ingorgo fantasma non è nel traffico o nell’economia. È nel fatto che mentre crediamo di consumare contenuti, sono i contenuti che consumano noi.
L’indecisione è il nuovo petrolio. Il dubbio è la nuova valuta. E noi siamo i pozzi che non sanno di essere trivellati.
















